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giovedì 24 settembre 2015

Perchè la vocazione francescana va di moda???

La vocazione francescana va di moda!!!
e già!, me lo sento dire da tanti. La forma di vita assunta da Francesco ancora oggi va di moda ed attira tanta gente al Vangelo.
La finestra aperta dal giovane di Assisi ancora continua a mandare aria fresca nella Chiesa e nel mondo e la vocazione francescana non sembra avvertire crisi vocazionale.
Forse perchè San Francesco è un santo che ha sempre amato l'autenticità e la genuinità nel vivere il Vangelo, ed esso è quella buona notizia che ancora oggi si scaglia contro quel grigiore delle nostre città ormai avvolte da un eterno ritorno nitzchiano.
Cos'è l'eterno ritorno nitzchiano? Un eterno girare e rigirare, perdere tempo dietro le solite attività per quali, a volte, spendiamo una vita. Studio, esami, sabato sera, shopping, saloni, vacanze e via si riparte, shopping in centro, disco, pub, studio, esami fino a ritrovarsi con ben poco in mano ed una vita consumata.
Il Vangelo offre di più, entra fin nelle viscere della tua vita e prende, il giovane invecchiato che sei e ti fa ridiventare persona nuova. Gesù Cristo ti tende la mano senza mai stancarsi.
Francesco diventa questa mano tesa a tutti, lui che continua oggi a cantare la bellezza del Vangelo in mezzo al grigio ed al brutto della vita, anzi prende il brutto delle povertà e lo fa diventare il bello dell'Amore.
In mezzo a tanta bruttura che ci circonda, che a volte copriamo coi luccichini stile mediaset trendy, Francesco ancora oggi ci invita a cantare la Bellezza, a prendere i pennelli della nostra vita ed iniziare a dipingere con ottimismo le tele delle nostre giornate.
perciò lasciamo che Francesco ci dica: "Il mio l'ho fatto, il vostro ve lo insegni Cristo"

fr. Rocco Predoti ofm conv

lunedì 4 maggio 2015

Farsi frate come Francesco - 4


Và e ripara la mia casa

Continuiamo a scoprire la chiamata vocazionale del giovane Francesco. Ormai Gesù era entrato nel suo cuore e gli stava mettendo il desiderio di essere grande però ancora doveva mostrargli cosa dovesse fare. Era un po’ confuso Francesco ed inizia a fare diverse piccole esperienze che gli fanno intuire la bellezza di stare vicino ai poveri, agli ammalati e quanto povera fosse invece la ricca vita che stava conducendo.
Ascoltiamo il racconto: «Un giorno era uscito nella campagna per meditare. Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano che minacciava rovina, vecchia com’era, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare. Pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso si sentì invadere da una grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore, udì una voce scendere dalla croce: «Francesco và, e ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina».
Questo racconto lo vediamo qui spiegato dai pennelli di Giotto. Francesco entra in questa Chiesa in rovina e finalmente per la prima volta negli affreschi il giovane ha lo sguardo in alto. In questa Chiesa rovinata Francesco alza lo sguardo, non ha paura delle macerie ma guarda Gesù e Gesù guarda lui.
Francesco è chiamato ad aggiustare quella chiesa a rimboccarsi le maniche per aiutare le pietre più rovinate, cioè le persone più abbandonate, più povere.
Gesù grida il nome di Francesco e gli chiede di andare…
Anche tu che stai leggendo “và” senza pauraverso le persone più abbandonate, “và” con il coraggio dello Spirito, “và” pieno dell’Amore di Dio verso coloro che non sono voluti più da nessuno. Questa è la vocazione di ogni frate: andare verso tutti e riparare ciò che in ogni persona rischia di cadere.


Fr. Rocco Predoti

martedì 28 aprile 2015

Farsi frate come Francesco d'Assisi - 3

Ascoltare la voce di Dio nel cuore

«La notte, mentre dormiva, la Bontà di Dio gli fece vedere un palazzo grande e bello, pieno di armi contrassegnate con la croce di Cristo, per dimostrargli in forma visiva come la misericordia da lui usata verso il cavaliere povero per amore del Sommo Re, stava per essere ricambiata con una ricompensa impareggiabile».
Avevamo lasciato Francesco mentre donava il suo mantello ad un cavaliere, aveva capito che dare qualcosa di sé a chi gli stava accanto valeva molto per la sua vita e Dio voleva ricompensarlo. Gli fa vedere un palazzo pieno di armi. Il sogno della sua vita sta per realizzarsi. Ascoltiamo cosa risponde, proprio come te: «Domandò a chi appartenessero quelle armi e una voce dal cielo gli assicurò che erano sue tutte sue e dei suoi cavalieri.»

Il giovane Francesco non capisce subito questo messaggio e pensa fosse un incoraggiamento a seguire il suo ideale insieme ai suoi amici. Ma Gesù stava lavorando dentro di lui, pian piano e quel sogno si rivelerà più avanti…..
TO BE CONTINUED...

lunedì 23 aprile 2012

Diventare frate francescano... la risposta di un giovane.





Ciao a tutti fratelli !!!
Sono Bruno, ho 25 anni e provengo da Salerno; da ottobre dello scorso anno sono a Benevento per vivere  la formazione iniziale che prende il nome di postulato, primo cammino per diventare frate francescano.
Vorrei riassumere la mia esperienza vocazionale (come credo quella di tutti), con la parola Amore. Sono qui perché attratto dal Signore che, in ogni istante della mia vita, mi ha amato profondamente; Lui che è buono, Lui che è Amore attrae in modo incredibile con la sua Parola, con la sua presenza. Bisogna però porsi in ascolto; diventare un’anfora vuota per essere pieno di Dio.
            Il Signore mi ha messo nel cuore una sorta di nostalgia di Lui per cercarLo sempre con coraggio e passione fino ad arrivare qui, tra i Frati Conventuali per discernere la Sua chiamata e  per perfezionare la risposta che do e che cerco di vivere al meglio insieme ai miei fratelli.         
Tutto ebbe inizio nel 2005 ad Assisi dove feci i miei primi esercizi spirituali.
                         Credo che proprio in quei giorni la figura del poverello di Assisi mi colpì profondamente, mi turbò ma i tempi di Dio non sono i miei tempi…e così continuai la mia vita indifferente, gettando questa esperienza sotto la sabbia, temendo che fosse soltanto una mia impressione.
Intanto però l’amore scava, scatena, provoca, incoraggia…fino a lasciare tutto, abbandonare ogni mio progetto di studio e di vita. Una scelta piena di timore, di paura, di domande…ma nel frattempo piena di gioia, piena di entusiasmo e di slancio che mi hanno fatto sentire completo, come se non avessi bisogno di nient’altro…fino ad arrivare qui per seguire il Signore allo stesso modo di S. Francesco, per diventare frate e testimoniare, con la vita, in modo semplice, il Vangelo.
 
Diventare frate per me vuol dire vivere in libertà, liberi nello spirito per amare direttamente Dio con i fratelli; vuol dire vivere con gioia per lodare Dio di tutte le meraviglie che compie ogni giorno; vuol dire vivere con i fratelli con cui condividere la vita, l’esperienza di Dio, la preghiera e la gioia; vuol dire essere dono e vivere gli altri come dono di Dio nel servizio: vuol dire essere pieni di stupore e meraviglia verso le cose più semplici. Insomma: liberi per essere ricompensati all’infinito, senza calcoli!
           

Mi chiedo perché un giovane dovrebbe vivere un’avventura francescana?

Credo semplicemente  che il Signore chiama tantissimi giovani sui passi di Francesco e che debbano, con serenità, capire cosa Lui vuole da loro.

 Ognuno di noi ha il diritto di comprendere quale sia la strada per arrivare alla gioia immensa e piena…perché il Signore ci vuole innanzitutto e soprattutto felici!
Allora cari giovani, coetanei e non, mettetevi in ascolto…muoviamoci per seguire Gesù che dice: “venite e vedrete”. Andiamo per vederLo, andiamo per comprendere, andiamo nel silenzio per ascoltarlo, andiamo in preghiera per parlargli, andiamo per affidargli ogni nostra paura, gioia, sofferenza, andiamo per metterci al suo servizio : innanzitutto andiamo!
Abbandoniamoci a Lui che ci “ha chiamato amici” e che ogni giorno, attraverso le persone che ci circondano e gli eventi che accadono, ci guida…per quella strada che, nonostante sia in salita, porta alla gioia vera, porta al tesoro nascosto che distrugge la tristezza del mondo.

Bruno Giordano

lunedì 19 marzo 2012

Viva il Papà, vocazione all'Amore


Bella e dolce, infantile quanto adulta la festa che, oggi, ci ricorda la figura del Papà.
Tutto ha origine dalla festa di un papà esemplare, San Giuseppe che seppe vivere con responsabilità, dignità, gioia e sacrificio il suo ruolo di padre oltre la fisicità della relazione.
Giuseppe uomo giusto, viene chiamato un titolo che di questi tempi è di difficile lettura, ridondando la domanda: cos’è giusto?
Ma Giuseppe seppe fare della sua paternità la prima giustizia responsabile custodendo ed educando quel bambino nell’alone del mistero, perciò uomo giusto ed anche paziente, uomo dell’attesa che mai si ribellò ad un progetto di vita a tratti incomprensibile sin dalla notizia di Maria sua fidanzata di esser incinta.
Da lui possiamo cogliere il gusto di accogliere il progetto di Dio nel silenzio e nel mistero non come uomini e donne sottomessi ma come persone responsabilmente attivi che  impiegano tutto sé stessi  nella collaborazione al progetto di Dio.
Nell’ammirare questa figura di padre, ricordiamo il ruolo del padre, ruolo bellissimo e fondamentale per la vita e lo sviluppo di ogni persona, la bellezza dell’eessere padre non può essere sganciata dalla responsabilità che parte sin dal momento del concepimento per terminare nel momento della morte, quando un padre fa “Testamento” con il figlio, ovvero non il solo lascito materiale, ma nell’uso antico del termine “Testamentum” quando il padre stringeva un patto con il figlio di continuare l’opera educativa sociale e familiare del morente.
 Il ruolo del padre che, oggi, ha bisogno di essere rivalutato, di esser rivestito di nuovo di una dignità, in particolare in quelle tristi situazioni di uomini che han visto crollare il progetto di una famiglia e si ritrovano ad esser padri part-time e presenti con il solo mantenimento mensile stabilito da un giudice.
E’ triste vedere come, la società che con il divorzio, invece di portar benessere e sviluppo ha portato tristezza e solitudine. Quanti uomini oggi trascorreranno questa festa con un desiderio di una famiglia unita e felice, con le letterine come un tempo, invece no. Stessa situazione per la festa della mamma.
Emerge questa riflessione dopo un dibattito alla radio ascoltato questa mattina, ovvero come vivono questa festa i padri single. Ne emergeva un quadro indegno di un paese sviluppato come dovrebbe essere l’Italia, ma ciò che impressiona è il fatto che non si tratta di casi isolati, ma di tanti, troppi uomini che non possono accompagnare i loro figli nel normale sviluppo. Come è vero che tanti sono anche i padri che non vogliono stare accanto ai loro figli.
Questa festa ci faccia ricordare ciò che siamo, innanzi tutto figli bisognosi di essere amati e non delusi da una realtà che abusa di uno strumento come il divorzio che, doveva aiutare quelle situazioni invivibili, che oggi si rivela come una risposta alla mancanza di responsabilità.
Mi viene da concludere, infantilmente, con una breve dedica al mio ed a tutti i papà: CARO PAPA’ TI VOGLIO BENE.

Fr. Rocco Predoti

lunedì 5 marzo 2012

Chiamata vocazionale, risposta in cammino.

Il coraggio di lasciarsi amare, di lasciarsi coinvolgere nel turbine dell'Amore di Dio, rispondendo passo dopo passo alla sua chiamata.
Il cammino quaresimale, ci conduce dentro al cammino della vita, ma non ci lascia soli, come un padre che educa ci prende per mano e ci porta lungo questa via, a tratti difficile, a tratti dubbiosa, a tratti complicata, a tratti con delle domande che si alzano giganti innanzi alla nostra vita ma è necessario lasciarsi condurre con fiducia e speranza, sapendo attendere le risposte che giungeranno, ma tocca attendere, come gli apostoli che, sul monte tabor, dinanzi alla domanda su cosa significasse ciò che avevano visto, Gesù chiedeva di attendere.
Mettiamoci nell'atteggiamento del bambino che, fidandosi dell'amore della mamma e della sicurezza del papà si lasciano avvolgere la manina da quella del genitore e camminano con loro.
Camminiamo verso la Pasqua cogliendo la sapienza e la dolcezza che ci vengono date dalle fermate domenicali, fermate dove il Padre ci fa vedere il cammino percorso e quello da percorrere.
Non scoraggiamoci se il cammino verso la Pasqua è lungo, e sopratutto se sulla vetta c'è collocata una croce, perchè nel momento del dolore, dell'abbandono, della sfiducia, della tristezza, dell'angoscia potremo rispondere insieme a Cristo al Padre urlando dalla nostra solitudine, al Padre che sul Tabor dice di Cristo: "Questo è il mio Figlio: Ascoltatelo !".
Lasciamoci affascinare dall'ascolto di Dio, ascolto che genera la Misericordia di Dio, quella Misericordia che ha trasformato la vita di Frate Francesco, 800 anni fa per le vie di Assisi.
Ecco le parole che Francesco ha lasciato prima di morire nel suo Testamento da dove emana il profumo della sua esperienza, del suo cammino, della sua attesa, della sua sofferenza sula croce con Cristo.
Queste parole entrino nel cuore di tutti, in particolare nel cuore di chi avverte la chiamata di Dio, rispondendo con il desiderio di diventare frate, perchè questo desiderio, questa fiamma vocazionale sia alimentata dall'esperienza vera e concreta dell'Amore di Dio.


Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a
fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava
cosa troppo amara vedere i lebbrosi,  e il Signore stesso mi
condusse tra loro e usai con essi misericordia .  E allontanandomi
da loro, cio` che mi sembrava amaro mi fu cambiato
in dolcezza di animo e di corpo . E in seguito, stetti un poco
e uscii dal secolo .   (Dal testamento di S. Francesco)




Fr. Rocco Predoti

venerdì 24 febbraio 2012

Una ragazza risponde il suo "Si".

Ciao a tutti!
Sono Valentina, una novizia delle suore Francescane Alcantarine e vivo da quasi un anno ad Assisi presso la casa di noviziato dove mi sto preparando a dire il mio "Si" a Dio...un "Si" costruito giorno per giorno nella quotidianità della mia vita in fraternità in un rapporto con le mie sorelle e con il Signore.
Ho iniziato il mio discernimento alcuni anni fa venendo per caso in Assisi e scoprendo che Dio non fa mai le cose a caso! La mia vita era un bel pò disordinata..parlo del cuore, delle relazioni, dello studio,e il Signore ha operato mirabilmente..a me è bastato solo “scostarmi un po’ dalla riva  proprio come Gesù chiese a Pietro sulla  sua barca. Ho imparato, ascoltandolo, a fidarmi di Lui ed a "prenderlo in parola", a lasciare ogni giorno "casa", i luoghi delle mie sicurezze e comodità. Adesso non c'è fatica che non abbia un sapore o colore diverso, perchè sostenuta da Cristo e dalla sua Parola.
Il Signore entra per dove lo lasciamo entrare...non si scandalizza della confusione delle nostre "stanze", nè della povertà delle nostre forze...a noi la libertà di lasciarci amare e di rispondere con tutto il cuore al suo Amore!

Valentina

martedì 21 febbraio 2012

Il Progetto della fraternità, sfida francescana

Diventare frate, Essere Francescano, Indossare un abito religioso, vivere ad Assisi, seguire S. Francesco, seguire Cristo, amare la vocazione, avere la fiamma vocazionale, e quante altre idee possano venire in mente a chi si mette per la prima volta in un cammino spirituale deve essere consapevole che lo porterà ad una svolta. La svolta della propria vita, il punto dal quale sai che non potrai più tornare indietro, perchè chi segue Cristo non può voltarsi indietro, e Francesco d'Assisi l'ha compreso benissimo, andando sempre avanti, da quando ha lasciato la vecchia vita, fino alla sera del 3 ottobre 1226 quando andò incontro a sorella morte. 
Andare avanti anche quando la fiamma si affievolisce, quando l'amore non è divampante ma inizia a rassodarsi consolidandosi in un progetto di vita serio, quando lo sguardo necessariamente deve posarsi sull'attenzione del fratello, quando si esce dal "Io" per andare incontro al "Tu".
E' il progetto di vita della fraternità che Francesco aveva in mente accettandola come dono di Dio "il Signore mi donò dei fratelli" e che oggi chiede di essere vissuto perchè mai è stato attuale ed urgente, oserei dire, urgente in una civiltà che sta perdendo tale nome per essere storia del transitorio, del tutto passa e nulla vale, storia dei singoli, storia della solitudine.
Con questa preoccupazione il Papa Benedetto XVI ci consegna il Messaggio per la Quaresima 2012 avendo come tema centrale la Fraternità. Ecco a voi alcuni tralci da meditare magari nel silenzio della vostra camera o da leggere in un momento di relax....



«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, 
per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» 
(Eb 10,24) 
Fratelli e sorelle, 
la Quaresima ci offre ancora una volta l’opportunità di riflettere sul cuore della vita 
cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l’aiuto della Parola di Dio 
e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. È un 
percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di 
vivere la gioia pasquale. 
 Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto 
dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella 
carità e nelle opere buone» (10,24). È una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro 
esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e 
l’accesso a Dio. Il frutto dell’accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù 
teologali: si tratta di accostarsi al Signore «con cuore sincero nella pienezza della fede» (v. 
22), di mantenere salda «la professione della nostra speranza» (v. 23) nell’attenzione costante 
ad esercitare insieme ai fratelli «la carità e le opere buone» (v. 24). Si afferma pure che per 
sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di 
preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v. 
25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e 
sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l’attenzione all’altro, la reciprocità e la santità 
personale. 
1. “Prestiamo attenzione”: la responsabilità verso il fratello. 
 Il primo elemento è l’invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein, che 
significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. 
Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo, 
che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr Lc 
12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio  occhio prima di guardare alla 
pagliuzza nell’occhio del fratello (cfr  Lc  6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della 
stessa  Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l’apostolo e 
sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a 
fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a 
non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale 
l’atteggiamento contrario: l’indifferenza,  il disinteresse, che nascono dall’egoismo, 2
mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la 
voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell’altro. Anche oggi Dio ci 
chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate 
da premura reciproca, da attenzione al  bene  dell’altro e a  tutto  il suo bene. Il grande 
comandamento dell’amore del prossimo esige e  sollecita la consapevolezza di avere una 
responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in 
molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell’altro un vero alter ego, amato in modo 
infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così 
come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo 
di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: 
«Il mondo è malato. Il suo male risiede meno  nella dilapidazione delle risorse o nel loro 
accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i 
popoli»                          

Spero che il cammino quaresimale porti a tutti voi i frutti desiderati di un autentico discernimento, un sincero cammino verso Cristo nostra Pace. 

fr. Rocco Predoti

venerdì 27 gennaio 2012

Rimanere con Gesù...Convegno adolescenti


Convegno Adolescenti

“Non fissare il tuo sguardo sul mio dito, ma osserva ciò che sta indicando:è la luna piena che illumina il tuo cammino” (Anonimo).


Domenica 12 Febbraio 2012


Convento S. Bernardino - Amantea

Rimanere con Gesù…

Programma

Ore 9,30: Arrivi e accoglienza

Ore 10,00: Preghiera fra Giuseppe Montesanto  a seguire una breve riflessione
 
11,30: Santa Messa presieduta da P. Giorgio Tassone

12,30: pranzo al sacco

14,00: Attività guidata

15,30: condivisione

16,30: Mandato


NB. Per le prenotazioni rivolgersi al proprio Parroco
                                                                
   Oppure: fra Francesco Celestino, tel. 0982-424379




Proposta Vocazionale... con Francesco per il mondo




Carissimi, è questo il programma per le nostre attività vocazionali  dei Frati Minori Conventuali della Custodia di Calabria, un'opportunità per conoscere meglio S. Francesco e per poter vivere un'esperienza a stretto contatto con i Frati Francescani.
Un'occasione per poter riflettere sulla chiamata all'Amore della propria vita nelle singole dimensioni della vita consacrata e della vita matrimoniale e per scoprire nella propria vita la bellezza della Vocazione Cristiana così come Frate Francesco l'ha insegnata ai suoi frati ed a quanti lo hanno conosciuto.

Cos'altro dirvi???  Che siete invitati e noi frati altro non possiamo fare che attendervi e condividere con voi il nostro tempo, il nostro ascolto e la nostra vita.
Chiamati ad essere fraternità, chiamati ad essere inviati ad ogni uomo ed ogni donna, chiamati ad essere frati di Francesco, fratelli di ogni persona nella grande famiglia dei Figli di Dio.
Un abbraccio ad ognuno di voi, augurandovi una buona preparazione al Natale piena di gioia a voi ed ai vostri sogni.....

lunedì 9 gennaio 2012

Ritiro mensile per Giovani: Toccati dal Signore

Carissimo, anche in questo mese c'è la possibilità di trascorrere una giornata di ritiro tutti insieme nel convento "S. Bernardino" di Amantea (CS). Una possibilità per gustare lo spirito di Francesco insieme ai Frati Minori Conventuali disposti ad ascoltarti e parlarti ed altri giovani che, per un giorno, scelgono di darsi un'alternativa al solito tram tram. 
Un'occasione per riprendere in mano la propria vita, per ascoltare Dio e se stessi nel silenzio interiore ed esteriore e per vivere un'esperienza di fraternità magari controcorrente all'individualismo che spesso ci rende tristi e soli.


Ecco il programma della giornata che avrà come titolo: Toccati dal Signore. 
Lascia che anche tu sia toccato da Dio, che per un giorno possa passare nella tua vita e guardarti come guardò il giovane ricco...

ore 09:30 Arrivo ed Accoglienza
ore 10:00 Lodi e Meditazione: Toccati dal Signore
ore 11:00 Celebrazione Eucaristica
ore 12:00 Preghiera dell'Angelus e riflessione    personale nel silenzio.
ore 13: 00 Pranzo tutti insieme !
ore 14:30 Lavori di approfondimento nei gruppi
ore 16:00 Adorazione Eucaristica.
ore 17:00 Condivisione, Partenze e Saluti.



Per partecipare rivolgersi ai frati di riferimento oppure contattare:
fr. Francesco Celestino:  3315363889 - 0982424379

giovedì 5 gennaio 2012

Diventare Frate: 1 Passo. Il Postulato...


Chiediamo ad Eugenio Cimino, postulante di primo anno di dirci cos'è il Postulato.

Facendo una domanda su cos’è il postulato, ad essa si può rispondere in tanti modi, ma io preferisco dare una definizione personale, frutto della mia esperienza di vita: il postulato è un cammino che noi giovani dai 18 anni in su facciamo per capire se la vita dei Frati Minori Conventuali è la nostra strada oppure no, insomma è un percorso molto bello.
Tale cammino si svolge in un convento adatto a tale scopo, per noi giovani del sud italia si trova a Benevento, dove ci formiamo alla vita francescana, conosciamo il Signore con un quotidiano contatto con lui, conosciamo la vita di S. Francesco d’Assisi ed il suo carisma e conosciamo meglio noi stessi oltre che nella preghiera e meditazione anche nelle relazioni con i formatori ed i fratelli.
La nostra giornata è principalmente basata sulla vita fraterna strutturata nelle diverse modalità: vi è il tempo della  preghiera, dello studio, della formazione sia con il Rettore Fr. Antonino Carillo che con altri formatori che ci aiutano sui diversi ambiti della vita consacrata.
Il postulato è la prima tappa di un bellissimo cammino di discernimento della volontà nostra e di Dio e dura 2 anni al termine dei quali vi è l’ingresso in noviziato, questi 2 anni sono da base per la struttura delle tappe successive.
Io sono un giovane di 21 anni proveniente da Catanzaro Lido in Calabria ed ho scelto di entrare in Postulato dopo aver fatto cinque anni del seminario minore, durante i quali, aiutato dai miei superiori  ho capito che non era quella la mia vita ma quella di San Francesco, anche perché la mia vocazione è nata all’interno della mia parrocchia dove ci sono i Frati Minori Conventuali ed importante per me è stata la presenza di fr. Francesco Celestino che ha curato sempre la mia vocazione anche quando ero al seminario, e così dopo cinque anni ho scelto di far esperienza di vita con i frati nei conventi della calabria, in questo modo ho avuto chiara quale strada Dio mi indicava per poterlo seguire.
La mia testimonianza è di dire che questa vita che ho scelto è molto bella perché ti fa star bene sia con te che con Gesù vivendo sempre a contatto con lui e condividendo la vita dei frati che mi affascina sempre di più.
Ai ragazzi e alle ragazze che cercano la vocazione dico di capire se il signore li chiama veramente oppure no, perché a volte le personesi scoraggiano e lasciano oppure capiscono che questa non è la loro strada da seguire. Pensateci sempre su questa domanda “il signore mi chiama veramente oppure no???”   

Eugenio Cimino 

martedì 20 dicembre 2011

Dinanzi al Presepe, si accende la luce della chiamata.



Negli scritti di Francesco, riguardo al Natale di Gesù, si trovano espressioni che denota tutto il suo coinvolgimento personale, che esprime così:

Ecco ogni giorno Egli si umilia come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine, ogni giorno egli viene a noi in apparenza umile.(Ammonizioni 1)

In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico… Rallegriamoci ed esultiamo, poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato e per noi è nato, lungo la via e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo.             ( Ufficio della Natività).


Si nota come quando Francesco, pensava al Mistero del Natale, comprendeva di trovarsi dinanzi al Mistero per eccellenza dell’Incarnazione e di esso ne comprendeva tutta la sua grandezza e misteriosità lasciandosi avvolgere ed interrogare da esso. Direi meglio lasciandosi chiamare da esso.
Nell'umiltà del Bambino divino che nasce nella povera mangiatoia avvertiva la propria vocazione ed a tale umiltà si è conformato così in pieno che, una leggenda, lo vuole far nascere nelle stesse condizioni di Cristo, in una stalla. Tale umiltà lui, l’ha fatta diventare il modello della sua chiamata a seguire Cristo povero e Crocifisso che già, al suo nascere, si presenta come colui che “discende” nel seno della Vergine.
Di questa discesa umile Francesco rimane talmente affascinato che diventa il suo stile e progetto di vita, una povertà non in quanto tale ma come condizione più simile a quella di Cristo.
Francesco compie il primo passo della sua chiamata rispondendo al “Seguimi”, di Gesù come fece Filippo e prima di lui Andrea, Simon Pietro e poi Natanaele e tutti gli altri dove prima del primo passo sono stati colpiti dallo sguardo partito dal cuore innamorato del Maestro.
Lo sguardo su Francesco si è posato durante la sua vita quotidiana, accorgendosi di Cristo che passava nella via della sua vita scendendo fino a lui e guardandolo nell’intimo del suo cuore.
Francesco capisce che non può più fare a meno di Cristo, ritrovandosi il cuore gonfio d’Amore che lo spingerà a lasciare tutto.
Potremmo definire la chiamata degli apostoli, di Francesco, la nostra stessa chiamata  una “chiamata natalizia”, perché ad ognuno lo sguardo di Cristo disceso fino a noi, ha acceso una luce, molto più forte delle tanti che accendiamo per gioire di questa festa le quali ci rimandano ad essa, Cristo che nasce nella miseria delle nostre vite, rendendoci  sede regale come rese la grotta di Betlemme, la più umile delle città.
Nella miseria della sua vita perciò Francesco non ha trovato i propri fallimenti, dolori, delusioni ma ha trovato il Messia come l’apostolo Andrea è corso a dire al fratello Simone, come il contadino che trova il suo tesoro, come il giovane che trova il suo amore, come il cercatore che trova la meta, oserei dire come ognuno cerchiamo la nostra vocazione, il senso per la nostra vita e trovato scopriamo come l’Amore di Dio ci inchioda con la sua seduzione facendoci divenire discepoli di questo Amore, discepoli di questa fiamma che arde, annunciatori umili della sua umiltà sublime come i pastori corsero ad annunziare ciò che avevano visto di meraviglioso nell’umiltà del presepe.
Francesco sceglie di lasciarsi amare dalla misericordia di Cristo umile incamminandosi in questo cammino di umiltà che lo porterà a trovare il Bambino che “nasce lungo la via”. Questa definizione che si trova in Francesco pone l’accento sull’assenza di dimora di Cristo e come lui Francesco sceglie di vivere con lui lungo questa via della vita, sceglie di lasciarsi amare lungo le vie insicure del mondo con la sola sicurezza dell’Amore di Cristo che mai gli sarà portato via, uno sguardo che continuerà ad essere intenso quanto più intenso sarà lo sguardo del chiamato che risponde ad esso.
Nella visione del presepe di Francesco, vediamo accendersi la luce di Cristo che chiama, come i pastori, come i magi, come gli apostoli, come Francesco, anche noi a lasciarci guardare, a lasciarci amare, a progettare la nostra vita sulla continua accensione di questa lampada con il nostro assenso incondizionato e fiducioso al suo Amore, partendo anche noi senza indugio.

Fr. Rocco Predoti