La vocazione francescana va di moda!!!
e già!, me lo sento dire da tanti. La forma di vita assunta da Francesco ancora oggi va di moda ed attira tanta gente al Vangelo.
La finestra aperta dal giovane di Assisi ancora continua a mandare aria fresca nella Chiesa e nel mondo e la vocazione francescana non sembra avvertire crisi vocazionale.
Forse perchè San Francesco è un santo che ha sempre amato l'autenticità e la genuinità nel vivere il Vangelo, ed esso è quella buona notizia che ancora oggi si scaglia contro quel grigiore delle nostre città ormai avvolte da un eterno ritorno nitzchiano.
Cos'è l'eterno ritorno nitzchiano? Un eterno girare e rigirare, perdere tempo dietro le solite attività per quali, a volte, spendiamo una vita. Studio, esami, sabato sera, shopping, saloni, vacanze e via si riparte, shopping in centro, disco, pub, studio, esami fino a ritrovarsi con ben poco in mano ed una vita consumata.
Il Vangelo offre di più, entra fin nelle viscere della tua vita e prende, il giovane invecchiato che sei e ti fa ridiventare persona nuova. Gesù Cristo ti tende la mano senza mai stancarsi.
Francesco diventa questa mano tesa a tutti, lui che continua oggi a cantare la bellezza del Vangelo in mezzo al grigio ed al brutto della vita, anzi prende il brutto delle povertà e lo fa diventare il bello dell'Amore.
In mezzo a tanta bruttura che ci circonda, che a volte copriamo coi luccichini stile mediaset trendy, Francesco ancora oggi ci invita a cantare la Bellezza, a prendere i pennelli della nostra vita ed iniziare a dipingere con ottimismo le tele delle nostre giornate.
perciò lasciamo che Francesco ci dica: "Il mio l'ho fatto, il vostro ve lo insegni Cristo"
fr. Rocco Predoti ofm conv
Questa pagina è una porta di accoglienza per quanti, ragazzi e ragazze, sentono nel cuore di seguire Cristo diventando frate sull'esempio di S. Francesco d'Assisi
Visualizzazione post con etichetta fiamma vocazionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiamma vocazionale. Mostra tutti i post
giovedì 24 settembre 2015
lunedì 4 maggio 2015
Farsi frate come Francesco - 4
Và e ripara la mia casa
Continuiamo a scoprire la chiamata vocazionale del giovane
Francesco. Ormai Gesù era entrato nel suo cuore e gli stava mettendo il
desiderio di essere grande però ancora doveva mostrargli cosa dovesse fare. Era
un po’ confuso Francesco ed inizia a fare diverse piccole esperienze che gli
fanno intuire la bellezza di stare vicino ai poveri, agli ammalati e quanto
povera fosse invece la ricca vita che stava conducendo.
Ascoltiamo il racconto: «Un giorno era uscito nella campagna per meditare.
Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano che minacciava rovina,
vecchia com’era, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare.
Pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso si sentì invadere da
una grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni di lacrime
nella croce del Signore, udì una voce scendere dalla croce: «Francesco và, e ripara
la mia casa, che come vedi è tutta in rovina».
Questo racconto lo vediamo qui spiegato dai pennelli di
Giotto. Francesco entra in questa Chiesa in rovina e finalmente per la prima
volta negli affreschi il giovane ha lo sguardo in alto. In questa Chiesa
rovinata Francesco alza lo sguardo, non ha paura delle macerie ma guarda Gesù e
Gesù guarda lui.
Francesco è chiamato ad aggiustare quella chiesa a
rimboccarsi le maniche per aiutare le pietre più rovinate, cioè le persone più
abbandonate, più povere.
Gesù grida il nome di Francesco e gli chiede di andare…
Anche tu che stai leggendo “và” senza pauraverso le persone
più abbandonate, “và” con il coraggio dello Spirito, “và” pieno dell’Amore di
Dio verso coloro che non sono voluti più da nessuno. Questa è la vocazione di ogni
frate: andare verso tutti e riparare ciò che in ogni persona rischia di cadere.
Fr. Rocco Predoti
martedì 28 aprile 2015
Farsi frate come Francesco d'Assisi - 3
Ascoltare la voce di Dio nel cuore
«La
notte, mentre dormiva, la Bontà di Dio gli fece vedere un palazzo grande e
bello, pieno di armi contrassegnate con la croce di Cristo, per dimostrargli in
forma visiva come la misericordia da lui usata verso il cavaliere povero per
amore del Sommo Re, stava per essere ricambiata con una ricompensa
impareggiabile».
Avevamo lasciato Francesco mentre donava il suo mantello ad
un cavaliere, aveva capito che dare qualcosa di sé a chi gli stava accanto
valeva molto per la sua vita e Dio voleva ricompensarlo. Gli fa vedere un
palazzo pieno di armi. Il sogno della sua vita sta per realizzarsi. Ascoltiamo
cosa risponde, proprio come te: «Domandò
a chi appartenessero quelle armi e una voce dal cielo gli assicurò che erano
sue tutte sue e dei suoi cavalieri.»
Il giovane Francesco non capisce subito questo messaggio e
pensa fosse un incoraggiamento a seguire il suo ideale insieme ai suoi amici.
Ma Gesù stava lavorando dentro di lui, pian piano e quel sogno si rivelerà più
avanti…..
TO BE CONTINUED...
lunedì 23 aprile 2012
Diventare frate francescano... la risposta di un giovane.
Sono
Bruno, ho 25 anni e provengo da Salerno; da ottobre dello scorso anno sono a
Benevento per vivere la formazione iniziale che prende il nome di postulato, primo cammino per diventare frate francescano.
Vorrei riassumere la mia esperienza vocazionale (come credo
quella di tutti), con la parola Amore. Sono qui perché attratto dal Signore
che, in ogni istante della mia vita, mi ha amato profondamente; Lui che è
buono, Lui che è Amore attrae in modo incredibile con la sua Parola, con la sua
presenza. Bisogna però porsi in ascolto; diventare un’anfora vuota per essere
pieno di Dio.
Il Signore mi ha messo nel cuore una
sorta di nostalgia di Lui per cercarLo sempre con coraggio e passione fino ad
arrivare qui, tra i Frati Conventuali per discernere la Sua chiamata e per perfezionare la risposta che do e che
cerco di vivere al meglio insieme ai miei fratelli.
Tutto
ebbe inizio nel 2005 ad Assisi dove feci i miei primi esercizi spirituali.
Credo che proprio in quei giorni la figura del
poverello di Assisi mi colpì profondamente, mi turbò ma i tempi di Dio non sono
i miei tempi…e così continuai la mia vita indifferente, gettando questa
esperienza sotto la sabbia, temendo che fosse soltanto una mia impressione.
Intanto però l’amore scava, scatena, provoca, incoraggia…fino
a lasciare tutto, abbandonare ogni mio progetto di studio e di vita. Una scelta
piena di timore, di paura, di domande…ma nel frattempo piena di gioia, piena di
entusiasmo e di slancio che mi hanno fatto sentire completo, come se non avessi
bisogno di nient’altro…fino ad arrivare qui per seguire il Signore allo stesso
modo di S. Francesco, per diventare frate e testimoniare, con la vita, in modo
semplice, il Vangelo.
Diventare frate per me vuol dire vivere in libertà, liberi nello spirito per amare
direttamente Dio con i fratelli; vuol dire vivere con gioia per lodare Dio di
tutte le meraviglie che compie ogni giorno; vuol dire vivere con i fratelli con
cui condividere la vita, l’esperienza di Dio, la preghiera e la gioia; vuol
dire essere dono e vivere gli altri come dono di Dio nel servizio: vuol dire
essere pieni di stupore e meraviglia verso le cose più semplici. Insomma: liberi
per essere ricompensati all’infinito, senza calcoli!
Mi
chiedo perché un giovane dovrebbe vivere un’avventura francescana?
Credo
semplicemente che il Signore chiama
tantissimi giovani sui passi di Francesco e che debbano, con serenità, capire
cosa Lui vuole da loro.
Ognuno di noi ha il diritto di comprendere
quale sia la strada per arrivare alla gioia immensa e piena…perché il Signore
ci vuole innanzitutto e soprattutto felici!
Allora
cari giovani, coetanei e non, mettetevi in ascolto…muoviamoci per seguire Gesù
che dice: “venite e vedrete”. Andiamo per vederLo, andiamo per comprendere,
andiamo nel silenzio per ascoltarlo, andiamo in preghiera per parlargli,
andiamo per affidargli ogni nostra paura, gioia, sofferenza, andiamo per
metterci al suo servizio : innanzitutto andiamo!
Abbandoniamoci
a Lui che ci “ha chiamato amici” e che ogni giorno, attraverso le persone che
ci circondano e gli eventi che accadono, ci guida…per quella strada che,
nonostante sia in salita, porta alla gioia vera, porta al tesoro nascosto che
distrugge la tristezza del mondo.
lunedì 19 marzo 2012
Viva il Papà, vocazione all'Amore

Bella e dolce,
infantile quanto adulta la festa che, oggi, ci ricorda la figura del Papà.
Tutto ha origine
dalla festa di un papà esemplare, San Giuseppe che seppe vivere con
responsabilità, dignità, gioia e sacrificio il suo ruolo di padre oltre la
fisicità della relazione.
Giuseppe uomo giusto,
viene chiamato un titolo che di questi tempi è di difficile lettura, ridondando
la domanda: cos’è giusto?
Ma Giuseppe seppe
fare della sua paternità la prima giustizia responsabile custodendo ed educando
quel bambino nell’alone del mistero, perciò uomo giusto ed anche paziente, uomo
dell’attesa che mai si ribellò ad un progetto di vita a tratti incomprensibile
sin dalla notizia di Maria sua fidanzata di esser incinta.
Da lui possiamo
cogliere il gusto di accogliere il progetto di Dio nel silenzio e nel mistero
non come uomini e donne sottomessi ma come persone responsabilmente attivi che impiegano tutto sé stessi nella collaborazione al progetto di Dio.
Nell’ammirare questa
figura di padre, ricordiamo il ruolo del padre, ruolo bellissimo e fondamentale
per la vita e lo sviluppo di ogni persona, la bellezza dell’eessere padre non
può essere sganciata dalla responsabilità che parte sin dal momento del concepimento
per terminare nel momento della morte, quando un padre fa “Testamento” con il figlio, ovvero non il solo lascito materiale,
ma nell’uso antico del termine “Testamentum”
quando il padre stringeva un patto con il figlio di continuare l’opera educativa
sociale e familiare del morente.
Il ruolo del padre che, oggi, ha bisogno di
essere rivalutato, di esser rivestito di nuovo di una dignità, in particolare
in quelle tristi situazioni di uomini che han visto crollare il progetto di una
famiglia e si ritrovano ad esser padri part-time e presenti con il solo
mantenimento mensile stabilito da un giudice.
E’ triste vedere
come, la società che con il divorzio, invece di portar benessere e sviluppo ha
portato tristezza e solitudine. Quanti uomini oggi trascorreranno questa festa
con un desiderio di una famiglia unita e felice, con le letterine come un
tempo, invece no. Stessa situazione per la festa della mamma.
Emerge questa
riflessione dopo un dibattito alla radio ascoltato questa mattina, ovvero come
vivono questa festa i padri single. Ne emergeva un quadro indegno di un paese
sviluppato come dovrebbe essere l’Italia, ma ciò che impressiona è il fatto che
non si tratta di casi isolati, ma di tanti, troppi uomini che non possono
accompagnare i loro figli nel normale sviluppo. Come è vero che tanti sono
anche i padri che non vogliono stare accanto ai loro figli.
Questa festa ci
faccia ricordare ciò che siamo, innanzi tutto figli bisognosi di essere amati e
non delusi da una realtà che abusa di uno strumento come il divorzio che,
doveva aiutare quelle situazioni invivibili, che oggi si rivela come una
risposta alla mancanza di responsabilità.
Mi viene da
concludere, infantilmente, con una breve dedica al mio ed a tutti i papà: CARO
PAPA’ TI VOGLIO BENE.
Fr.
Rocco Predoti
lunedì 5 marzo 2012
Chiamata vocazionale, risposta in cammino.
Il coraggio di lasciarsi amare, di lasciarsi coinvolgere nel turbine dell'Amore di Dio, rispondendo passo dopo passo alla sua chiamata.
Il cammino quaresimale, ci conduce dentro al cammino della vita, ma non ci lascia soli, come un padre che educa ci prende per mano e ci porta lungo questa via, a tratti difficile, a tratti dubbiosa, a tratti complicata, a tratti con delle domande che si alzano giganti innanzi alla nostra vita ma è necessario lasciarsi condurre con fiducia e speranza, sapendo attendere le risposte che giungeranno, ma tocca attendere, come gli apostoli che, sul monte tabor, dinanzi alla domanda su cosa significasse ciò che avevano visto, Gesù chiedeva di attendere.
Mettiamoci nell'atteggiamento del bambino che, fidandosi dell'amore della mamma e della sicurezza del papà si lasciano avvolgere la manina da quella del genitore e camminano con loro.
Camminiamo verso la Pasqua cogliendo la sapienza e la dolcezza che ci vengono date dalle fermate domenicali, fermate dove il Padre ci fa vedere il cammino percorso e quello da percorrere.
Non scoraggiamoci se il cammino verso la Pasqua è lungo, e sopratutto se sulla vetta c'è collocata una croce, perchè nel momento del dolore, dell'abbandono, della sfiducia, della tristezza, dell'angoscia potremo rispondere insieme a Cristo al Padre urlando dalla nostra solitudine, al Padre che sul Tabor dice di Cristo: "Questo è il mio Figlio: Ascoltatelo !".
Lasciamoci affascinare dall'ascolto di Dio, ascolto che genera la Misericordia di Dio, quella Misericordia che ha trasformato la vita di Frate Francesco, 800 anni fa per le vie di Assisi.
Ecco le parole che Francesco ha lasciato prima di morire nel suo Testamento da dove emana il profumo della sua esperienza, del suo cammino, della sua attesa, della sua sofferenza sula croce con Cristo.
Queste parole entrino nel cuore di tutti, in particolare nel cuore di chi avverte la chiamata di Dio, rispondendo con il desiderio di diventare frate, perchè questo desiderio, questa fiamma vocazionale sia alimentata dall'esperienza vera e concreta dell'Amore di Dio.
Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a
fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava
cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi
condusse tra loro e usai con essi misericordia . E allontanandomi
da loro, cio` che mi sembrava amaro mi fu cambiato
in dolcezza di animo e di corpo . E in seguito, stetti un poco
e uscii dal secolo . (Dal testamento di S. Francesco)
Il cammino quaresimale, ci conduce dentro al cammino della vita, ma non ci lascia soli, come un padre che educa ci prende per mano e ci porta lungo questa via, a tratti difficile, a tratti dubbiosa, a tratti complicata, a tratti con delle domande che si alzano giganti innanzi alla nostra vita ma è necessario lasciarsi condurre con fiducia e speranza, sapendo attendere le risposte che giungeranno, ma tocca attendere, come gli apostoli che, sul monte tabor, dinanzi alla domanda su cosa significasse ciò che avevano visto, Gesù chiedeva di attendere.
Mettiamoci nell'atteggiamento del bambino che, fidandosi dell'amore della mamma e della sicurezza del papà si lasciano avvolgere la manina da quella del genitore e camminano con loro.
Camminiamo verso la Pasqua cogliendo la sapienza e la dolcezza che ci vengono date dalle fermate domenicali, fermate dove il Padre ci fa vedere il cammino percorso e quello da percorrere.
Non scoraggiamoci se il cammino verso la Pasqua è lungo, e sopratutto se sulla vetta c'è collocata una croce, perchè nel momento del dolore, dell'abbandono, della sfiducia, della tristezza, dell'angoscia potremo rispondere insieme a Cristo al Padre urlando dalla nostra solitudine, al Padre che sul Tabor dice di Cristo: "Questo è il mio Figlio: Ascoltatelo !".
Lasciamoci affascinare dall'ascolto di Dio, ascolto che genera la Misericordia di Dio, quella Misericordia che ha trasformato la vita di Frate Francesco, 800 anni fa per le vie di Assisi.
Ecco le parole che Francesco ha lasciato prima di morire nel suo Testamento da dove emana il profumo della sua esperienza, del suo cammino, della sua attesa, della sua sofferenza sula croce con Cristo.
Queste parole entrino nel cuore di tutti, in particolare nel cuore di chi avverte la chiamata di Dio, rispondendo con il desiderio di diventare frate, perchè questo desiderio, questa fiamma vocazionale sia alimentata dall'esperienza vera e concreta dell'Amore di Dio.
Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a
fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava
cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi
condusse tra loro e usai con essi misericordia . E allontanandomi
da loro, cio` che mi sembrava amaro mi fu cambiato
in dolcezza di animo e di corpo . E in seguito, stetti un poco
e uscii dal secolo . (Dal testamento di S. Francesco)
Fr. Rocco Predoti
venerdì 24 febbraio 2012
Una ragazza risponde il suo "Si".
Ciao a tutti!
Sono Valentina, una novizia delle suore Francescane Alcantarine e vivo da quasi un anno ad Assisi presso la casa di noviziato dove mi sto preparando a dire il mio "Si" a Dio...un "Si" costruito giorno per giorno nella quotidianità della mia vita in fraternità in un rapporto con le mie sorelle e con il Signore.
Ho iniziato il mio discernimento alcuni anni fa venendo per caso in Assisi e scoprendo che Dio non fa mai le cose a caso! La mia vita era un bel pò disordinata..parlo del cuore, delle relazioni, dello studio,e il Signore ha operato mirabilmente..a me è bastato solo “scostarmi un po’ dalla riva proprio come Gesù chiese a Pietro sulla sua barca. Ho imparato, ascoltandolo, a fidarmi di Lui ed a "prenderlo in parola", a lasciare ogni giorno "casa", i luoghi delle mie sicurezze e comodità. Adesso non c'è fatica che non abbia un sapore o colore diverso, perchè sostenuta da Cristo e dalla sua Parola.
Il Signore entra per dove lo lasciamo entrare...non si scandalizza della confusione delle nostre "stanze", nè della povertà delle nostre forze...a noi la libertà di lasciarci amare e di rispondere con tutto il cuore al suo Amore!
Sono Valentina, una novizia delle suore Francescane Alcantarine e vivo da quasi un anno ad Assisi presso la casa di noviziato dove mi sto preparando a dire il mio "Si" a Dio...un "Si" costruito giorno per giorno nella quotidianità della mia vita in fraternità in un rapporto con le mie sorelle e con il Signore.Ho iniziato il mio discernimento alcuni anni fa venendo per caso in Assisi e scoprendo che Dio non fa mai le cose a caso! La mia vita era un bel pò disordinata..parlo del cuore, delle relazioni, dello studio,e il Signore ha operato mirabilmente..a me è bastato solo “scostarmi un po’ dalla riva proprio come Gesù chiese a Pietro sulla sua barca. Ho imparato, ascoltandolo, a fidarmi di Lui ed a "prenderlo in parola", a lasciare ogni giorno "casa", i luoghi delle mie sicurezze e comodità. Adesso non c'è fatica che non abbia un sapore o colore diverso, perchè sostenuta da Cristo e dalla sua Parola.
Il Signore entra per dove lo lasciamo entrare...non si scandalizza della confusione delle nostre "stanze", nè della povertà delle nostre forze...a noi la libertà di lasciarci amare e di rispondere con tutto il cuore al suo Amore!
Valentina
martedì 21 febbraio 2012
Il Progetto della fraternità, sfida francescana
Diventare frate, Essere Francescano, Indossare un abito religioso, vivere ad Assisi, seguire S. Francesco, seguire Cristo, amare la vocazione, avere la fiamma vocazionale, e quante altre idee possano venire in mente a chi si mette per la prima volta in un cammino spirituale deve essere consapevole che lo porterà ad una svolta. La svolta della propria vita, il punto dal quale sai che non potrai più tornare indietro, perchè chi segue Cristo non può voltarsi indietro, e Francesco d'Assisi l'ha compreso benissimo, andando sempre avanti, da quando ha lasciato la vecchia vita, fino alla sera del 3 ottobre 1226 quando andò incontro a sorella morte.
Andare avanti anche quando la fiamma si affievolisce, quando l'amore non è divampante ma inizia a rassodarsi consolidandosi in un progetto di vita serio, quando lo sguardo necessariamente deve posarsi sull'attenzione del fratello, quando si esce dal "Io" per andare incontro al "Tu".
E' il progetto di vita della fraternità che Francesco aveva in mente accettandola come dono di Dio "il Signore mi donò dei fratelli" e che oggi chiede di essere vissuto perchè mai è stato attuale ed urgente, oserei dire, urgente in una civiltà che sta perdendo tale nome per essere storia del transitorio, del tutto passa e nulla vale, storia dei singoli, storia della solitudine.
Con questa preoccupazione il Papa Benedetto XVI ci consegna il Messaggio per la Quaresima 2012 avendo come tema centrale la Fraternità. Ecco a voi alcuni tralci da meditare magari nel silenzio della vostra camera o da leggere in un momento di relax....
la Quaresima ci offre ancora una volta l’opportunità di riflettere sul cuore della vita
cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l’aiuto della Parola di Dio
e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. È un
percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di
vivere la gioia pasquale.
Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto
dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella
carità e nelle opere buone» (10,24). È una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro
esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e
l’accesso a Dio. Il frutto dell’accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù
teologali: si tratta di accostarsi al Signore «con cuore sincero nella pienezza della fede» (v.
22), di mantenere salda «la professione della nostra speranza» (v. 23) nell’attenzione costante
ad esercitare insieme ai fratelli «la carità e le opere buone» (v. 24). Si afferma pure che per
sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di
preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v.
25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e
sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l’attenzione all’altro, la reciprocità e la santità
personale.
1. “Prestiamo attenzione”: la responsabilità verso il fratello.
Il primo elemento è l’invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein, che
significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà.
Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo,
che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr Lc
12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio occhio prima di guardare alla
pagliuzza nell’occhio del fratello (cfr Lc 6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della
stessa Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l’apostolo e
sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a
fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a
non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale
l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, 2
mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la
voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell’altro. Anche oggi Dio ci
chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate
da premura reciproca, da attenzione al bene dell’altro e a tutto il suo bene. Il grande
comandamento dell’amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una
responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in
molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell’altro un vero alter ego, amato in modo
infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così
come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo
di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità:
«Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro
accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i
popoli»
Spero che il cammino quaresimale porti a tutti voi i frutti desiderati di un autentico discernimento, un sincero cammino verso Cristo nostra Pace.
Andare avanti anche quando la fiamma si affievolisce, quando l'amore non è divampante ma inizia a rassodarsi consolidandosi in un progetto di vita serio, quando lo sguardo necessariamente deve posarsi sull'attenzione del fratello, quando si esce dal "Io" per andare incontro al "Tu".
E' il progetto di vita della fraternità che Francesco aveva in mente accettandola come dono di Dio "il Signore mi donò dei fratelli" e che oggi chiede di essere vissuto perchè mai è stato attuale ed urgente, oserei dire, urgente in una civiltà che sta perdendo tale nome per essere storia del transitorio, del tutto passa e nulla vale, storia dei singoli, storia della solitudine.
Con questa preoccupazione il Papa Benedetto XVI ci consegna il Messaggio per la Quaresima 2012 avendo come tema centrale la Fraternità. Ecco a voi alcuni tralci da meditare magari nel silenzio della vostra camera o da leggere in un momento di relax....
per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone»
(Eb 10,24)
Fratelli e sorelle, la Quaresima ci offre ancora una volta l’opportunità di riflettere sul cuore della vita
cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l’aiuto della Parola di Dio
e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. È un
percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di
vivere la gioia pasquale.
Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto
dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella
carità e nelle opere buone» (10,24). È una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro
esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e
l’accesso a Dio. Il frutto dell’accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù
teologali: si tratta di accostarsi al Signore «con cuore sincero nella pienezza della fede» (v.
22), di mantenere salda «la professione della nostra speranza» (v. 23) nell’attenzione costante
ad esercitare insieme ai fratelli «la carità e le opere buone» (v. 24). Si afferma pure che per
sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di
preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v.
25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e
sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l’attenzione all’altro, la reciprocità e la santità
personale.
1. “Prestiamo attenzione”: la responsabilità verso il fratello.
Il primo elemento è l’invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein, che
significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà.
Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo,
che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr Lc
12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio occhio prima di guardare alla
pagliuzza nell’occhio del fratello (cfr Lc 6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della
stessa Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l’apostolo e
sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a
fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a
non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale
l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, 2
mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la
voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell’altro. Anche oggi Dio ci
chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate
da premura reciproca, da attenzione al bene dell’altro e a tutto il suo bene. Il grande
comandamento dell’amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una
responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in
molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell’altro un vero alter ego, amato in modo
infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così
come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo
di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità:
«Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro
accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i
popoli»
Spero che il cammino quaresimale porti a tutti voi i frutti desiderati di un autentico discernimento, un sincero cammino verso Cristo nostra Pace.
fr. Rocco Predoti
venerdì 27 gennaio 2012
Rimanere con Gesù...Convegno adolescenti
Convegno Adolescenti
“Non
fissare il tuo sguardo sul mio dito, ma osserva ciò che sta indicando:è la luna
piena che illumina il tuo cammino” (Anonimo).
Domenica 12 Febbraio 2012
Convento S. Bernardino - Amantea
Convento S. Bernardino - Amantea
Rimanere con Gesù…
Programma
Ore 9,30: Arrivi e accoglienza
Ore 10,00: Preghiera fra Giuseppe
Montesanto a seguire una breve
riflessione
11,30: Santa Messa presieduta da P.
Giorgio Tassone
12,30: pranzo al sacco
14,00: Attività guidata
15,30: condivisione
16,30: Mandato
NB. Per le
prenotazioni rivolgersi al proprio Parroco
Oppure: fra Francesco Celestino, tel. 0982-424379
Proposta Vocazionale... con Francesco per il mondo
Carissimi, è questo il programma per le nostre attività vocazionali dei Frati Minori Conventuali della Custodia di Calabria, un'opportunità per conoscere meglio S. Francesco e per poter vivere un'esperienza a stretto contatto con i Frati Francescani.
Un'occasione per poter riflettere sulla chiamata all'Amore della propria vita nelle singole dimensioni della vita consacrata e della vita matrimoniale e per scoprire nella propria vita la bellezza della Vocazione Cristiana così come Frate Francesco l'ha insegnata ai suoi frati ed a quanti lo hanno conosciuto.
Cos'altro dirvi??? Che siete invitati e noi frati altro non possiamo fare che attendervi e condividere con voi il nostro tempo, il nostro ascolto e la nostra vita.
Chiamati ad essere fraternità, chiamati ad essere inviati ad ogni uomo ed ogni donna, chiamati ad essere frati di Francesco, fratelli di ogni persona nella grande famiglia dei Figli di Dio.
Un abbraccio ad ognuno di voi, augurandovi una buona preparazione al Natale piena di gioia a voi ed ai vostri sogni.....
lunedì 9 gennaio 2012
Ritiro mensile per Giovani: Toccati dal Signore
Un'occasione per riprendere in mano la propria vita, per ascoltare Dio e se stessi nel silenzio interiore ed esteriore e per vivere un'esperienza di fraternità magari controcorrente all'individualismo che spesso ci rende tristi e soli.
Ecco il programma della giornata che avrà come titolo: Toccati dal Signore.
Lascia che anche tu sia toccato da Dio, che per un giorno possa passare nella tua vita e guardarti come guardò il giovane ricco...
ore 09:30 Arrivo ed Accoglienzaore 10:00 Lodi e Meditazione: Toccati dal Signore
ore 11:00 Celebrazione Eucaristica
ore 12:00 Preghiera dell'Angelus e riflessione personale nel silenzio.
ore 13: 00 Pranzo tutti insieme !
ore 14:30 Lavori di approfondimento nei gruppi
ore 16:00 Adorazione Eucaristica.
ore 17:00 Condivisione, Partenze e Saluti.
Per partecipare rivolgersi ai frati di riferimento oppure contattare:
fr. Francesco Celestino: 3315363889 - 0982424379
giovedì 5 gennaio 2012
Diventare Frate: 1 Passo. Il Postulato...
Facendo una domanda su cos’è il postulato, ad essa si può rispondere in
tanti modi, ma io preferisco dare una definizione personale, frutto della mia
esperienza di vita: il postulato è un cammino che noi giovani dai 18 anni in su
facciamo per capire se la vita dei Frati Minori Conventuali è la nostra strada
oppure no, insomma è un percorso molto bello.
Tale cammino si svolge in un convento adatto a tale scopo, per noi
giovani del sud italia si trova a Benevento, dove ci formiamo alla vita
francescana, conosciamo il Signore con un quotidiano contatto con lui,
conosciamo la vita di S. Francesco d’Assisi ed il suo carisma e conosciamo
meglio noi stessi oltre che nella preghiera e meditazione anche nelle relazioni
con i formatori ed i fratelli.
La nostra giornata è principalmente basata sulla vita fraterna
strutturata nelle diverse modalità: vi è il tempo della preghiera, dello studio, della formazione sia
con il Rettore Fr. Antonino Carillo che con altri formatori che ci aiutano sui
diversi ambiti della vita consacrata.
Il postulato è la prima tappa di un bellissimo cammino di discernimento
della volontà nostra e di Dio e dura 2 anni al termine dei quali vi è l’ingresso
in noviziato, questi 2 anni sono da base per la struttura delle tappe
successive.
Io sono un giovane di 21 anni proveniente da Catanzaro Lido in Calabria ed
ho scelto di entrare in Postulato dopo aver fatto cinque anni del seminario
minore, durante i quali, aiutato dai miei superiori ho capito che non era quella la mia vita ma
quella di San Francesco, anche perché la mia vocazione è nata all’interno della
mia parrocchia dove ci sono i Frati Minori Conventuali ed importante per me è
stata la presenza di fr. Francesco Celestino che ha curato sempre la mia
vocazione anche quando ero al seminario, e così dopo cinque anni ho scelto di
far esperienza di vita con i frati nei conventi della calabria, in questo modo
ho avuto chiara quale strada Dio mi indicava per poterlo seguire.
La mia testimonianza è di dire che questa vita che ho scelto è molto
bella perché ti fa star bene sia con te che con Gesù vivendo sempre a contatto
con lui e condividendo la vita dei frati che mi affascina sempre di più.
Ai ragazzi e alle ragazze che cercano la vocazione dico di capire se il
signore li chiama veramente oppure no, perché a volte le personesi scoraggiano
e lasciano oppure capiscono che questa non è la loro strada da seguire. Pensateci
sempre su questa domanda “il signore mi chiama veramente oppure no???”
Eugenio Cimino
martedì 20 dicembre 2011
Dinanzi al Presepe, si accende la luce della chiamata.
Negli scritti di Francesco,
riguardo al Natale di Gesù, si trovano espressioni che denota tutto il suo
coinvolgimento personale, che esprime così:
Ecco ogni giorno Egli si umilia come quando
dalla sede regale discese nel grembo della Vergine, ogni giorno egli viene a
noi in apparenza umile.(Ammonizioni 1)
In quel giorno il Signore ha mandato la sua
misericordia, nella notte si è udito il suo cantico… Rallegriamoci ed
esultiamo, poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato e per noi è
nato, lungo la via e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto
nell’albergo. ( Ufficio della
Natività).
Si nota come quando Francesco,
pensava al Mistero del Natale, comprendeva di trovarsi dinanzi al Mistero per
eccellenza dell’Incarnazione e di esso ne comprendeva tutta la sua grandezza e
misteriosità lasciandosi avvolgere ed interrogare da esso. Direi meglio
lasciandosi chiamare da esso.
Nell'umiltà del Bambino divino
che nasce nella povera mangiatoia avvertiva la propria vocazione ed a tale
umiltà si è conformato così in pieno che, una leggenda, lo vuole far nascere
nelle stesse condizioni di Cristo, in una stalla. Tale umiltà lui, l’ha fatta
diventare il modello della sua chiamata a seguire Cristo povero e Crocifisso
che già, al suo nascere, si presenta come colui che “discende” nel seno della
Vergine.
Di questa discesa umile Francesco
rimane talmente affascinato che diventa il suo stile e progetto di vita, una povertà
non in quanto tale ma come condizione più simile a quella di Cristo.
Francesco compie il primo passo
della sua chiamata rispondendo al “Seguimi”, di Gesù come fece Filippo e prima
di lui Andrea, Simon Pietro e poi Natanaele e tutti gli altri dove prima del
primo passo sono stati colpiti dallo sguardo partito dal cuore innamorato del
Maestro.
Lo sguardo su Francesco si è
posato durante la sua vita quotidiana, accorgendosi di Cristo che passava nella
via della sua vita scendendo fino a lui e guardandolo nell’intimo del suo
cuore.
Francesco capisce che non può più
fare a meno di Cristo, ritrovandosi il cuore gonfio d’Amore che lo spingerà a
lasciare tutto.
Potremmo definire la chiamata
degli apostoli, di Francesco, la nostra stessa chiamata una “chiamata natalizia”, perché ad ognuno lo
sguardo di Cristo disceso fino a noi, ha acceso una luce, molto più forte delle
tanti che accendiamo per gioire di questa festa le quali ci rimandano ad essa,
Cristo che nasce nella miseria delle nostre vite, rendendoci sede regale come rese la grotta di Betlemme,
la più umile delle città.
Nella miseria della sua vita
perciò Francesco non ha trovato i propri fallimenti, dolori, delusioni ma ha
trovato il Messia come l’apostolo Andrea è corso a dire al fratello Simone,
come il contadino che trova il suo tesoro, come il giovane che trova il suo
amore, come il cercatore che trova la meta, oserei dire come ognuno cerchiamo
la nostra vocazione, il senso per la nostra vita e trovato scopriamo come l’Amore
di Dio ci inchioda con la sua seduzione facendoci divenire discepoli di questo
Amore, discepoli di questa fiamma che arde, annunciatori umili della sua umiltà
sublime come i pastori corsero ad annunziare ciò che avevano visto di
meraviglioso nell’umiltà del presepe.
Francesco sceglie di lasciarsi
amare dalla misericordia di Cristo umile incamminandosi in questo cammino di
umiltà che lo porterà a trovare il Bambino che “nasce lungo la via”. Questa
definizione che si trova in Francesco pone l’accento sull’assenza di dimora di
Cristo e come lui Francesco sceglie di vivere con lui lungo questa via della
vita, sceglie di lasciarsi amare lungo le vie insicure del mondo con la sola
sicurezza dell’Amore di Cristo che mai gli sarà portato via, uno sguardo che
continuerà ad essere intenso quanto più intenso sarà lo sguardo del chiamato
che risponde ad esso.
Nella visione del presepe di
Francesco, vediamo accendersi la luce di Cristo che chiama, come i pastori,
come i magi, come gli apostoli, come Francesco, anche noi a lasciarci guardare,
a lasciarci amare, a progettare la nostra vita sulla continua accensione di
questa lampada con il nostro assenso incondizionato e fiducioso al suo Amore,
partendo anche noi senza indugio.
Fr.
Rocco Predoti
Iscriviti a:
Post (Atom)










