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martedì 10 novembre 2015

Farsi frate...in Calabria si può???

Farsi frate in Calabria...
Ebbene si, anche in Calabria la vita francescana è viva ed effervescente. Anche nelle strade di Calabria i francescani sono sparsi per portare a tutti l'annuncio del Vangelo con la gioia e letizia francescana.
Ma è possibile diventare frate in Calabria? Certamente!!! La vocazione alla vita francescana è ancora viva e giovane. Tanti sono i giovani che si interrogano: qual'è la mia vocazione? Dove è diretta la mia vita? cosa devo fare nella mia vita? il Signore mi chiama? 
Anche tu che leggi ti chiedi: qual'è il progetto che Dio ha su di me? Certamente è quello della tua felicità. Per capirlo è bene mettersi in ascolto della sua Parola e della sua voce.
Ascolta caro giovane nelle tue giornate, ascolta nelle tue occasioni, ascolta quando percorri le tue strade, ascolta quando ascolti un'infinità di proposte, ascolta quando parli, ascolta quando sei triste, ascolta quando sei felice, ascolta chi ti parla, ascolta le situazioni che ti accadono perchè lì Dio sta stendendo il tappeto rosso sul quale percorri la tua vita.
Come il giovane Francesco d'Assisi che ha incasellato tutti i piccoli ascolti della sua vita ed ha risposto a pieni polmoni: Eccomi!.
Lui che si è visto condotto attraverso una serie di piccole occasioni verso la sequela di Cristo.
Lui che non ha esitato a dire a piena voce: voglio essere felice con Gesù perchè Lui è la mia gioia.
Così iniziò a cantare: Laudato Sii !!!
Non essere esitante... contattaci per parlarne dei segni che Dio lascia sulla tua via...
ad Amantea noi francescani ti aspettiamo per ascoltare il progetto di felicità che Dio sta pensando per te.
fr. Rocco Predoti

mercoledì 10 giugno 2015

Rotta vocazionale... Orientamento ad Assisi!!!



Ad Assisi si sta preparando un appuntamento pensato per Te che ti stai interrogando su cosa devi fare nella vita!
Se ti serve una bussola che orienti la rotta della tua vita verso una meta di felicità seguendo Gesù allora questa settimana sui luoghi di san Francesco è fatta per Te!
Se ti chiedi dove e come Gesù vuole che lo segui, se vuoi conoscere meglio la vita dei frati francescani o se vuoi approfondire la tua chiamata...
dal 17 al 22 Agosto ad Assisi ti aspettiamo per una settimana di orientamento vocazionale!!!
Ci saranno momenti di preghiera, meditazione e pellegrinaggi sui posti che hanno visto nascere e crescere la vocazione di San Francesco e Santa Chiara.
Diversi frati sono pronti ad accoglierti, ascoltarti e guidarti per realizzare il progetto che Dio ha pensato per te.
In attesa del programma definitivo puoi farci un pensiero su per una settimana di metàgosto "alternativa".
Metti in gioco il tuo cuore, come Francesco d'Assisi !!!
Per contattarci ed info puoi scrivere a: fr. Rocco: francescanicalabria@gmail.com.

giovedì 7 maggio 2015

I frati Minori Conventuali in Calabria

Dove siamo noi frati in Calabria?
I frati francescani in Calabria hanno una storia antichissima che risale allo stesso San Francesco quando nel Capitolo del 1221 (Il Capitolo è un raduno di tutti i frati che si fa periodicamente) da Assisi inviò frati perchè facessero conosce la famiglia francescana in tutta l'Italia.
Furono cinque i frati inviati ed uno di questi fr. Pietro Catin fu inviato in Calabria.
Attualmente la nostra famiglia francescana è presente in cinque punti della Calabria. A Castrovillari (Cs), ad Amantea (Cs), a Catanzaro, a Catanzaro lido ed a Palmi (Cs).

Cosa facciamo?
La vita dei frati ha un obiettivo principale: rendere lode a Dio per ciò che lui opera in noi. S. Francesco apre la sua Regola con le parole: "La vita dei frati minori è questa, osservare il Santo Vangelo". Questo i frati lo viviamo in fraternità, infatti la vita si svolge sempre insieme ad una fraternità, si vive insieme, si prega insieme e si lavora insieme.
Al mattino si inizia sempre con la preghiera mattutina per poi iniziare ognuno il proprio lavoro, che gran parte si svolge con la gente del posto. Incontri, direzione spirituale, assistenza agli ammalati, catechesi, confessioni, celebrazioni liturgiche.

Perchè io no?
S. Agostino dinanzi alle vite dei santi si chiedeva: "Perchè io no?". Stessa cosa fece S. Antonio di Padova quando vide i corpi dei frati che avevano dato la vita per Cristo in marocco. Si chiese: "Perchè io no?" e si mise a bussare alla porta dei frati a Coimbra e divenne il frate francescano più famoso.
In Calabria noi frati lavoriamo tanto ed il lavoro è molto grande, ma tutto questo lo facciamo con semplicità e quel pizzico di letizia che non guasta mai. Ogni mattina ci rimbocchiamo le maniche per stare con Cristo in mezzo alla gente. e Tu? Forse il Signore sta chiamando anche te come Antonio da Padova e come tutti noi, gente normale ma frati con S. Francesco. Ascolta la tua sete di autenticità perchè Cristo non toglie nulla ma dona tutto.


martedì 5 maggio 2015

Diventare frate.... in Calabria. Si può???

Diventare frate.... cosa fare???

Questa domanda è spesso rivolta, l'abbiamo rivolta noi frati quando abbiamo iniziato il cammino, un gran bel cammino fino a diventare frati e poi vivere da fratelli nella fraternità fatta dallo stesso San Francesco d'Assisi.
Per diventare frate francescano non servono requisiti particolari o titoli di studio ma serve un cuore che si lasci toccare e chiamare da Gesù.
Un cuore buono innanzitutto, Che sappia riconoscere che attorno a sè ci sono persone da volere bene ed attraverso questa passione per gli altri Gesù ti chiama. Francesco è stato chiamato da Gesù quando si è accorto che attorno a sè c'erano dei poveri.
In Calabria i poveri sono tanti e le povertà sono tantissime e lì Gesù passa e chiama. Nelle nostre strade sono tanti gli emarginati, le vittime di ingiustizia, i disoccupati, i bambini senza educazione reclutati dalla ndrangheta. Perciò tanti come Francesco possono dire a Gesù: "Eccomi, manda me"!!! Curare e fasciare le ferite e riparare la sua casa che in ogni epoca ha le sue ferite.

Noi Frati Minori Conventuali accogliamo quanti desiderano ascoltare meglio la chiamata del Signore. Siamo pronti ad ascoltare e guardare insieme la chiamata che Gesù ha posto nel tuo cuore.
Nel Convento di Amantea troverai frati che vivono in semplicità la vita francescana ed offrono il cuore e le braccia alla gente per raccontare quanto è bella la vita con Gesù.

Se vuoi scriverci ecco la mail: francescanicalabria@gmail.com.



lunedì 4 maggio 2015

Farsi frate come Francesco - 4


Và e ripara la mia casa

Continuiamo a scoprire la chiamata vocazionale del giovane Francesco. Ormai Gesù era entrato nel suo cuore e gli stava mettendo il desiderio di essere grande però ancora doveva mostrargli cosa dovesse fare. Era un po’ confuso Francesco ed inizia a fare diverse piccole esperienze che gli fanno intuire la bellezza di stare vicino ai poveri, agli ammalati e quanto povera fosse invece la ricca vita che stava conducendo.
Ascoltiamo il racconto: «Un giorno era uscito nella campagna per meditare. Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano che minacciava rovina, vecchia com’era, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare. Pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso si sentì invadere da una grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore, udì una voce scendere dalla croce: «Francesco và, e ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina».
Questo racconto lo vediamo qui spiegato dai pennelli di Giotto. Francesco entra in questa Chiesa in rovina e finalmente per la prima volta negli affreschi il giovane ha lo sguardo in alto. In questa Chiesa rovinata Francesco alza lo sguardo, non ha paura delle macerie ma guarda Gesù e Gesù guarda lui.
Francesco è chiamato ad aggiustare quella chiesa a rimboccarsi le maniche per aiutare le pietre più rovinate, cioè le persone più abbandonate, più povere.
Gesù grida il nome di Francesco e gli chiede di andare…
Anche tu che stai leggendo “và” senza pauraverso le persone più abbandonate, “và” con il coraggio dello Spirito, “và” pieno dell’Amore di Dio verso coloro che non sono voluti più da nessuno. Questa è la vocazione di ogni frate: andare verso tutti e riparare ciò che in ogni persona rischia di cadere.


Fr. Rocco Predoti

martedì 28 aprile 2015

Farsi frate come Francesco d'Assisi - 3

Ascoltare la voce di Dio nel cuore

«La notte, mentre dormiva, la Bontà di Dio gli fece vedere un palazzo grande e bello, pieno di armi contrassegnate con la croce di Cristo, per dimostrargli in forma visiva come la misericordia da lui usata verso il cavaliere povero per amore del Sommo Re, stava per essere ricambiata con una ricompensa impareggiabile».
Avevamo lasciato Francesco mentre donava il suo mantello ad un cavaliere, aveva capito che dare qualcosa di sé a chi gli stava accanto valeva molto per la sua vita e Dio voleva ricompensarlo. Gli fa vedere un palazzo pieno di armi. Il sogno della sua vita sta per realizzarsi. Ascoltiamo cosa risponde, proprio come te: «Domandò a chi appartenessero quelle armi e una voce dal cielo gli assicurò che erano sue tutte sue e dei suoi cavalieri.»

Il giovane Francesco non capisce subito questo messaggio e pensa fosse un incoraggiamento a seguire il suo ideale insieme ai suoi amici. Ma Gesù stava lavorando dentro di lui, pian piano e quel sogno si rivelerà più avanti…..
TO BE CONTINUED...

martedì 17 aprile 2012

Vieni e seguimi…la Bellezza dell’Amore.


Mi presento, sono fr. Rocco Predoti, ho 27 anni e provengo da Cittanova in provincia di Reggio Calabria, tuttora sono in formazione nel convento “Franciscanum” ad Assisi dove ho fatto la professione dei voti lo scorso Settembre.
Spesso continuo a chiedermi: Perché ho fatto la professione dei voti? una domanda che non guarda ad una scelta fatta in un momento ma che si proietta verso il futuro; forse rende meglio cosi: perché scelgo ogni giorno di vivere la vita dei frati secondo lo stile di Frate Francesco?
Più cerco le risposte e più comprendo come la scelta non sia io a farla, quanto Colui che sceglie, io semmai accetto di farmi scegliere.
Così, mi son sempre chiesto perché ha scelto me, perché tra tanti e numerosi giovani ha voluto proprio a me fare la sua Proposta d’ Amore.
Guardandomi non posso dire che Dio chiama e sceglie e più bravi  e valorosi ma ama e basta ed ho potuto sentire il suo sguardo posarsi sulla mia vita, uno sguardo di innamorato, di quelli che bruciano a sentirli addosso e ti fanno bruciare dentro.
Si, l’Amore non lascia impassibili ne freddi, l’Amore provoca e fa reagire e Dio quando ama si fa sentire, in particolar modo quando chiama a vivere con Lui.
L’ho sentito avvicinarsi nella mia vita, proprio nel momento in cui, come i discepoli di Emmaus, me ne tornavo deluso, alla mia vita e lì si è fatto mio compagno di cammino,  giovane in cammino ed in ricerca di una verità che avesse il valore della mia vita.
Ricercavo il senso più alto della mia vita, più che qualcosa, qualcuno a cui potermi dare in modo totale, un ideale di quelli per i quali daresti tutto di te, che non tramontano o deludono e quindi avevo il mio studio, il mio amore.
Così Cristo mi si è fatto compagno di vita, lo ha fatto con una sua Parola, piccola ma gigante: “ trovato il tesoro nel campo vendette tutto per comprare quel campo”.
Ed è così che, insieme ai miei cari amici della parrocchia “S. Girolamo”, veniamo ad Assisi diretti all’Agorà di Loreto nel 2007 e qui, Cristo si è fatto più vicino, facendomi intravedere un modo per comprare il suo campo: La scelta di Francesco.
Ritornavano in quei mesi un tam tam di pensieri perché dinanzi alla proposta di Dio non si può restare impassibili o fare i conti: dinanzi all’Amore non si fanno conti.
Un solo conto ho fatto: mi sono affidato alla direzione del mio padre spirituale e così ho fatto qualche esperienza di vita fraterna.
In quella vita Cristo mi si è fatto sempre più vicino, così vicino da innamorarmi di Lui e lo dico, anche se può apparire un’assurdità ma vivendo in fraternità mi sono innamorato sempre più di Lui.
Non posso non parlare di Amore quando parlo della mia storia vocazionale, perché amandomi Dio mi ha chiamato ed amandolo ho risposto; con la sola differenza che il suo Amore è infinito e forte mentre il mio è debole quanto debole può essere un uomo ma è questo che più mi da gioia perché l’Amore di Dio nulla esige se non permetterlo di amarmi.
Nel suo Amore ho trovato il mio tesoro, quanto di più bello possa esserci e per averlo ho venduto tutto ciò che di bello avevo, non perché fosse brutto ma perché Dio è Bellezza, una Bellezza per la quale Francesco ha eseguito quanto Dio gli rivelava lasciandosi affascinare da questo passo del vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’ e vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni e seguimi
». Ho lasciato gli affetti per seguire l’Amore, per lasciarmi andare nel buio del mistero sorretto dalla fiducia in dio che cadrò tra le sue mani; quest’esempio mi ha fatto il mio parroco prima di partire per il convento. Lasciarmi andare all’Amore di Dio libero e leggero come Francesco per le vie d’Assisi anch’io per le vie di quell’angolo di Calabria dove la libertà è un grande desiderio ed il cammino troppo spesso è appesantito da troppi pesi  che non impediscono a me e tanti giovani di sognare un presente ed un futuro migliori per tutti.
Ho lasciato la mia terra per seguire questo progetto di Dio che mi ha portato sin qui a vivere ad Assisi e qui formarmi per poi ritornare tra la mia gente, con la quale ho vissuto e condiviso la mia storia ed in questa storia Dio è sceso per incontrarmi e chiamarmi a seguirlo.
La novità della mia vita sta nel fatto che Dio non mi ha deluso nelle sue promesse mettendomi dinanzi agli occhi molte più cose di quante ne abbia potuto lasciare per seguirlo, perché è vero che “Cristo non toglie nulla ma dona tutto”, diciamo che sto ben comprendendo la sfida di una chiamata all’Amore eterno in mondo dove tutto attorno sembra durare il tempo di un soffio. E’ un continuo andare contro corrente, me ne rendo conto, ma seguire Cristo secondo lo stile fraterno di S. Francesco non mi permette mai di essere da solo perché avere accanto dei fratelli mi porta a crescere sempre più e cogliere l’Amore di Dio per mezzo dei tanti piccoli gesti quotidiani che mi fanno sentire sempre amato.
Non mi stancherò mai di vivere dell’Amore di Dio, Lui che ha preso la mia vita e la sta trasformando e come frate Francesco posso dire: “Il Signore mi diede”.
Il Signore da e non mi fa mai restare nel buio della notte, mai sconfitto dalla vita, ma mi da la capacità di testimoniarlo secondo le mie possibilità e raccontarlo alle tante persone che incontro, ai tanti sguardi che incontro e vedo assetati di Dio, in particolare i giovani, usati da tutti e da tutti dimenticati, assetati di verità.
 A loro posso raccontare la mia Verità: ho trovato l’Amore, nella bellezza della mia terra, della mia storia: Tu sei Bellezza.

                                                                                                                                        fr. Rocco Predoti

lunedì 19 marzo 2012

Viva il Papà, vocazione all'Amore


Bella e dolce, infantile quanto adulta la festa che, oggi, ci ricorda la figura del Papà.
Tutto ha origine dalla festa di un papà esemplare, San Giuseppe che seppe vivere con responsabilità, dignità, gioia e sacrificio il suo ruolo di padre oltre la fisicità della relazione.
Giuseppe uomo giusto, viene chiamato un titolo che di questi tempi è di difficile lettura, ridondando la domanda: cos’è giusto?
Ma Giuseppe seppe fare della sua paternità la prima giustizia responsabile custodendo ed educando quel bambino nell’alone del mistero, perciò uomo giusto ed anche paziente, uomo dell’attesa che mai si ribellò ad un progetto di vita a tratti incomprensibile sin dalla notizia di Maria sua fidanzata di esser incinta.
Da lui possiamo cogliere il gusto di accogliere il progetto di Dio nel silenzio e nel mistero non come uomini e donne sottomessi ma come persone responsabilmente attivi che  impiegano tutto sé stessi  nella collaborazione al progetto di Dio.
Nell’ammirare questa figura di padre, ricordiamo il ruolo del padre, ruolo bellissimo e fondamentale per la vita e lo sviluppo di ogni persona, la bellezza dell’eessere padre non può essere sganciata dalla responsabilità che parte sin dal momento del concepimento per terminare nel momento della morte, quando un padre fa “Testamento” con il figlio, ovvero non il solo lascito materiale, ma nell’uso antico del termine “Testamentum” quando il padre stringeva un patto con il figlio di continuare l’opera educativa sociale e familiare del morente.
 Il ruolo del padre che, oggi, ha bisogno di essere rivalutato, di esser rivestito di nuovo di una dignità, in particolare in quelle tristi situazioni di uomini che han visto crollare il progetto di una famiglia e si ritrovano ad esser padri part-time e presenti con il solo mantenimento mensile stabilito da un giudice.
E’ triste vedere come, la società che con il divorzio, invece di portar benessere e sviluppo ha portato tristezza e solitudine. Quanti uomini oggi trascorreranno questa festa con un desiderio di una famiglia unita e felice, con le letterine come un tempo, invece no. Stessa situazione per la festa della mamma.
Emerge questa riflessione dopo un dibattito alla radio ascoltato questa mattina, ovvero come vivono questa festa i padri single. Ne emergeva un quadro indegno di un paese sviluppato come dovrebbe essere l’Italia, ma ciò che impressiona è il fatto che non si tratta di casi isolati, ma di tanti, troppi uomini che non possono accompagnare i loro figli nel normale sviluppo. Come è vero che tanti sono anche i padri che non vogliono stare accanto ai loro figli.
Questa festa ci faccia ricordare ciò che siamo, innanzi tutto figli bisognosi di essere amati e non delusi da una realtà che abusa di uno strumento come il divorzio che, doveva aiutare quelle situazioni invivibili, che oggi si rivela come una risposta alla mancanza di responsabilità.
Mi viene da concludere, infantilmente, con una breve dedica al mio ed a tutti i papà: CARO PAPA’ TI VOGLIO BENE.

Fr. Rocco Predoti

lunedì 9 gennaio 2012

Ritiro mensile per Giovani: Toccati dal Signore

Carissimo, anche in questo mese c'è la possibilità di trascorrere una giornata di ritiro tutti insieme nel convento "S. Bernardino" di Amantea (CS). Una possibilità per gustare lo spirito di Francesco insieme ai Frati Minori Conventuali disposti ad ascoltarti e parlarti ed altri giovani che, per un giorno, scelgono di darsi un'alternativa al solito tram tram. 
Un'occasione per riprendere in mano la propria vita, per ascoltare Dio e se stessi nel silenzio interiore ed esteriore e per vivere un'esperienza di fraternità magari controcorrente all'individualismo che spesso ci rende tristi e soli.


Ecco il programma della giornata che avrà come titolo: Toccati dal Signore. 
Lascia che anche tu sia toccato da Dio, che per un giorno possa passare nella tua vita e guardarti come guardò il giovane ricco...

ore 09:30 Arrivo ed Accoglienza
ore 10:00 Lodi e Meditazione: Toccati dal Signore
ore 11:00 Celebrazione Eucaristica
ore 12:00 Preghiera dell'Angelus e riflessione    personale nel silenzio.
ore 13: 00 Pranzo tutti insieme !
ore 14:30 Lavori di approfondimento nei gruppi
ore 16:00 Adorazione Eucaristica.
ore 17:00 Condivisione, Partenze e Saluti.



Per partecipare rivolgersi ai frati di riferimento oppure contattare:
fr. Francesco Celestino:  3315363889 - 0982424379

giovedì 5 gennaio 2012

Diventare Frate: 1 Passo. Il Postulato...


Chiediamo ad Eugenio Cimino, postulante di primo anno di dirci cos'è il Postulato.

Facendo una domanda su cos’è il postulato, ad essa si può rispondere in tanti modi, ma io preferisco dare una definizione personale, frutto della mia esperienza di vita: il postulato è un cammino che noi giovani dai 18 anni in su facciamo per capire se la vita dei Frati Minori Conventuali è la nostra strada oppure no, insomma è un percorso molto bello.
Tale cammino si svolge in un convento adatto a tale scopo, per noi giovani del sud italia si trova a Benevento, dove ci formiamo alla vita francescana, conosciamo il Signore con un quotidiano contatto con lui, conosciamo la vita di S. Francesco d’Assisi ed il suo carisma e conosciamo meglio noi stessi oltre che nella preghiera e meditazione anche nelle relazioni con i formatori ed i fratelli.
La nostra giornata è principalmente basata sulla vita fraterna strutturata nelle diverse modalità: vi è il tempo della  preghiera, dello studio, della formazione sia con il Rettore Fr. Antonino Carillo che con altri formatori che ci aiutano sui diversi ambiti della vita consacrata.
Il postulato è la prima tappa di un bellissimo cammino di discernimento della volontà nostra e di Dio e dura 2 anni al termine dei quali vi è l’ingresso in noviziato, questi 2 anni sono da base per la struttura delle tappe successive.
Io sono un giovane di 21 anni proveniente da Catanzaro Lido in Calabria ed ho scelto di entrare in Postulato dopo aver fatto cinque anni del seminario minore, durante i quali, aiutato dai miei superiori  ho capito che non era quella la mia vita ma quella di San Francesco, anche perché la mia vocazione è nata all’interno della mia parrocchia dove ci sono i Frati Minori Conventuali ed importante per me è stata la presenza di fr. Francesco Celestino che ha curato sempre la mia vocazione anche quando ero al seminario, e così dopo cinque anni ho scelto di far esperienza di vita con i frati nei conventi della calabria, in questo modo ho avuto chiara quale strada Dio mi indicava per poterlo seguire.
La mia testimonianza è di dire che questa vita che ho scelto è molto bella perché ti fa star bene sia con te che con Gesù vivendo sempre a contatto con lui e condividendo la vita dei frati che mi affascina sempre di più.
Ai ragazzi e alle ragazze che cercano la vocazione dico di capire se il signore li chiama veramente oppure no, perché a volte le personesi scoraggiano e lasciano oppure capiscono che questa non è la loro strada da seguire. Pensateci sempre su questa domanda “il signore mi chiama veramente oppure no???”   

Eugenio Cimino 

giovedì 22 dicembre 2011

Natale con altri occhi... un'esperienza francescana dalla turchia


Da piccolo mi sembrava normale vivere il Natale in Turchia tra 70 milioni persone che non conoscevano il significato della festa.
“Turchia, il paese dove è sempre inverno ma mai Natale,” mia madre amava dire, citando il libro Le Cronache di Narnia, dove un paese intero vive sospeso in un inverno eterno.
Sebbene questa frase non si riferiva alla realtà Turca (vivevamo estati bellissime in Turchia), descriveva bene il modo con cui noi cristiani passavamo l’inverno in Turchia. Negli anni ’90, quando la mia famiglia si è spostata là per lavoro, i cristiani erano circa 100.000, meno dell’1 % della popolazione. Per la maggior parte della cultura turca c’era l’inverno (ovviamente con le proprie feste molto belle), ma non il Natale.
In quegli anni a Istanbul l’influenza della cultura consumista occidentale iniziava a farsi sentire nella forma di addobbi natalizi, senza però la presenza di Cristo. Luci rosse e verdi e uomini vestiti da Babbo Natale spuntavano fuori da ogni centro commerciale. La gente iniziava a comprare e decorare alberi di yılbaşı (capodanno). Per loro, la festa di Noel (Natale) e quella di capodanno erano la stessa cosa.
In questa atmosfera di un Natale “areligioso” il presepe montato sulla finestra del nostro appartemento al quarto piano, aquistava un nuovo significato, quello della testimonianza.
In modo molto più ampio, la Basilica di Sant’Antonio, posizionata lungo la strada pedonale principale della città di Istanbul rimane una delle poche testimonianze visibili del vero significato del Natale. Prendendo ispirazione dal loro fondatore San Francesco che attuò il primo presepe vivente nell’anno 1223 a Greccio, i frati francescani conventuali che vivono a Sant’Antonio hanno costruito presepi sempre più grandi negli ultimi anni. Gli addobbi natalizi hanno catturato l’attenzione dei giornali nazionali che hanno riportato articoli e foto delle decorazioni.
L’attenzione dei media fa sì che ogni anno la veglia di Natale è strapiena. Vengono non solo pellegrini di passaggio e i fedeli delle piccole comunità cristiane africane, filippine, italiane e turche che vivono a Istanbul, ma anche centinaia di ospiti musulmani, compresi giornalisti, personaggi famosi ed anche gente semplice, curiosa di vedere come i cristiani festeggiano. La liturgia viene celebrata in inglese, turco ed italiano con un coro di filipini che anima il canto. Alla fine della Messa si porta in processione il bambino Gesù alla mangiatoia nel presepio. Seguono poi balli e canti della comunità africana.
Credo che l’inverno senza Natale regala a noi cristiani in Turchia una consapevolezza particolare, cioè quella di partecipare al mistero dell’incarnazione, festeggiando la nascita di Dio come bambino in un paese che non lo conosce.  In questo modo diamo carne alla verità che Dio è diventato uomo.
Infondo questa è la realtà che vive ogni Cristiano, in qualsiasi paese che si trovi. Abbiamo la possibilità di incarnare Cristo nelle nostre feste questo Natale. Riportiamo il Natale dentro l’inverno!

mercoledì 14 dicembre 2011

Proposta Vocazionale... con Francesco per il mondo


Carissimi, è questo il programma per le nostre attività vocazionali  dei Frati Minori Conventuali della Custodia di Calabria, un'opportunità per conoscere meglio S. Francesco e per poter vivere un'esperienza a stretto contatto con i Frati Francescani.
Un'occasione per poter riflettere sulla chiamata all'Amore della propria vita nelle singole dimensioni della vita consacrata e della vita matrimoniale e per scoprire nella propria vita la bellezza della Vocazione Cristiana così come Frate Francesco l'ha insegnata ai suoi frati ed a quanti lo hanno conosciuto.

Cos'altro dirvi???  Che siete invitati e noi frati altro non possiamo fare che attendervi e condividere con voi il nostro tempo, il nostro ascolto e la nostra vita.
Chiamati ad essere fraternità, chiamati ad essere inviati ad ogni uomo ed ogni donna, chiamati ad essere frati di Francesco, fratelli di ogni persona nella grande famiglia dei Figli di Dio.
Un abbraccio ad ognuno di voi, augurandovi una buona preparazione al Natale piena di gioia a voi ed ai vostri sogni.....

mercoledì 7 dicembre 2011

Il Magnificat, risposta vocazionale


Carissimi,
stiamo vivendo la vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione, Solennità tanto cara a noi Frati Minori Conventuali, innanzi tutto per l’infinito Amore con cui S. Francesco circondava la Madre di Dio ed anche perché alla scuola dell’Immacolata si son formati i più grandi Santi del Nostro Ordine: da S. Antonio di Padova, S. Bonaventura da Bagnoregio, Beato Duns Scoto, S. Giuseppe da Copertino che dinanzi alla statua dell’Immacolata che tuttora si venera nella Basilica S. Francesco in Assisi ebbe un’estasi presente l' ammiraglio di Castiglia, S. Francesco Antonio Fasani che si definiva spesso come “ Il peccatore dell’Immacolata”, il Beato Bonaventura da Potenza che dell’esempio obbediente di Maria ne fece il punto saldo della sua consacrazione religiosa, terminando con San Massimiliano Kolbe, apostolo dell’Immacolata che ha saputo vedere in lei il faro che poteva rischiarare con la luce di Cristo le tristi tenebre dell’idealismo nelle quali l’Europa era avvolta nei primi anni del 1900, epoca in cui Massimiliano visse e la sua morte nel Campo di Auschwitz fu l’apice di questa scuola dell’Immacolata essendosi offerto di morire al posto di un padre di famiglia.
Questa schiera di santi che non si limita ad essi ma a quanti hanno vissuto la propria consacrazione nella prospettiva del si di Maria, testimoniano la ricchezza del Magnificat di Maria, magnificando con la loro vita l’operato della Parola di Dio nella loro vita.
E’ interessante notare come la parola “ Magnifica”, apra il canto che segue la risposta alla proposta vocazionale dell’Angelo; dopo, l’Eccomi, innanzi ad Elisabetta canta il suo Magnificat.
Vediamolo come un continuo della risposta all’Angelo, una presa di coscienza di ciò che comporta l’adesione al progetto di Dio.
Maria canta il suo magnificat, comprende che al piccolo “SI”, corrisponde la grandezza delle cose che il Signore compie in lei, una grandezza operata a motivo della promessa che Dio fa a Lei, rendendola partecipe del suo Progetto, Maria aderendo all’infinito Progetto di Dio, non ne diventa una piccola operaia ma diviene parte integrante di tale immensità.
Comprendiamo come, innanzi alla Meraviglia che tale constatazione comporta, l’unica reazione possibile è un’ancor maggiore apertura innanzi al Mistero, rimettendo nelle mani di Dio la grandiosità di quanto ha operato in Lei, dimostrando come la Piccola Vergine di Nazareth, diventi così di una grandezza così infinita tale da poter contenere l’attuazione del Progetto Divino, ossia il Figlio di Dio, l’Incarnazione del Verbo.
La risposta alla proposta di una chiamata divina, non può non comportare la grandezza, la quale deve far allontanare ogni paura, paura necessaria per poter comprendere sempre più la grandezza delle promesse di Dio, mettendo innanzi alla sua grandezza la nostra piccolezza.
Perdonate il gioco di parole circa il termine “Grandezza”, ma esso è voluto, perché è lo stesso termine Magnificare (da Magnum Faciere - rendere grande) che rende d’obbligo il rimarcare la grandezza di Dio connessa alla grandezza delle sue Parole, Parole che sono allo stesso tempo azioni che compie in noi, nella nostra storia.
Ecco che la chiamata vocazionale non ha solamente l’aspetto di un intimo dialogo tra Dio e noi, ma esso, una volta data la risposta diventa realizzazione di una promessa dalla portata universale.
Dio parla e parla nella grandezza delle nostre azioni, e noi perciò lo Magnifichiamo.
E tu magnifichi il Signore? Per cosa?
Forse si può rispondere limitandosi a dire che non si ha una chiamata vocazionale, ma è pur vero che si ha una chiamata alla santità, che vuol dire aprirsi alla novità quotidiana di Dio. Questo ci comporta ancor di più il Magnificare il Signore, perché innanzi tutto ci ha amati e ci ha resi capaci di amare, un Amore che non si limita ad un affetto che va e viene ma che ci fa essere tutto per l’altro, ci fa piangere, soffrire e gioire tutto per l’Amore, quale cosa grande vi è più dell’Amore, esso fa dare senso alle nostre azioni, fa vivere i singoli giorni, fa continuare la lunga poesia della Vita.
Quale motivo abbiamo in più se non l’Amore per poter magnificare il Signore che spesso non ci accontenta dimostrando di non essere simile al genio della lampada, ma ci fa essere Homo Amantis permettendoci, nell’epoca tecnologica di riscoprire la vera dimensione antropologica dell’uomo creato dall’Amore e creato per Amare.
E’ vero che spesso, e troppe volte, la realtà non ci mette nella condizione di magnificare ma anzi, si leva il grido di chi è allo stremo, di chi ha esaurito le risorse della speranza, di chi non sopporta più la situazione di dolore e solitudine nella quale si trova, di chi non ha risposta ai tanti tristi perché della vita.
Possiamo pensare quindi che il Magnificare Dio sia una sfida, ovvero riconoscendo la sua azione che passa per le piccole cose, per i piccoli gesti, per le piccole attenzioni di qualcun altro che magari non cambieranno la nostra vita ma cambieranno la nostra esistenza riportandoci sulla dimensione dell’uomo Amante.
Francesco d’Assisi, il cantore di Maria, ha fatto vedere come si possa Magnificare il Signore anche dal nulla ma avvolti dalle tante cosa che Dio ci mette a disposizione per farci intuire che lui c’è.
Un tramonto, un volo di farfalla, un canto d’uccelli, un fiore d’inverno per Francesco erano motivo di magnificenza, che neppure le sofferenza gli hanno permesso di sopprimere.
Giunge in aiuto la Testimonianza di Massimiliano Kolbe, che, a quanto detto dai testimoni, nel Bunker della Fame, ha saputo continuare a magnificare e lodare Dio.
Forse era matto per lodare Dio in mezzo alla più buia delle realtà che la storia abbia conosciuto? A voi, lascio questa provocazione……. Buona Solennità dell’Immacolata…
                                                                                                          fr. Rocco Predoti

mercoledì 23 novembre 2011

Attendere, = Esigenza d'Amore

Mi permetto di rubare l'espressione da Don Tonino Bello, adattandola un pò: Attendere = Esigenza d'Amare.
Il termine Attesa ed il corrispettivo verbo già iniziano a risuonare attorno a noi mentre ci si prepara ad iniziare la prossima domenica il periodo liturgico che ci ricorda di essere in una continua proiezione verso Colui che attendiamo, il Cristo che verrà per giudicarci con un giudizio di misericordia.
Un giudizio di misericordia, fa pensare all'assoluta novità del giudicare di Dio, la misericordia, un metro che esce da ogni sistema giuridico umano dove la base del diritto è la giustizia.
La Giustizia d'Amore, oserei dire, dove a ciascuno di noi è riservata la parte dell'amato dinanzi al quale l'Amore     si rivela come Misericordia, si  rivela come perdono; ecco il senso profondo dell'attesa dell'Avvento dove è riduttivo pensare tale tempo come una semplice preparazione al Natale, ma il periodo dell'Attesa. 
Attendere quindi, è una esigenza dell'Amore, non un semplice aspettare dove la presenza del lento presente può arrecare noia o impazienza ma attesa, proiezione della gioia che il prossimo incontro ci porta. 
Si aspetta l'autobus, l'inizio delle lezioni, una graduatoria, un risultato d'esame, ma si attende l'innamorata con un mazzo di rose in mano, magari sotto l'acqua, magari a far figure da cretino ma il presente non pesa perchè la gioia di incontrarla, di un solo sguardo, di una sola parola vale molto di più dell'attesa.  
Che bellezza attendere, ha un gusto unico, ti mette in bocca il sapore di ciò che non si ha, ma come se già lo avessi, attendere ti fa comprendere il valore che dai a ciò che aspetti.
Purtroppo l'Attesa di Cristo è ormai stata relegata tra due poli deleteri: l'indifferenza, considerandola lontana e la fobia di chi vede scenari apocalittici prossimi ad abbattersi sulla terra. 
Ma l'Amore non è apocalittico nè lontano, esso è vicino e dolce, ha l'aspetto di uno sguardo, la sensazione di un abbraccio, il desiderio di un incontro. Attendere di incontrare Colui che dona la sua vita per me solo perchè mi ama, quale desiderio più alto e nobile. 
Riprendiamoci il gusto di attendere, di attendere a cose molto alte e nobili come l'Amore, riprendiamo a considerare l'Amore nella sua lentezza di ritmi attendendo, uscendo un pò dalla frenesia che ormai ci toglie il bello dell'attesa e ci rende snervanti quando dobbiamo aspettare, un autobus, un treno, o persino 2 secondi per un download. Riprendiamoci il gusto di attendere, per scoprire di essere ricchi di ciò che la natura ci dona ma sopratutto delle persone che ci stanno attorno. 
Riscopriamo l'attesa dei fidanzati, l'attesa del matrimonio, l'attesa del figlio, riscopriamo l'attesa per riscoprirci esseri animati dall'Amore, per riscoprire la nostra viva umanità, riscopriamo l'Attesa preludio all'Amore. Riscopriamo l'Amore. 
             fr. Rocco Predoti

martedì 30 marzo 2010

XII Convegno Regionale Giovani


Vi invito a non macare a questo importante e bellissimo appuntamento delle nostre comunità giovani della Calabria. Un momento per stare insieme, confrontarsi ed ascoltare la voce di chi si è messo alla sequela del maestro Gesù seguendo l'esempio del poverello d'Assisi.


Il tema della giornata è:

"La Regola di vita è: Osservare il santo Vangelo".

Programma:
Ore 9:30 Arrivo e accglienza
Ore 10:00 Preghiera del mattino animata dai giovani di Catanzaro lido
Presiede P.Pasquale Sergi
Ore 10:30 Relazione sul tema della Giornata di P.Emanuele Iovannella. rettore del postulato di Benevento
Ore 11:30 pausa
Ore 12:45 Concelebrazione eucaristica: Presiede P.Francesco Celestino
Custode Provinciale
Ore 13.00 Pranzo a sacco
Ore 14:30 Cantiamo insieme: anima Fabio benincasa
Ore 16:00 Confronto con P.Emanuele Iovannella
Ore 17:00 I nostri postulanti si raccontano.....
Ore 18:00 Preghiera conclusiva animata dai giovani di castrovillari.
Mandato....

* Per le adesioni rivolgersi all'incaricato della prorpia parrocchia.
oppure chiamare: Frati Minori Conventuali
Centro regionale di pastorale Giovanile e Vocazionale
87032 Amantea (Cs). Tel. 0982. 424379. 3315363889

martedì 9 febbraio 2010

Lourdes, una Fede per una Speranza di Amore


Siamo nei giorni in cui, in tutte le chiese del mondo si respira un'aria mariana particolare, è la stessa che dall 11 Febbraio 1858 si respira intorno alla grotta dove la Vergine Maria apparve alla piccola giovane Bernadette Soubirous. Lourdes è stata e continua ad essere per la Chiesa e per l'umanità tutta una ferma indicazione a Maria, la "Tutta bella", Colei che essendo figlia del Suo Figlio a Lui, prendendoci per mano, ci conduce. Certamente San Francesco è di 6 secoli anteriore agli eventi di Lourdes ma sia lui che Bernadette hanno diversi tratti comuni. Dio non sceglie e non chiama persone che rispondono ai criteri umani di perfezione e come Francesco così Bernadette, umile e di assente cultura tanto che non era creduta da nessuno, furono scelti da Dio proprio per la loro "imperfezione" umana. Essi furono due piccoli semi che permisero a Dio di far nascere da loro nuovi alberi di vita e continuità per il messaggio evangelico, da loro presero esempio milioni di uomini e donne di ogni terra e civiltà. Quanta forza contiene in sè il "Si" detto con gratuità a Colui che rende la tua e l'altrui vita un capolavoro di Amore. Quante vite son cambiate dinanzi alla grotta di Massabielle, quanto amore è stato donato da chi ha avuto l'esperianza di pregare anche solo pre un attimo vicino a quella pietra dove la Vergine Maria in piena conformità con quanto proclamato solennemente da Pio IX quattro anni prima disse di sè: "Io sono l'Immacolata Concezione", quante speranze negli occhi di chi è andato a Lourdes da "Infermo". Io personalmente ho avuto l'esperienza di andarci lo scorso anno ad Aprile da postulante con il pellegrinaggio Unitalsi di Benevento. Lì trovi una forza infinta che è racchiusa nelle poche forze dei sofferenti, la forza di chi si sente racchiuso sotto la protezione della mamma, che cerca nel freddo della pietra il calore materno. Questo è raccontato dagli occhi gonfi di lacrime di chi fissa la bianca statua, di chi leviga la roccia della grotta, di chi è trainato intorno allla grotta da una mano amica, dal lento ed incessante ripetere dell'ave maria in tutte le ligue che l'uomo parla sulla terra. Questa è Lourdes, dal "Si" di una poverella, dal suo atto di Fede, la Speranza per milioni di uomini; Lourdes come Assisi, Bernadette come Francesco, entrambi incompresi, entrambi ritenuti pazzi ma erano realmente pazzi di Quell'Amore che tutto può trasformare come i tanti cuori che giungono sulle rive del Gave dubitanti ma ripartono con delle certezze, le certezze di chi si sente figlio perchè ha scoperto di avere un Padre ed una Madre dai quali è Amato. Francesco amava in modo immenso la Vergine Maria, vedeva in Lei Colei che permise con il suo "Si" l'incarnazione del Verbo Divino, dandole i più bei appellativi e con questi appellativi vorrei invitare ognuno di noi a pregare la nostra Mamma perchè ci insegni a rispondere alla chiamata Divina come fece lei all'annunzio dell'Angelo nella casa di Nazareth. A lei affidiamo il nostro ordine, la vita di noi giovani in formazione e la nostra Custodia di Calabria perchè faccia di noi dei Poveri "portatori di Frutti di Vita eterna. Ecco la preghiera con la quale San Francesco usava rivolgersi alla Madre di Dio e Madre nostra:

Ave, Signora, santa regina,
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre

sabato 16 gennaio 2010

Incontri Vocazionali: Tra la parole...La Parola


Tra le parole... La Parola.

Troppe parole utilizziamo, troppe ne spendiamo spesso senza raggiungere i nostri obiettivi, .a in questo subentra non una delle tante parole, ma La Parola, quella di Dio, che creò il cielo e la terra e guidò il popolo ebraico nella terra promessa ed opera nella storia incessantemente. Opera anche nella mia, tua, nella nostra storia, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Francesco d'Assisi iniziò il suo iter di conversione non dalle sue o altrui parole ma dalla Parola divina: " Và, vendi quello che hai e dallo ai poveri".

Anche a te, come a Francesco il Signore parla, perciò noi Frati Minori Conventuali di Calabria ti diamo l'opportunità affinchè il Dialogo tra Dio e te abbia luogo con alcuni incontri Vocazionali presso il Convento S.Bernardino in Amantea. Un consiglio che posso dare è quello di lasciarsi scegliere perchè Dio possa operare in Te la Sua Volontà.


Ecco il calendario degli appuntamenti.


30-31 gennaio: weekend vocazionale

20-21 febbraio: weekend vocazionale

20-21 Marzo: weekend vocazionale

1-2 Maggio: weekend vocazionale

3-5 Settembre: Campo vocazionale

18-19 Dicembre
: weekend vocazionale

Invitandoti a Partecipare, questi sono i recapiti:


P.Francesco Celestino ofmconv


Telefono: 0982424379
E-mail: francescanicalabria@gmail.com


mercoledì 12 agosto 2009



Amedeo Cencini, Qualcuno ti chiama, ed. Queriniana

Questa lettera è idealmente destinata ad Andrea, ma egli è ognuno di noi, è ogni giovane, in
particolare, destinatario - come Andrea - d'un dono e d'un impegno formidabili. Una lettera sulla
vocazione che riguarda ogni giovane anche di questa nostra cultura, che qualcuno definisce antivocazionale,
perché Dio non cessa di chiamare e la sua chiamata non è mai generica o astratta, ma
sempre personale, pensata su misura della vita del chiamato, e dunque in attesa di risposta.
Vocazione che è il sogno di Dio su ciascuno di noi, ciò che ci può dare la vera felicità, essa non è
lontano da noi ma ci è già stata donata… eppure così difficile da capire, ecco allora che l’autore
propone, attraverso il metodo diretto della lettera, alcune riflessioni e strumenti che possono essere
di aiuto in questa ricerca. Lo sconosciuto Andrea, destinatario di questa lucida e appassionata
lettera, racconta che c'è una vocazione per tutti, in ogni condizione di vita, a tutte le età. Anche se
non tutti si chiamiamo Andrea. Non è necessario capire proprio tutto quello che c’è scritto,
l’importante è lasciarsi tirar dentro come primi destinatari e provare a dare una risposta a questa
lettera.
Dio chiama. Lettera ad uno come noi
La vocazione è la scoperta del proprio volto, del progetto di vita, del nome che Dio ha dato a
ciascuno di noi, del ruolo affidato a ognuno da svolgere nella vita, ruolo pensato su misura, nome
assolutamente unico singolo irripetibile, e che non può copiato da nessuno e riguarda
indistintamente ogni essere umano. Per questo la vocazione segna il massimo livello
dell’affermazione della propria identità e la condizione della felicità d’ognuno di noi.
La vocazione è il pensiero provvidente del Creatore sulla singola creatura, è la sua ideaprogetto,
come un sogno che sta a cuore a Dio perché gli sta a cuore la creatura, ogni creatura. Dio,
quando ama, chiama; e ogni vivente, per il semplice fatto d'esistere, è 'chiamato' da Dio a essere
sua immagine in modo assolutamente originale, e a esprimere questa somiglianza attraverso il suo
modo d'essere, con una precisa scelta di valori, criteri decisionali, stile di vita, orientamento
professionale... Tutto è compreso nella chiamata di Dio.
Noi crediamo in questo Dio che si prende cura di noi, Andrea, in un Dio che quando ama,
chiama. E qual è, allora, il sogno del Dio (chi)amante su di te? Anzitutto che tu prenda sul serio
tutto ciò, che tu creda che Dio ti chiama e ti sta chiamando, senz'alcun dubbio, che tu pensi alla tua
vita e al tuo futuro in questa prospettiva, non come a un progetto solo (o apparentemente) tuo, o
pensato dentro categorie piccole e meschine (come, ad es., la categoria della prospettiva economica,
del benessere materiale, dell'appagamento affettivo, della scalata professionale, della
raccomandazione da cercare, della patacca da esibire ecc.), ma come risposta e accoglienza d'un
progetto che viene dall'alto, che nasce dall'amore dell'Eterno, dal suo sogno misterioso..., ma poi è
affidato a te, anzi è vicino a te e lo puoi trovare se impari a guardarti dentro e attorno con
attenzione.
Se Dio, quando ama, chiama, l'uomo, quando si lascia amare, risponde. Ecco il dialogo
vocazionale, tra la libertà di Dio e la tua libertà. Dio non ti costringe, Andrea, stai tranquillo, il suo
amore è 'debole', come ogni vero amore, non ti fa alcuna violenza, né t'impone alcuna prestazione di
ritorno, continua; ad amarti anche se tu gli volti le spalle, ti lascia libero, anzi, ti rende libero, libero
di rispondergli.
Ma se tu decidi di ascoltarlo e di accogliere la sua benevolenza, allora ti si spalanca davanti
un orizzonte incredibile, davvero da vertigini. Allora entri piano piano nel mondo dei sogni di Dio,
impari a sognare come lui, a desiderare i suoi stessi desideri. E allora un po' alla volta tu scopri la
tua vocazione, e scopri che essa allarga enormemente gli spazi della tua realizzazione; è davvero il
tuo nome, un nome nuovo, pensato e sognato da Dio giusto per te e la tua faccia. È la ; rivelazione
del tuo mistero. A partire da quel momento tu sai che sarai felice solo se realizzerai quel disegno e
sarai fedele a quel nome.
Ma scoprirai anche che quella felicità è pienamente umana e pienamente divina, è
sconosciuta a tanti giovani eppure ti fa esser per sempre giovane, è gioia intima e pacata, ma ti fa
compiere cose impossibili o che tali pensavi fino allora. Hai presente la storia dei dodici chiamati da
Gesù, di professione pescatori, timidi e impacciati, e per vocazione apostoli, coraggiosi e
intraprendenti al punto di disobbedire all'autorità costituita (quando si pone in contrasto con quella
chiamata) e fregarsene delle minacce dei potenti? Ma è la storia di tutti i chiamati, dai profeti a
Maria, dai martiri della Chiesa primitiva a quelli di oggi, più o meno famosi. Se mi permetti, e con
la faccia tosta che mi ritrovo, ti posso confessare che - ovviamente nel mio piccolo - è anche la
storia mia. La vocazione è sempre anche trasformazione; è sogno capace di trasformare la realtà.
Questo per dire che la vocazione non si misura sulle proprie qualità, non è l'esatta fotocopia di quel
che uno sa fare, non viene scelta a partire dalle proprie doti e talenti e dagli esami atti-tudinali che li
misurano; Dio chiama in base al suo progetto e per realizzare un disegno che è sempre,
regolarmente, al di là di quel che l'esse-,re umano sa fare o in cui è sicuro di riuscire. 'Dio chiede
sempre il massimo e anche oltre, se possibile... E dunque nessuno può tirar fuori la scusa che... non
è capace, non se la sente, o che è troppo impegnativo, non ha la competenza adeguata, o che gli fa
paura, non è secondo i suoi gusti ecc. Neanche tu, Andrea, puoi tirar fuori queste scusanti dinanzi
alla proposta che viene dall'Eterno. Anzi, se senti dentro di te che il progetto ti supera e ti
spaventa..., buon segno, vuoi dire che - quanto meno - non viene da te e dalla tua emotività paurosa,
potrebbe essere segnale che viene dall'alto.
Paradossalmente, meglio la paura di non farcela o la coscienza della propria povertà dinanzi
a un ideale che merita questo nome, che non la scelta d'un obiettivo abbordabile e la presunzione di
riuscire. Anche su un piano semplicemente umano.
In altre parole: se tu scegli come ideale di vita qualcosa che è al di sotto anche solo d'un
millimetro delle tue possibilità, o qualcosa di subito facile e accessibile ai tuoi mezzi, di
semplicemente conforme alle tue capacità ed esattamente secondo la tua misura, non costruirai te
stesso e il tuo futuro, non scoprirai la tua verità e non raggiungerai felicità alcuna, ma ti condannerai
semplicemente a ripeterti e... donarti. Senz'alcuna novità e nella noia del non senso, pericolosa e
frequente anticamera della disperazione, anche giovanile.
Ricorda, Andrea: nessuno, come Dio, ti può , chiedere il massimo e darti al tempo stesso la
forza di realizzarlo.