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giovedì 13 agosto 2015

Solo l'Amore crea... quando l'assassinio di un frate diventa vita

"Solo l'Amore crea"; frase  di S. Massimiliano Kolbe che come motivo onnipresente ritorna spesso nella mente.
Frase bistrattata al punto che viene dimenticata, come le espressioni importanti ma ovvie. Eppure nella morte del Lager, l'Amore ha creato la vita ed il martirio. Due termini opposti ma i Cristo diventano sinonimi, il martirio è vita.
Bando ai storicismi, soffermiamoci un momento a pensare: dato che il nazismo non c'è più, come posso imitare S. Massimiliano Kolbe? Come posso essere uno spassionato amante di Cristo nel mio mondo?
Anche nel nostro mondo, l'amore crea, dove c'è solitudine l'amore crea, dove c'è depressione l'amore crea, dove c'è imperfezione l'amore crea, dove c'è distruzione (come a Rossano) l'amore crea, dove c'è ingiustizia l'amore crea, dove c'è rassegnazione l'amore crea, dove c'è ndrangheta l'amore crea, dove c'è sfiducia l'amore crea, dove c'è ecclesiasticismo l'amore crea, dove c'è disoccupazione l'amore crea, dove c'è rancore l'amore crea, dove manca la speranza l'amore crea.
Il nostro mondo è bisognoso di nuovi martiri, la nostra Europa, l'Italia, la nostra Calabria ha bisogno di nuovi martiri. Non di ecclesiastici che si assurgono a paradigmi di perfezione morale poveri di misericordia ma di uomini e donne disposti a creare la novità di Cristo in mezzo alla morte.
Questo era Kolbe, non un innalzatore di statuette dell'Immacolata ma un uomo capace di realizzare in sè quanto Cristo ha realizzato con la Pasqua: dalla Morte nasce la vita.
Nella nostra Calabria martoriata dalla ndrangheta e dalla rassegnazione, l'amore può creare spiragli di vita nuova.
Solo l'Amore crea!!!
fr. Rocco Predoti

martedì 7 luglio 2015

Storia di una vocazione... fr. Daniele si racconta

Ciao a tutti mi chiamo fra Daniele, ho 29 anni e vengo da Prato. E’ sempre difficile parlare della propria storia ma è anche emozionante perché sei chiamato a ricordare, a fare memoria di tante cose che mi portano al rendimento di grazie al Signore. Sì, perché come San Francesco scrive nel Testamento << il Signore mi dette, il Signore mi donò …>> anch’io non posso che ammettere che questa non è solo la mia storia ma la storia che Dio ha fatto con me. Diciamo subito che come molti altri non avrei mai pensato di farmi frate!

Dopo le superiori, nel 2005, avevo intrapreso gli studi in Giurisprudenza a Firenze, con l’intenzione di realizzarmi nell’ambito delle professioni legali, non immaginando mai che il buon Dio invece avesse da propormi la professione religiosa !Tutto è cominciato nel lontano 2004 quando con la mia famiglia ci trasferimmo dai miei nonni; ma non fu solo un cambiamento di casa: il buon Dio mi cambiò la vita! Da quel periodo, infatti, grazie soprattutto ad alcune nuove amicizie, con l’aiuto del Signore si risolsero alcune tensioni che mi portavo dagli anni dell’adolescenza. Anzi. Tante situazioni cominciarono a mutare in modo inaspettato nella mia vita e in senso molto positivo. Ricordo molto bene come, sebbene avessi smesso di frequentare la Chiesa dopo la Cresima, mi sia sentito portato ad attribuire al Signore tutto questo; e da ciò è nato un grande senso di gratitudine verso di Lui per quello che aveva fatto per me. Ed è con questo senso di riconoscenza e gratitudine che arriva il punto decisivo di questa storia: il Luglio del 2007 quando, all’interno di un campo estivo con i bambini della mia Parrocchia in cui ero presente come aiuto animatore, avvertii per la prima volta una sensazione particolare, alcuni pensieri “strani” che mi accompagnarono per tutti quei giorni e che mi portarono a rivolgere al mio parroco la classica domanda: "Don, scusa, come si fa a capire se uno ha la vocazione?”. Glielo chiesi molto ingenuamente come se si potesse rispondere a questa domanda con una battuta. Con lui entrai dunque in discernimento vocazionale, per comprendere se ciò che stavo cominciando a percepire fosse una qualche “chiamata particolare”. Ma il Signore, che ha un cammino per ciascuno, neppure un mese dopo mi portò ad Assisi dove conobbi per la prima volta i Frati Minori Conventuali, nell’ambito di un campo estivo per giovani organizzato dal Centro di Pastorale giovanile e vocazionale presso il Sacro Convento. Ironia del Signore: a Prato erano presenti sia i Frati Minori sia i Frati Minori Cappuccini ma non i Conventuali! 



L’incontro mi colpì molto e lasciò nel mio cuore una nuova, ulteriore inquietudine che mi spinse a conoscere i frati in Toscana per verificare se la mia fosse stata una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa. Nel 2008 decisi così, d’accordo con il mio parroco di terminare il mio discernimento in diocesi e di proseguirlo con i frati. Al termine del mio percorso universitario insieme ai frati prendemmo la decisione di fare il gran passo: un mese dopo la laurea nel 2010, entrai in Postulato a Osimo, presso il Santuario di San Giuseppe da Copertino. Nel 2012 assieme ai miei fratelli di Postulato ho iniziato l’anno di Noviziato presso il Sacro Convento di Assisi al termine del quale abbiamo emesso la nostra professione religiosa, consacrando la nostra vita alla sequela del Signore Gesù Cristo nella via tracciata da San Francesco. In questi anni il Signore mi ha donato la grazia di vivere vicino a lui; attraverso la formazione e la preghiera Francesco ha voluto aprirmi alcuni segreti del suo cuore: un cuore di “madre”, di fratello, un cuore di riconciliazione, di fede e di misericordia, bruciante d’amore e passione per Dio e per i fratelli, desideroso in ogni momento di discernere la volontà del Padre celeste. Oggi sono al secondo anno di studi in Filosofia e Teologia e che dire? Guardandomi indietro posso davvero vedere e cantare la Misericordia del Signore nella mia vita. Sempre dal Lui mi sono sentito guidato, accompagnato, amato, accettato anche quando io mi scoraggiavo e sempre più mi scoprivo infedele e peccatore. Tutto è stato dono su dono fino al grande dono della professione religiosa. Non posso fare altro che ringrazialo e chiederGli la grazia che la mia vita possa essere un grande “grazie”, facendo di essa un dono a Lui e ai fratelli.

E con le parole del serafico Padre Francesco: “Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio, che sei il sommo bene, tutto il bene, ogni bene, che solo sei buono, fa che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria, ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione, e tutti i beni. Fiat. Fiat. Amen”.

venerdì 26 giugno 2015

La gioia dei frati di ritrovarsi insieme... il Capitolo

Ieri sera si è concluso ad Amantea il Capitolo dei frati minori conventuali di Calabria.
Ma, che cos’è il Capitolo dei frati?
Il Capitolo è l’appuntamento che i frati francescani si danno periodicamente per raccontarsi l’un l’altro l’esperienza che fanno di Dio, le attività di annuncio del Vangelo e la loro vita fraterna.
Leggiamo il racconto della prima volta che i frati si ritrovarono dopo esser stati mandati due a due da frate Francesco: “san Francesco, desideroso di rivedere i suoi frati, pregò il Signore che si degnasse nella sua misericordia di riunirli presto. E tosto, si ritrovarono insieme e resero grazie a Dio. Prendendo il cibo insieme manifestano calorosamente la loro gioia nel rivedere il loro pastore.”
Ogni volta che i primi frati si incontravano “era una vera esplosione di gioia ed affetto spirituale. Ed erano casti abbracci, delicati sentimenti, dolci colloqui, parlare cortese.” (Vita prima di S. Francesco).
Anche oggi i frati continuano nel capitolo che può essere: Capitolo generale, si ritrovano i ministri provinciali di tutto il mondo; Capitolo provinciale, si ritrovano i frati di una provincia; Capitolo conventuali, si ritrovano i frati di un convento.
Nel Mese di Aprile e Giugno noi frati minori conventuali di Calabria ci siamo ritrovati ad Amantea per confrontarci sulla vita e programmare il cammino futuro da fare, ascoltando la voce dello Spirito.
Giorni pieni di gioia per aver rivisto frati dopo molto tempo, giorno intensi per poter fare discernimento su quale testimonianza dare in Calabria in questo tempo.
In questi giorno sono stati eletti i guardiani dei conventi in Calabria:
fr. Giorgio Tassone, guardiano del convento di Palmi;
fr. Paolo Sergi, guardiano del convento di Castrovillari;
fr. Nicola Coppoletta, guardiano del convento di Catanzaro;
fr. Ilario Scali, guardiano del convento di Catanzaro Lido;
fr. Francesco Celestino, guardiano del convento di Amantea;
Una bella scelta che abbiamo fatto è stata quella di far si che la Basilica dell’Immacolata di Catanzaro diventi un centro d’irradiazione della spiritualità mariana con lo stile di San Massimiliano Kolbe, santo delle scelte profetiche del nostro secolo.

Vi chiediamo di pregare per tutti noi affinchè possiamo portare nella Calabria la carezza di Dio con la nostra semplice ed efficace presenza.






fr. Rocco Predoti

martedì 16 giugno 2015

Promessa di gioia...prima Promessa Gi.fra di Catanzaro Lido


L’11 giugno 2015 presso la parrocchia Sacro Cuore in località Casciolino quattordici giovani appartenenti alla nuova fraternità di Catanzaro Lido ed ormai quasi tutti da un anno ‘’ammessi’’ alla Gioventù Francescana hanno realizzato il tanto atteso passo successivo attraverso il loro ‘’eccomi’’ pronunciato di fronte all’altare in presenza del celebrante,il sacerdote Pio e di un certo numero di fedeli recatisi li per assistere ed accompagnare con la preghiera questi ragazzi nell’importante rito,nell’importante scelta della ‘’promessa’’. Ecco i nomi dei giovani: Emilio Davì,Giuseppe Ieppariello,Miriam Scerbo,Rachele Sestito,Claudia Moltisanti,Silvia Mercurio,Marianna Greco,Caterina Zagari,Emanuele Rotundo,Giacinto Vellutini,Mimmy Squillaci,Rita Corsi,Francesco Corsi,Natalina Russo,Antonella Minniti,Martino Michela,il primo dei quali ha effettuato il rinnovo della promessa mentre gli ultimi due sono entrati a far parte a tutti gli effetti della fraternità attraverso il rito della conferma. Un giorno di sole,non soltanto perché all’esterno la luce era intensa ma anche perchè quello che brillava negli occhi e nel cuore pareva essere la premessa di quel si, magari non  vissuto precedentemente con consapevolezza ma che nel momento della chiamata ognuno di noi ha sentito intensamente,partendo dalle fasi di preparazione nelle quali ognuno ha fatto la sua parte, messo un po di se,facendo sentire la sua presenza e contribuendo a rendere ancora più solida quell’unità fraterna verso la quale protendiamo e del quale la promessa rappresenta solo un punto di partenza..ed il momento tanto atteso è finalmente arrivato,la scelta delle letture,la preparazione dell’offertorio,ed eccoci li, seduti tutti su due bancate ad attendere il richiamo,ma prima il sacerdote durante l’omelia ci ricorda la necessità di avere coraggio,di aprirci alla consapevolezza della nostra fragilità ma allo stesso tempo alla forza insita nella nostra fede,cosi da riuscire a superare le nostre paure,cosi da non aver timore di metterci in gioco..e si,lo stiamo facendo,ci stiamo mettendo in gioco,a piccoli passi,nelle difficoltà di ogni giorno ma consapevoli di esserci gli uni per gli altri.  Ed ecco che i nomi scorrono ad uno ad uno sotto la voce della presidente regionale Donatella e noi consapevoli della nostra responsabilità non manchiamo all’appuntamento ma disponendoci in fila davanti all’altare esprimiamo la nostra promessa,sottomettendoci a quel disegno d’amore in Cristo sulle orme di San Francesco e riconoscendoci come comunità di fede che ha “l’Eucarestia come centro,il Vangelo come guida,la Chiesa come Madre,i poveri e gli ultimi come fratelli”. Tanti sorrisi,qualche lacrima di gioia ma alla fine ce l’abbiamo fatta,ritorniamo ai nostri posti con in mano la nostra eredità e cioè ‘’il vangelo’’ed attendiamo la conclusione della celebrazione con il cuore ricolmo. Dopo qualche fotografia e qualche abbraccio la festa continua nella saletta accanto con un momento divertente  regalatoci dai nostri animatori gifrini Emilio e Giuseppe che con i loro video hanno pensato di rendere omaggio alla fraternità locale ed anche alla regionale descrivendo per cosi dire le peculiarità divertenti di ogni fratello e facendoci sentire parte integrante di qualcosa di veramente meraviglioso ed anche l’animatore fraterno OFS Alessandro non è stato da meno sfoderando la sua vena poetica in rima citando tutti i membri appartenenti alla fraternità; non dimentichiamoci infine la presenza di alcuni fratelli provenienti dalle fraternità di Bisignano e Castrovillari venuti ad assistere al nostro momento,che prosegue tra parole canzoni e buoni sapori non mancando il dolce ed il salato e chiudendo in bellezza tramite una torta dalla forma particolare,quel  tau segno di redenzione e della nostra appartenenza alla magnifica realtà della Gioventù Francescana.. ed è cosi che è andata la nostra “Promessa”,questa parola può significare tutto come può non significare niente,quello che conta è il senso profondo della scelta libera che volontariamente oggi ognuno di questi giovani ha compiuto con l’intenzione di impegnarsi,di rendersi parte attiva di qualcosa di più grande,qualcosa che in fin dei conti si rispecchia nel concetto stesso di “fraternità”. Vedere ogni fratello come un “dono” di Dio imparando a propria volta a donarsi gratuitamente..e siamo qui,a vivere un momento di gioia,ad inebriarci con il profumo dell’eternità ed allo stesso tempo con l’odore di quella terra,simbolo di umiltà sulla quale i piedi del nostro Serafico Padre hanno ricalcato le orme di Gesù,e cosi anche noi vogliamo metterci alla sua sequela e com’è scritto nel Vangelo “non portare nulla per il viaggio” nutrendoci del vero pane che è in grado di saziarci ed abbeverandoci alla vera fonte che è in grado di dissetarci.

                                                                                                                   
     Emanuele Rotundo

lunedì 1 giugno 2015

Dio ha un progetto: Riportarci a Casa!

Avere la Casa del padre come meta della vita. Quest'idea sembra rimanere in noi frati minori conventuali di Calabria dopo la morte improvvisa di Padre Adolfo Della Torre, da anni al servizio della Basilica dell' Immacolata di Catanzaro.
Un frate semplice e buono, pronto ad accogliere tutti con atteggiamento genuinamente francescano; un uomo molto umano, sopratutto.
A quanti chiedevano non negava mai nulla ed in fraternità era sempre pronto a dare il suo contributo di onesta verità, il tutto con molta carità. Alla carità di Cristo tendeva e dal suo Amore si  lasciato guidare da sempre, anche quando ha scelto di venire in Calabria per trasmettere la gioia della vita francescana.
Ora ci rimangono le parole dell'ultima omelia: "Dio ha un progetto: riportarci tutti a casa!". Ieri, festa della Trinità, Padre Adolfo è tornato a Casa, invitato a sedersi al banchetto dell'Amore, alla mensa dove siedono il Padre, il Figlio e lo Spirito occupa ora quel quarto posto eternamente preparato per ciscuno di noi. A noi, frati che lo abbiamo conosciuto sembrano riecheggiare le parole di San Francesco: "La mia parte l'ho fatta, la vostra la insegni Cristo".
Forti del suo esempio proseguiamo il cammino in letizia francescana.
fr. Rocco Predoti

sabato 30 maggio 2015

Diventare frate, alla scuola della Trinità!

Vuoi capire qualcosa della tua vocazione? Guarda la Trinità. Domani la Chiesa la presenta nella festa domenicale. La Trinità è una scuola di amore, sempre aperta, sempre in movimento. Vedere come il Padre ama il Figlio ci lascia a bocca aperta. Vedere come il Figlio si lascia amare ci fa capire quante cose possiamo fare se ci lasciamo amare e chiamare da Dio. L'Amore di Dio ama e chiama perchè ci vuole con sè, sempre in movimento verso di Lui. Ci chiama all'amore perchè Dio è amore. Dio ci vuole con sè perchè Lui non è solo ma la sua vita è una danza di amore tra Padre e Figlio e Spirito Santo e noi non possiamo stare fuori da questa danza. Se non rispondiamo all'invito alla festa dell'amore allora cerceremo a vuoto la felicità. Dio ci vuole felici e ci chiama ad essere felici con gli altri e con Lui. Non si può essere felici da soli. La Trinità allora diventa il Maestro Migliore per capire la propria vocazione. Solo guardando la Trinità posso chiedere: voglio diventare frate per amare? voglio diventare frate per accogliere l'amore che mi viene dato? voglio diventare frate per essere sempre in uscita verso gli altri? Voglio diventare frate per servire e non per essere riverito? Voglio diventare frate per amare come la Trinità, passando per la croce oppure per fare l'ecclesiastico? la Trinità non era ecclesiastica ma dalla Trinità nasce la Chiesa del servizio, degli ultimi, degli amati e di quelli che amano.
Se vuoi essere amato ed amare allora sei sulla buona strada per seguire Gesù nella famiglia di San Francesco.
fr. Rocco Predoti

giovedì 28 maggio 2015

Coraggio! Qualcuno ti chiama!

"Coraggio! Alzati, ti chiama!". Ci vuole coraggio, ne serve per ascoltare la voce di Gesù. Tante volte siamo talmente ciechi che diventiamo anche sordi. Non abbiamo il coraggio di ascoltare e di farci chiamare da Gesù. Lui ci chiama e desidera la nostra felicità ma noi siamo con gli occhi chiusi, aspettiamo un Gesù su misura. Lui ci chiama perchè ci ascolta, ascolta il nostro desiderio di felicità.
Prima di seguire Gesù dobbiamo fare una sola cosa: alzarci dalle nostre vite piatte, sempre le stesse, legati alle solite abitudini che girano e rigirano su se stesse. Seduti ai bordi della nostra vita veniamo scomodati dalla sua chiamata, da qualcuno che si avvicina a noi, ciechi come il cieco Bartimeo e ci grida: "Coraggio! Alzati, ti chiama!".
fr. Rocco Predoti

lunedì 18 maggio 2015

FESTIVAL FRANCESCANO. cantiamo la misericordia del Signore

Festival francescano
cantiamo la misericordia del Signore

Amantea, Convento "S. Bernardino" 
Domenica 21 giugno 2015


Cori Parrocchiali
Carissimi fratelli, anche quest’anno, noi Frati Minori Conventuali di Calabria desideriamo invitarvi a trascorrere con noi la Domenica, Pasqua della settimana, per lodare insieme il Signore che opera cose buone e belle in ognuno di noi.
Come ha scritto Sant’Agostino «chi canta, ama e prega due volte».
Vuole essere un tempo dedicato allo Spirito, che, come il Poverello di Assisi, ritrova nell’inno alle creature il senso profondo dell’incontro con il Creatore.
Il nostro incontro avrà un animatore speciale: Don Giosy Cento, che ci aiuterà a riflettere sul canto e la musica come strumenti per incontrare la misericordia di Dio

Vieni. Ti aspettiamo per cantare con noi.

Programma

Ore 9,00: Accoglienza
Ore10,00: Preghiera
Testimonianza di Don Giosy Cento
11,30: Esecuzione dei Canti francescani da parte dei partecipanti
Ore 13,30: Pranzo
Ore 15:00-16,00: Una condivisione
Ore 17,00: Celebrazione eucaristia

NB: Far pervenire la vostra decisione
                   tramite e-mail: frcelestino@tiscali.it
entro il 14 giugno con il titolo del canto che desiderate eseguire.

  fr. Francesco Celestino
                                                                                                                                     Custode                                                                                                                                           Provinciale

martedì 12 maggio 2015

Farrsi frate come Francesco - 6. essere sostegno

Essere sostegno per i deboli

Francesco si lascia trasformare da Gesù. Il Vangelo che ascolta lo sta modellando pian piano ora che è libero da tutto e da tutti. Così veste un nuovo abito a forma di croce, cinto di una corda, per dimostrare che vuole agire come Cristo Crocifisso, cioè regalando la sua vita a tutta l’umanità. Sente di volersi donare a tutti. Altri amici suoi, per primo fu Bernardo, vedono il suo cambiamento e la sua felicità ed allora vogliono stare con lui: sono i primi frati che si aggiungono a Francesco. Il Signore non lo lascia da solo ma gli dà dei fratelli con i quali vivere felicemente insieme. La gioia è una grande cosa da condividere. La gioia che Cristo ci dà può sorreggere la Chiesa e darci forza a seguirlo nella sua volontà. Così Giotto descrive il sogno di Innocenzo III che vide il piccolo Francesco sorreggere con le spalle la Chiesa che stava cadendo.
Anche se siamo piccoli, se sembra che possiamo fare poco, Gesù ha bisogno delle nostre spalle per sorreggere la Chiesa laddove sembra che più stia cadendo: dove c’è ingiustizia, malavita, mancanza di libertà, ignoranza, tristezza. In quei posti le nostre spalle possono essere un appoggio sicuro per tante persone che stanno cadendo, esattamente come la Chiesa dell’affresco.
Diventare frati significa questo: dire a Gesù il proprio “eccomi”, come Francesco, per essere sostegno per tanti che sono deboli.


fr. Rocco Predoti

lunedì 4 maggio 2015

Farsi frate come Francesco - 4


Và e ripara la mia casa

Continuiamo a scoprire la chiamata vocazionale del giovane Francesco. Ormai Gesù era entrato nel suo cuore e gli stava mettendo il desiderio di essere grande però ancora doveva mostrargli cosa dovesse fare. Era un po’ confuso Francesco ed inizia a fare diverse piccole esperienze che gli fanno intuire la bellezza di stare vicino ai poveri, agli ammalati e quanto povera fosse invece la ricca vita che stava conducendo.
Ascoltiamo il racconto: «Un giorno era uscito nella campagna per meditare. Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano che minacciava rovina, vecchia com’era, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare. Pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso si sentì invadere da una grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore, udì una voce scendere dalla croce: «Francesco và, e ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina».
Questo racconto lo vediamo qui spiegato dai pennelli di Giotto. Francesco entra in questa Chiesa in rovina e finalmente per la prima volta negli affreschi il giovane ha lo sguardo in alto. In questa Chiesa rovinata Francesco alza lo sguardo, non ha paura delle macerie ma guarda Gesù e Gesù guarda lui.
Francesco è chiamato ad aggiustare quella chiesa a rimboccarsi le maniche per aiutare le pietre più rovinate, cioè le persone più abbandonate, più povere.
Gesù grida il nome di Francesco e gli chiede di andare…
Anche tu che stai leggendo “và” senza pauraverso le persone più abbandonate, “và” con il coraggio dello Spirito, “và” pieno dell’Amore di Dio verso coloro che non sono voluti più da nessuno. Questa è la vocazione di ogni frate: andare verso tutti e riparare ciò che in ogni persona rischia di cadere.


Fr. Rocco Predoti

giovedì 30 aprile 2015

Perchè ti sei fatto frate?

Perchè ti sei fatto frate?
è la domanda che noi frati ci sentiamo rivolgerci quasi ogni giorno dalla gente che ci avvicina per strada, sul treno, in stazione. Perchè oggi un giovane sceglie di entrare in convento? Perchè questa controtendenza?
Certamente l'iniziativa è sempre di Dio. E' Lui che sceglie un ragazzo o una ragazza ed inizia a mettere nel cuore come un piccolo seme: il desiderio di Dio. Gesù si avvicina alla vita di qualcuno e gli dice: Segumi!!! Ma dove seguirlo? Come seguirlo?
Inizia una fase della vita che si chiama "Discernimento" e la persona chiamata si affida a delle persone che la sanno consigliare. Cosa buona è che sia il Parroco o un frate che abita vicino l'ambiente che si frequenta in modo che aiuti a capire dove il Signore sta chiamando; così ha fatto il giovane Francesco quando si è fatto spiegare dal suo Parroco alla Porziuncola il brano di Luca "Se vuoi essere perfetto và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Lc 18, 22).
Non avere paura!!! Lascia che Dio ti chiami e ti chieda di andare controcorrente, ti chieda di sfidare le scelte di luoghi comuni e prendere in mano la tua vita... Scegli in grande!!! Guarda in Alto!!!

domenica 26 aprile 2015

Frasi frate come Francesco - 2


Regalare qualcosa di sè
Il Giovane Francesco desiderava diventare un grande personaggio, compiere grandi opere. Francesco voleva diventare un cavaliere grande, nobile e famoso. Voleva essere come i grandi della storia, avere fama. Si chiedeva perché gli altri fossero famosi e lui no.
Mentre si impegnava a diventare un cavaliere famoso allo stesso tempo si accrogeva che altri accanto a lui erano tristi perché stavano fallendo nella loro vita. Francesco inizia a compiere dei strani gesti. Leggiamo cosa scriveva di lui Bonaventura nella biografia « Si procurò vestiti decorosi com’era sua abitudine. Una volta, incontrato un cavaliere, nobile ma povero e mal vestito, subito si spogliò e fece indossare i suoi vestiti all’altro. Così con un solo gesto, compì un duplice atto di pietà, poiché nascose la vergogna di un nobile cavaliere e alleviò la miseria di un povero».
Lui stesso scrive di sé nel suo Testamento: «mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro ed iniziai ad amarli».

Come scrive Papa Francesco, la vocazione è l’invito che Gesù fa ad ognuno di noi ad andare verso le persone che ci stanno accanto ed iniziare ad ascoltare la voce di Dio e la voce degli altri che chiedono al tuo cuore solo una cosa: Amore!!!

venerdì 24 aprile 2015

Farsi frate come Francesco d’Assisi - 1

La vita ti porta a fare un salto, una scelta decisiva per la tua felicità; ogni volta che scegliamo qualcosa lo facciamo per essere felici.
Ma puoi capitare che qualcun altro ti sceglie per la tua felicità. Di solito questo si chiama Amore. Nell’amore ci si sceglie per poter essere felici.
Anche Gesù sceglie tanti perché stiano con Lui. Gesù ti sceglie per la tua felicità e ti chiama. Ti fissa negli occhi della tua esistenza, ti chiama per nome e ti chiede se vuoi essere felice.
Gesù chiama nella tua vita, non in un luogo lontano ma lì dove tu vivi, nelle cose che tu fai: nella tua scuola, nella tua famiglia, nella tua università, nel tuo lavoro, con i tuoi amici.
Non servono requisiti particolari ma solo orecchio ad ascoltare questa voce nel cuore.

Tu, giovane, non hai nulla in meno o in più del giovane Francesco figlio di Pietro di Bernardone che vediamo qui passeggiare tranquillamente nella piazza centrale della città di Assisi con i suoi amici. Anche tu chissà quante domeniche pomeriggio esci a spassarti qualche ora con i tuoi amici. Esattamente come il giovane Francesco. Eppure da una semplice passeggiata, Giotto fa iniziare la sua avventura vocazionale. E se anche tu stai per essere chiamato all’avventura di una vocazione d’amore? Proprio mentre stai tranquillamente passeggiando o seduto al pub con la pinta di birra? Ascolta anche tu! Gesù chiama!
Ma cosa bisogna fare???

to be continued....

mercoledì 22 aprile 2015

Giornata Mondiale per le Vocazioni: Vocazione è un "esodo" da sè

 La vocazione è un "esodo" da sé
verso Dio e i poveri


 Cari fratelli e sorelle!
La quarta Domenica di Pasqua ci presenta l’icona del Buon Pastore che conosce le sue pecore, le chiama, le nutre e le conduce.
Alla radice di ogni vocazione cristiana c’è questo movimento fondamentale dell’esperienza di fede: credere vuol dire lasciare sé stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù Cristo; abbandonare come Abramo la propria terra mettendosi in cammino con fiducia, sapendo che Dio indicherà la strada verso la nuova terra. Questa “uscita” non è da intendersi come un disprezzo della propria vita, del proprio sentire, della propria umanità; al contrario, chi si mette in cammino alla sequela del Cristo trova la vita in abbondanza, mettendo tutto sé stesso a disposizione di Dio e del suo Regno. Dice Gesù: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19,29). Tutto ciò ha la sua radice profonda nell’amore. Infatti, la vocazione cristiana è anzitutto una chiamata d’amore che attrae e rimanda oltre sé stessi, decentra la persona, innesca «un esodo permanente dall’io chiuso in sé stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus Caritas est, 6).
Rispondere alla chiamata di Dio, dunque, è lasciare che Egli ci faccia uscire dalla nostra falsa stabilità per metterci in cammino verso Gesù Cristo, termine primo e ultimo della nostra vita e della nostra felicità.
Questa dinamica esodale, verso Dio e verso l’uomo, riempie la vita di gioia e di significato. Vorrei dirlo soprattutto ai più giovani che, anche per la loro età e per la visione del futuro che si spalanca davanti ai loro occhi, sanno essere disponibili e generosi. A volte le incognite e le preoccupazioni per il futuro e l’incertezza che intacca la quotidianità rischiano di paralizzare questi loro slanci, di frenare i loro sogni, fino al punto di pensare che non valga la pena impegnarsi e che il Dio della fede
cristiana limiti la loro libertà. Invece, cari giovani, non ci sia in voi la paura di uscire da voi stessi e di mettervi in cammino! Il Vangelo è la Parola che libera, trasforma e rende più bella la nostra vita. Quanto è bello lasciarsi sorprendere dalla chiamata di Dio, accogliere la sua Parola, mettere i passi della vostra esistenza sulle orme di Gesù, nell’adorazione del mistero divino e nella dedizione generosa agli altri! La vostra vita diventerà ogni giorno più ricca e più gioiosa!
La Vergine Maria, modello di ogni vocazione, non ha temuto di pronunciare il proprio “fiat” alla chiamata del Signore. Lei ci accompagna e ci guida. Con il coraggio generoso della fede, Maria ha cantato la gioia di uscire da sé stessa e affidare a Dio i suoi progetti di vita. A lei ci rivolgiamo per essere pienamente disponibili al disegno che Dio ha su ciascuno di noi; perché cresca in noi il desiderio di uscire e di andare, con sollecitudine, verso gli altri (cfr Lc 1,39). La Vergine Madre ci protegga e interceda per tutti noi.


Papa Francesco

lunedì 8 luglio 2013

Vocazione, come Francesco fidarsi di Dio

Non mi aggiungo ai fiumi di parole che in questi mesi passano sotto i nostri occhi sulla reazione alla proposta evangelica che Papa Francesco riporta dinanzi agli occhi del mondo.
Ma faccio un sorriso soddisfatto quando questo uomo si rivolge a noi, donne e uomini chiamati a seguire Cristo, e non c’è volta che non tocca qualcosa che a tanti di noi può far male.
E’ bello sentir parlare di coraggio evangelico con il coraggio evangelico; è bello sentir parlare di vocazione da chi incarna un vivere autenticamente la vocazione ed il mondo reagisce, applaude e ascolta lontano da populismi perché il mondo ha sete di autenticità, né di mezze parole o mezze misure, sete di uomini che incarnino la Parola, quella di Dio.
Mi domando perché si chiede autenticità a noi chiamati, perché il semplice indossare un abito o snocciolare pie litanie o l’ostentare una formale perfezione nell’esecuzione dei gesti sacri getti una brutta ombra sull’essere cristiano e si pone un tampone al compimento della Parola di Dio.
Non so dare risposte eccetto che per me stesso ma credo che il tutto debba essere cercato in quella scintilla che scoppia in noi generando il big-bang della sequela quando si dice “si” alla proposta di Cristo di seguirlo.
La vocazione è andare incontro all’amore, più si ama e più c’è slancio; più si va avanti e più si ama. Non si può partire con un bagaglio di “se – ma – forse – però – fino a quando….”, Cristo non ci chiama per avere un abito religioso o per avere una sicurezza, Cristo non ci chiama per fare un mestiere o una pia recita a lungo termine.
Cristo ci vuole uomini, non del breve termine, ma per sempre. Noi cadiamo e lui ci rialza, noi cadiamo e ci rialza, un dinamismo che si prolunga fino alla morte ma ci vuole per sempre.
Non un’esperienza religiosa ma vita cristiana, vita dove si avverta la stanchezza, la delusione, la sfiducia ed in ciò gli apostoli del sabato santo sono maestri compreso Francesco che arranca sulle cime della Verna al colmo della delusione. Vita cristiana, vita di sequela con la nostra umanità, e uomini coraggiosi nel quotidiano chiede Cristo, uomini dell’oggi e non spauracchi che rannicchiati negli angolini rimurginano passati rimorsi e future paure. Uomini che, come dalle vetrate istoriate di storia della salvezza nell’aula della Basilica di Assisi, siano illuminati dalla luce che la storia sa dare sul proprio cammino.
Vocazione confidare nell’azione che Dio compie in ognuno di noi, nelle grandi cose che fa con le piccole cose che noi promettiamo.
Il popolo di Dio comprende queste cose, noi spesso annacquiamo e le dimentichiamo. Ma lo Spirito ha soffiato ed ora c’è un nuovo uomo che offre la sua spalla per sorreggere la Chiesa, la forza di Pietro con l’esempio di Francesco. Il mondo ne è contento, la Chiesa gioisce, perciò apriamo con coraggio il nostro cuore alla voce di Cristo: “Vieni e seguimi”.



fr. Rocco Predoti

lunedì 13 maggio 2013

Festival della Canzone Francescana... l' in-canto nella Preghiera


Dalle stoffe alle pietre



Leggendo il libro di Elvio Lunghi “Le pietre di Francesco”, venivo spinto a riflettere su un primo spostamento dell’oggetto d’interesse del giovane Francesco.
Se ,per soddisfare la cura di se stesso ricercava stoffe pregiate e colorate, per soddisfare l’invito di Cristo ricerca poi, nella valle assisana, le pietre.
Mi viene da pensare alla diversa consistenza tra le due categorie di oggetti: stoffe e pietre; stoffe per il proprio corpo sostituite da pietre per la Chiesa di Cristo.
Questo cambiamento di consistenza nell’oggetto di ricerca si ripercuote nell’esistenza di Francesco; dal vivere leggero, soffice e colorato all’esistenza dura, forte, massiccia e consistente.
Un passaggio per nulla semplice ma che ha il sapore della decisione di chi è stato affascinato e sedotto dall’Amore di Cristo.
Francesco ben comprende che la risposta a questa chiamata è “stringersi a Cristo pietra viva”(1 Pt 2,4)  per diventare pietre vive destinate alla costruzione dell’edificio spirituale quale è la Chiesa.
Francesco ripara la Chiesa non più acquistando pietre ma rendendosi lui pietra viva, pietra dinamica disposta a lasciarsi lavorare, abbellire, decorare per rendere bello il Corpo ecclesiale di Cristo.
Dalla stoffa alla pietra è la risposta a Cristo che chiama, è la prima risposta vocazionale, il primo segno di concretezza alla chiamata che entra nella vita.
Lasciare la ricerca di comodità, abbellimenti, cose leggere per una vita più solida, che poggia i piedi sulla pietra che è Cristo e diventare noi stessi pietra.
Cristo chiama uomini e li plasma per renderli più uomini, per renderli pietre sulle quali poggiare la sua Chiesa.
Il mondo, è stanco di uomini delicati e leggeri, attende questi uomini roccia, questo esercito di pietre con un cuore di carne, sui quali poter poggiare la loro fiducia, dei quali essere sicuri che siamo un riflesso dell’Amore amorevole di Dio.
Rispondere alla chiamata si può, anzi si deve…. Una storia di amore tra Dio e l’umanità.
Francesco l’aveva capito scrivendo: “Il Signore mi diede…. “
fr. Rocco Predoti

venerdì 29 marzo 2013

Vocazione: cammino in compagnia


“Andate e portate a tutti l’annuncio del Cristo Risorto! Alleluja!”


Questo invito è dato dal celebrante alla fine della celebrazione pasquale, quando il cammino quaresimale è terminato dinanzi alla tomba vuota, quando lo stupore dell’annuncio esplode all’incontro con il Risorto.
Qui inizia il cammino, ma diverso, si cambia direzione come i discepoli di Emmaus; se la quaresima ci ha fatto vagare nel deserto, ora si torna a casa ma con il cuore cambiato, con occhi nuovi che sanno vedere il Risorto, uno sguardo trasfigurato che fa vedere la bellezza in un volto sfigurato, la speranza nel buio della sofferenza.
È nel deserto che Dio ci porta per amarci, è il luogo dove Dio si apparta con il cuore dell’uomo, è il luogo del silenzio dove si parla con i sussurri, si parla il linguaggio degli amanti.
La storia della salvezza passa per il deserto ma non è la sede stabilita, la meta è sempre la terra promessa, la speranza deve sempre portare all’amore.
Non c’è storia vocazionale che non sperimenti il deserto grande e spaventoso, così lo descrive l’autore del deuteronomio al capitolo 8. Vi abitano le bestie della solitudine, dello sconforto, della paura, dell’insicurezza; si diventa fragili, paurosi, come Elia si perde anche la speranza (1 Re 19, 3-5) ma quando tutto sembra inconcludente, vano, insensato, terminato, Dio offre quel minimo di forza perché si attraversi il deserto.
La vocazione si svela cosi progetto di d’amore ma di Dio al quale il chiamato offre la propria disponibilità, ma che guida è Dio e quando l’uomo si appropria del progetto di Dio i risultati sono non diversi da quelli del re Saul, vittima dei suoi stessi capricci.
Ma Dio non abbandona il proprio chiamato, colui sul quale ha posto il suo sguardo, si rivela a lui come amore nell’amore, ama e si fa amare, lo conduce sulla terra promessa.
Si fa compagno di cammino e si rivela nel più grande atto d’amore: lo spezzare il pane, il dono di se stesso.
Un dono che si apre nel momento in cui il discepolo va fuori e cammina, cammina e annuncia.
Da quella tavola di Emmaus è iniziato un movimento che tuttora continua, ogni volta che si annuncia quell’incontro si fa parte di quel movimento quando l’amore si è rivelato frutto della speranza.
Pellegrini e forestieri” voleva frate Francesco i suoi frati, così lo siamo realmente.
Compagni di cammino di tanti. Quanti si accostano durante il cammino, la strada diventa un bene comune per due, tratti in cui si condivide di tutto, ci si ripara insieme dai pericoli, dalle intemperie, le stesse attese e stesse confidenze, si diventa custodi di quel compagno; un corpo solo che cammina in due persone.
Si attua la promessa fatta al momento di partire: “chi avrà lasciato… riceverà cento volte tanto in questa vita”… si lasciano amici e se incontrano di nuovi, si lasciano case e fratelli e tante sono le case dove si viene accolti.
Ma il cammino ha una direzione, le mete sono diverse, il bivio che porta in direzioni diverse, le direzioni della vita, un cammino che non si impoverisce ma si arricchisce, diventa doppio, un annuncio di Pasqua che si moltiplica. Non si cammina più insieme ma c’è la gioia che ognuno percorre la strada della propria vita.
Uomini con le scarpe consumate, questi i frati che voleva Francesco, disposti ad accogliere e farsi accogliere, lasciare e farsi lasciare. Viandanti per il Risorto e non contemplatori di una tomba vuota lasciando che i perché fermentino in dubbi dalle risposte negative.
Il frate, disposto ad abbracciare e farsi abbracciare lungo il cammino, capace di sguardo intimo con chiunque condivida il cammino, ma uno sguardo sempre gettato in avanti, sul futuro. Uomini di speranza e non di rimpianti. Uomini di sguardo amorevole e non di critica, uomini semplici e non complicati. Uomini e non finti angeli, fragili ma forti, deboli ma fedeli. Uomini che andando, in questo mondo dalla speranza quotidianamente rubata annuncino con la propria carne: Cristo è Risorto… Abbiate speranza !!!
fr. Rocco Predoti



lunedì 17 settembre 2012

Diventare frate unito a Cristo: le stimmate di Frate Francesco


Era lì, Francesco, su quel monte lontano da tutto e da tutti, andato per incontrare se stesso e il suo Dio, l’Amore tanto forte e vivo che lo chiamava ed ora sembrava lontano ma lui sapeva che c’era, era vicino eppur silenzioso.
Su quel monte non ha tardato a farsi sentire, era uomo crocifisso, lo stesso presente a S. Damiano era ancora lì, ardente facendo andar il ricordo al roveto del Sinai, contagiò Francesco del suo ardere provocando in lui un’infinita gioia e dolore che partivano dal cuore e lo facevano dilatare.
Dei raggi dalle mani, dai piedi, dal costato del Crocifisso per poi diventare segni sulle mani, sui piedi e sul costato ma di Francesco, lui un nuovo Crocifisso assumendo di Cristo quell’identità che dal primo istante si era premesso e sforzato di seguire senza mezzi termini ne compromessi, lottando a mani nude con la burocrazia ecclesiastica appesantita dalle troppe logiche umane ma innamorato pur sempre dalla sposa nata dal costato di Cristo, la Chiesa.
Il costato di Francesco sanguina, tra tentativi di nasconderlo da parte sua e di scrutarlo da parte dei frati, un mistero che attende di essere svelato anche questo dinanzi al quale il dubbio, ragionevolmente,  stende le mani con le proprie richieste.
Ma coloro che vissero insieme a frate Francesco in quelle ferite hanno trovato una risposta per le loro domande, nella carne di Francesco il perché soprannaturale diventava certezza fisica, stava raggiungendo la meta promessa da Cristo in quelle parole di Vangelo che erano divenute il fondamento della Vita di Francesco e dei Frati Minori: “Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Ed il miracolo di giovani che seguono Cristo sull’esempio del figlio del mercante assisano si ripete da otto secoli fino ad oggi, 14 giovani provenienti dall’Italia e dal resto dell’Europa davanti la Tomba del Poverello hanno indossato l’abito francescano iniziando così l’anno di Noviziato nella famiglia dei Frati Minori Conventuali.
Guardare negli occhi di questi giovani, rivedevo l’emozione mia di 2 anni fa, il dubbio del futuro sposato alla certezza della fiducia in Colui che chiama e porta la sua novità di vita in quella di tutti questi ragazzi.
Stanno osando questi giovani nel regalare la propria vita mettendola a disposizione di Cristo e della sua Chiesa, portano la loro freschezza giovanile mista ad entusiasmo cercando le risposte esistenziali nella proposta di vita offerta a loro da Frate Francesco.
Da parte di tutti noi una preghiera perché siano operai nuovi, perché spalanchino le finestre dell’Ordine e della Chiesa ad una maggiore azione dello Spirito, permettendogli di entrare “come un vento impetuoso” e posarsi su ogni uomo e donna realizzando l’anelito di Francesco di vedere unita a Dio tutta l’umanità.

fr. Rocco Predoti

giovedì 6 settembre 2012

Una proposta vocazionale dinanzi al fallimento.


Colgo subito l’immagine che il Vangelo di oggi (Lc 5, 1-11) mi dipinge innanzi agli occhi, l’immagine cruda ed esigente di attenzione di una folla che fa ressa attorno a Gesù con il suo vociare, il suo spingersi, il suo desiderio di trovare nello sconosciuto Nazareno colui che avrebbe risolto i problemi di ognuno.
Gesù non si lascia travolgere e guarda delle barche ormeggiate, chiara traccia del fallimento di pescatori avviliti che erano scesi dalle loro barche, avevano perso la speranza di vedere ricompensate le loro fatiche e lavavano le reti.
Un viso solcato dalla rassegnazione quello dei pescatori non diverso da quello di tanti uomini e donne che “scendono” dal proprio lavoro, delusi da tutto ciò che dava speranza e si è risolto con una manciata di fumo.
Fallimento, prima che degli assetti economici ed industriali, della persona umana che non ha il coraggio di guardare in faccia i propri figli avendo perso la certezza del futuro; la persona umana non può vivere senza futuro ma non può nemmeno basarsi soltanto sulla certezza economica.
Abbiamo bisogno di altro, abbiamo bisogno di puntare in alto, di affinare l’orecchio alla voce di chi chiama nel silenzio e si fa conoscere nell’incomprensibile, e Cristo chiama Pietro a salire sulla barca per poi manifestarsi con un gesto eclatante che lui è capace di ridare speranza nel cuore di un pescatore finito, la notte si pesca che doveva essere terminata si era appena aperta ma non terminava in una rete colma di pesci, Gesù calca la mano e va oltre: “sarai pescatore di uomini”.
Tocca a Pietro accettare il gioco, fidarsi di un invito misterioso e seguire il Maestro per continuare a riempirsi di stupore, così riporta la barca alla stessa sponda da cui l’aveva ripresa, però adesso ormeggia la barca con un cuore nuovo, con il desiderio di Cristo, con il passo volto verso l’ignoto e Pietro va dietro il Maestro.
Pescatori “attenti” di uomini oserei dire, noi che il Maestro ci ha chiamati e continua a chiamarci ogni giorno, attenti alle persone che siedono stanche e deluse a lavare le reti del ricordo di un lavoro, della possibilità di ricominciare una vita, di politici che navigano in acque lontane da quelle dei comuni mortali.
Ricordiamoci tutti della nostra chiamata “urgente” ad andare a pescare uomini quasi affondati, diamoci da fare per usare reti nuove per evitare il rischio che le vecchie reti quasi logorate lascino andare via tante persone che avrebbero il desiderio di essere pescate, di avere una parola di conforto in questo labirinto di proposte di felicità.
Lasciamoci chiamare, alleggeriamo il nostro cuore e la nostra mente a Cristo, lasciamolo operare tra le nostre vie con le nostre braccia, con le nostre gambe, con le nostre menti.
Lasciamo le nostre barche, il nostro tutto e seguiamolo sulla strada che porterà ad amare.

Fr. Rocco Predoti