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sabato 15 settembre 2018

Non sia mai...caro Gesù

Risultati immagini per clericalismoMa insomma, cosa ti ho fatto?
Mi chiedi chi sei tu per me, caro Gesù, e ti rispondo che tu sei il Messia. Mi fai i complimenti, ci ho azzeccato. ma insomma, un Messia non può soffrire. è inaccettabile che colui nel quale ho riposto i miei desideri, le mie aspettative usi una logica per me incomprensibile.
Perchè ti arrabbi, caro Gesù, è ovvio che io dica nonsiamai al dolore, al disprezzo. Ovunque sentiamo parlare di lotta ai diritti di qualsiasi genere e tu mi rimproveri solo perchè io rivendico il diritto che il Messia non debba soffrire.
Ma si, in fondo è tanto migliore vivere direttamente la Gloria della pasqua. Una marea di "like" che il mondo ti può riconoscere. In fondo la riconoscenza ci gusta a tutti quanti. Già, perchè essere uomini di Chiesa che ci stacchiamo come navicelle spaziali dal pianeta terra per vivere nell'iperuranio clericale è molto bello. Vieni anche tu Gesù con noi. Lascia stare la croce, al massimo puoi fare il crucifero ad una celebrazione solenne. Ma la croce di cui parli tu...quella no. Vieni anche tu a dimenticarti del mondo e guardiamolo da lontano, giudichiamolo secondo la nostra prospettiva. La prospettiva dei santi, dei posti privilegiati, guarda..ci siamo ritagliati una santità a modo nostro. Siamo i migliori, tutti ci riconoscono importanti, speciali, meritevoli di deroghe. Siamo i migliori rispetto gli altri miseri peccatori. 
Ma in fondo perchè c'è l'hai con me caro Gesù? chiedevo solo di essere cristiano ma tu mi vuoi discepolo. 
Mi sa che non ci siamo capiti... (considerazioni presso Cesarea di Filippo)
fr. Rocco Predoti

sabato 20 gennaio 2018

Alzati e spera...


Risultati immagini per pescatoriUrgente!!! reca la scritta in calce al Vangelo. Urgente perché la notizia è bella, da dire a tutti, da far uscire di casa anche Gesù per andare in Galilea, terra senza senso, dalla quale tutti partivano. Nella terra senza senso, nelle nostre zone d'ombra delle quali ci chiediamo che fanno lì, nella nostra vita, zone delle quali ce ne vergogniamo. Lì che Gesù passa e grida la novità che qualcosa sta cambiando. A partire dalla zona d'ombra, dalle nostre vergogne, dai nostri lati oscuri. Dal fallimento, dal dolore, dal male oscuro inizia il regno di Dio. Nel buio rabbioso Gesù ci trova a vivere semplicemente le nostre vite e ci chiama ad essere nuovi. Uomini nuovi con occhi nuovi non più prigionieri di false speranze.Lasciare le vecchie barchette delle nostre illusioni, dei piccoli mali che ci tengono legati alle solite rive. Lasciare il vecchio per sperare nella nuova vita. Attratti per attrarre, sedotti per sedurre. il giovane Francesco ci mostra la bellezza di essere non più  ricoperti dei soliti vestiti ma nudi per vestire l'abito festoso del nuovo che avanza (FF 344).

fr. Rocco Predoti off conv

domenica 29 gennaio 2017

Mi servi proprio tu...seguimi

Incontrare Caravaggio, entrare in un mondo pieno di insidie, addentrarsi dentro il labirinto della realtà profondamente umana del cristianesimo.
Il gesto di Cristo è irruento, spezza il ritmo consueto del tavolo di scambio, quella punta di dito fende l’ambiente buio dove losche attività si stavano pensando. Un gesto deciso, quello di Gesù, che non indugia, non ci ripensa ma è deciso a puntare verso Matteo. Un dito puntato contro la più vacua tra le indifferenze. Un dito puntato tra il buio all’inettitudine del solo egoismo. Un dito che punta al pubblicano, esattore delle imposte, al suo tavolo che sta tranquillo con i suoi collaboratori. Tra essi due ragazzotti che stanno lì armati in attesa di trovare una novità nel loro fanfalonare. Non aiutano Matteo a lavorare ma per cercare di trarne un guadagno, magari giocando a carte. Un tavolo di scambio o di gioco?
Cristo fa entrare in questo spazio una luce che proviene da una vita estranea alla vita del tavolo da gioco.
Un luogo che è un “non luogo”, può essere la vita di ognuno di noi, sia esso una strada od un luogo chiuso. Laddove tu sei Cristo entra e ti coglie nell’atteggiamento con quale tu stai reagendo. Indichi te, indichi un altro. Ci si chiede: “ma proprio a me?” come l’uomo barbuto del quadro. Oppure si rimane distrattamente concentrato sul proprio interesse come l’uomo con gli occhiali. Chiunque tu sia dei personaggi del buio tavolo, Cristo sceglie proprio te, come fa un impresario con i propri operai. “Sei proprio tu a servirmi per questo lavoro”. Come un mandante di un losco affare comune ai bassifondi romani dei luoghi caravaggeschi, Cristo si serve proprio dalla più bassa umanità per realizzare il suo progetto. Gesù assume proprio te nella sua Chiesa a seguirlo….

fr. Rocco Predoti

domenica 3 maggio 2015

Che fare della mia vita? - la vocazione di Don Pino Puglisi

"Chiediamo a chi ci ostacola
di riappropriarsi dell'umanità"

Don Giuseppe Puglisi è stato il primo prete ucciso dalla mafia a causa della sua fede, il 15 Settembre 1993. Era Parroco di Brancaccio, un quartiere alla periferia di Palermo. Era nato lì e conosceva l'oppressione della Mafia sulla povera gente e la sua influenza sulla vita della gente.
Non scelse solo di denunciare dal pulpito ma scelse di strappare i figli dei mafiosi al destino dei loro padri: la galera o la morte.
Non voleva che diventassero "uomini d'onore" ma uomini educati al rispetto degli altri, all'amore bello per le loro spose e i loro figli.
Era un sacerdote pieno di Cristo che trasmetteva anche ai suoi amici e ne aveva tanti. Di loro scriveva: "Gli amici sono fatti per essere un Noi, ma nello stesso tempo sono chiamato a vivere ciascuno la propria identità. L'amicizia fa toccare in qualche modo il nucleo di sè stessi ed aiuta a dare risposte eterne".
Il Pensiero di Don Pino era fisso sempre sul Vangelo, su Cristo e non poteva permettere che i mafiosi togliessero la libertà di pensiero e di Amore che Gesù aveva regalato a tutti.
Dopo aver ricevuto alcune minacce chiedeva che i mafiosi si convertissero ed aiutassero ad ottenere ciò che è indispensabile per i più poveri e la libertà di tutti.
Sapeva di poter morire ma il martirio sull'esempio di Cristo ha potenziato il suo amore verso la sua gente.
Il suo esempio ci fa chiedere: Che fare della mia vita?
In un mondo dove ognuno cerca solo la felicità per se stessi Don Pino ci dice che è possibile regalare la sua vita agli altri seguendo Gesù. Anche Lui come San Francesco ha venduto tutto ed ha seguito Gesù. Grazie alla vocazione di Don Pino la mafia è più debole e molta gente vive in libertà.
In una terra come la Calabria l'esempio di Don Pino ci dice che sconfiggere la mafia si può. Insieme con Gesù e la libertà che ci vuole regalare.

fr. Rocco Predoti

lunedì 8 luglio 2013

Vocazione, come Francesco fidarsi di Dio

Non mi aggiungo ai fiumi di parole che in questi mesi passano sotto i nostri occhi sulla reazione alla proposta evangelica che Papa Francesco riporta dinanzi agli occhi del mondo.
Ma faccio un sorriso soddisfatto quando questo uomo si rivolge a noi, donne e uomini chiamati a seguire Cristo, e non c’è volta che non tocca qualcosa che a tanti di noi può far male.
E’ bello sentir parlare di coraggio evangelico con il coraggio evangelico; è bello sentir parlare di vocazione da chi incarna un vivere autenticamente la vocazione ed il mondo reagisce, applaude e ascolta lontano da populismi perché il mondo ha sete di autenticità, né di mezze parole o mezze misure, sete di uomini che incarnino la Parola, quella di Dio.
Mi domando perché si chiede autenticità a noi chiamati, perché il semplice indossare un abito o snocciolare pie litanie o l’ostentare una formale perfezione nell’esecuzione dei gesti sacri getti una brutta ombra sull’essere cristiano e si pone un tampone al compimento della Parola di Dio.
Non so dare risposte eccetto che per me stesso ma credo che il tutto debba essere cercato in quella scintilla che scoppia in noi generando il big-bang della sequela quando si dice “si” alla proposta di Cristo di seguirlo.
La vocazione è andare incontro all’amore, più si ama e più c’è slancio; più si va avanti e più si ama. Non si può partire con un bagaglio di “se – ma – forse – però – fino a quando….”, Cristo non ci chiama per avere un abito religioso o per avere una sicurezza, Cristo non ci chiama per fare un mestiere o una pia recita a lungo termine.
Cristo ci vuole uomini, non del breve termine, ma per sempre. Noi cadiamo e lui ci rialza, noi cadiamo e ci rialza, un dinamismo che si prolunga fino alla morte ma ci vuole per sempre.
Non un’esperienza religiosa ma vita cristiana, vita dove si avverta la stanchezza, la delusione, la sfiducia ed in ciò gli apostoli del sabato santo sono maestri compreso Francesco che arranca sulle cime della Verna al colmo della delusione. Vita cristiana, vita di sequela con la nostra umanità, e uomini coraggiosi nel quotidiano chiede Cristo, uomini dell’oggi e non spauracchi che rannicchiati negli angolini rimurginano passati rimorsi e future paure. Uomini che, come dalle vetrate istoriate di storia della salvezza nell’aula della Basilica di Assisi, siano illuminati dalla luce che la storia sa dare sul proprio cammino.
Vocazione confidare nell’azione che Dio compie in ognuno di noi, nelle grandi cose che fa con le piccole cose che noi promettiamo.
Il popolo di Dio comprende queste cose, noi spesso annacquiamo e le dimentichiamo. Ma lo Spirito ha soffiato ed ora c’è un nuovo uomo che offre la sua spalla per sorreggere la Chiesa, la forza di Pietro con l’esempio di Francesco. Il mondo ne è contento, la Chiesa gioisce, perciò apriamo con coraggio il nostro cuore alla voce di Cristo: “Vieni e seguimi”.



fr. Rocco Predoti