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sabato 3 dicembre 2016

La chiamata. Dono ricevuto e dato.




Giovani frati perché la vocazione è giovane. Risposta ad un progetto di felicità proposto da Cristo a dei giovani. Vuoi seguirmi? Vuoi essere felice? Vuoi realizzare la tua vita con la mia?
Giovani frati che non hanno esitato, non hanno fatto conti, non hanno atteso anni ed anni in un’eterna titubanza. Non si sono lasciati intimidire dal sogno di Dio per loro.
Fr. Miguel e fr. Zbigniew, due giovani francescani di appena trent’anni che davanti alla proposta di amore fatta da Gesù non si sono tirati indietro. Mani che hanno servito, amato, accarezzato, abbracciato. Mani che si sono consumate nell’incontro di quella mano piagata di Cristo nella mano piagata dei fratelli serviti sulle alture del Perù.
Giovani frati che hanno donato la loro vita nel martirio. Uccisi perché hanno amato e davanti alla minaccia hanno risposto “Non abbiamo niente da nascondere, se vengono daremo testimonianza della verità”. La loro verità è stata l’amore ricevuto e dato. Uccisi ma vivi, zittiti ma parlanti della verità che ha trasformato la loro vita. Lascia che Gesù seduca la tua vita, il suo amore la trasformi, la sua vita plasmi la tua.
I giovani frati in Calabria ci sentiamo come disse uno di loro due, “un seme gettato su una terra difficile e adesso tocca a noi germogliare bene”. Ecco perché li stiamo scegliendo come esempio da proporci e proporre, come stile da vivere e da raccontare. Gli eventi che vivremo ad Amantea in questi giorni vogliono essere un segno che illumini la nostra vita e quella dei giovani della nostra terra di Calabria. Dedicare a loro una piazza vuol rendere la loro una presenza nella vita quotidiana della nostra città di Amantea affinché vi sia sempre il coraggio di rispondere di Sì alla chiamata del Signore.


Fr. Rocco Predoti

martedì 8 novembre 2016

SfAmati dall'Amore... "Giovani verso Assisi 2016"


Parole di una giovane calabrese sfamata dalla Dio-incidenza

Dovrei raccontarvi la mia esperienza al GVA; cercherò di essere breve, ma è necessario che faccia qualche passo indietro… Una Dio-incidenza (chi è stato al Convegno sa di cosa sto parlando, agli altri lo spiegherò dopo), mi ha fatto conoscere il GVA poco più di due anni fa, attraverso gli entusiasmanti racconti del mio vicino di posto durante un viaggio in autobus. Non è stato difficile travolgermi con quelle parole; per me che sono cresciuta con lo spirito francescano, la partecipazione ad un incontro regionale poco tempo dopo, è stata l’occasione per ritrovare la gioia di chi segue Cristo sulle orme di Francesco. I due anni che sono trascorsi non sono stati molto facili, sono una ventottenne laureata, semi-disoccupata, alle prese con le delusioni del mondo e alla ricerca dell’amore vero, quello con la A maiuscola. Una mattina di fine settembre Qualcuno dall’alto ha deciso che io quest’anno avrei dovuto partecipare al convegno. Non ci avevo pensato minimamente, anzi, non lo avevo programmato, visto che ahimè lo ammetto, cerco sempre di avere le cose sotto controllo, ma dopo aver detto a fra Rocco che mi sentivo giù per una serie di cose successe, mi sono trovata davanti ad un “Vieni, punto e basta”. Allora in quel momento ho smesso di programmare e mi sono sentita in dovere di rispondere sì a quella chiamata, perché era Dio che in mi stava dicendo che avrei dovuto fare quell’esperienza. Allora ho iniziato a fare il conto alla rovescia e neanche la preoccupazione per la terra che tremava ha fermato il mio andare incontro ai nuovi fratelli e sorelle che il Signore mi ha donato. Infatti non conoscevo nessuno prima di partire, ma ciò che ci accomunava non ha reso difficile l’instaurarsi di legami che sono sicura dureranno nel tempo. Dal tema del Convegno si evince subito l’argomento trattato; durante una testimonianza, ho capito che non era un caso che io mi trovassi lì, visto che ogni parola, ogni racconto sembravano fossero rivolti a me. Coincidenza? No, Dio-incidenza! Al convegno è uscito fuori questo neologismo, per indicare che ciò che accade nella nostra vita, se visto con gli occhi della fede, non è un caso, ma opera di Dio. È difficile spiegare ciò che accade dentro; chi parla ai giovani sa benissimo come smuovere ciò che di più intimo c’è nei cuori. Oggi ci sentiamo un po’ persi, abbiamo bisogno di certezze che il mondo non può darci e per noi credenti le cose a volte si complicano. Veniamo spesso giudicati da chi non vive un’esperienza di fede perché non ci basta l’effimero, ma siamo affamati di qualcosa in più. E chi può darci quel di più se non Colui che ci ama sopra ogni cosa, che ci lascia liberi e che ci accoglie così come siamo, con le nostre debolezze e le nostre mancanze? E’ così che anche noi dovremmo amare, in qualunque tipo di rapporto, dovremmo dare il nostro tutto e allora impareremo a gustare l’attesa dei tempi di Dio, che non corrispondono ai tempi dell’uomo. Le lacrime di tanti cuori liberati dall’angoscia che ho visto durante la liturgia penitenziale mi hanno fatto capire che non sono sola e che vale la pena continuare a lottare per difendere la bellezza della gioia di amare incondizionatamente. Un altro momento molto significativo è stata la condivisione della Parola. Ci è stato proposto il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù in quell’occasione sfama la folla, comportandosi come un padrone di casa che si prende cura dei suoi ospiti e preoccupandosi che ciò che avanza non vada perduto. In realtà la folla presente è sfamata non dal pane, pur essendo il cibo materiale necessario per il sostentamento, ma dal cibo spirituale che Egli offre alle loro vite; il pane avanzato è segno della sovrabbondanza della grazia di Dio in chi si affida a Lui e niente di ciò che si compie nel suo nome andrà perso, anche se si tarda a vederne i frutti. Una cosa che mi ha particolarmente colpita è la richiesta che Filippo fa a Gesù, ovvero domanda dove poter comprare il pane e con quali mezzi, quindi si pone il problema dal punto di vista umano. Eppure lo stava chiedendo a colui che avrebbe potuto sfamare la folla senza dover ricorrere ad alcun mezzo, invece Gesù si serve dei cinque pani e dei due pesci di un ragazzo presente, che si fida di lui, rischiando di perdere quel poco che possiede. Ed ecco allora il messaggio che mi rimane alla fine di questa esperienza: impareremo ad amare veramente quando impareremo a perdere ciò che abbiamo per “correre il rischio” di essere davvero felici e che il Signore può moltiplicare quello che abbiamo da offrirgli soltanto se gli apriamo il nostro cuore e decidiamo di fidarci di Lui


(Raffaella Mautone)

martedì 22 settembre 2015

Rispondere alla chiamata: "Eccomi!"

Eccomi!!!
Rispondere ad una proposta che giunge dall'interno del cuore di Cristo: "Seguimi".
Eccomi è sinonimo di esserci, non un "si" con tanti giri di parole ma un dire: ci sono qui per ciò che mi chiedi, qualunque cosa tu mi chieda, o Signore, io ci sono, eccomi!
Una risposta d'Amore ad una proposta d'amore. Questa è la risposta ad una vocazione. Camminare giorno dopo giorno ripetendosi: Eccomi!
Domenica 20 ho avuto la gioia immensa di essere ordinato diacono ad Amantea. Bello sentirsi chiamati innanzi al popolo dal Vescovo che dice: "scegliamo questo nostro fratello per l'ordine del diaconato" ed io che rispondo "Eccomi!".
Un eccomi ed un esserci giorno dopo giorno, come la goccia lenta che scende dal torchio e riempie di buon mosto la botte.
Non risposte avventate ed affrettate ma piccole decisioni giorno dopo giorno, pezzi di un cammino, pietre di una strada in salita, con diffcoltà e tornanti che sembra si torni indietro.
La vocazione è questa, piccole risposte giorno dopo giorno, come insegna San Francesco d'Assisi che ha fatto del suo essere misero e piccolo la risposta più grande che potesse dare: Io sono piccolo e misero ma...eccomi!
Caro Giovane, non lasciarti impaurire dal tuo essere "piccolo et misero", se Gesù chiama, basta che tu dica: ci sono, eccomi.
Noi frati francescani ti possiamo dare una mano per ascoltare meglio la chiamata del Signore sulla scia di San Francesco d'Assisi.
Puoi chiamarmi al 0982/424379 - Convento S. Bernardino, Amantea (CS)
oppure scrivermi a  a: francescanicalabria@gmail.com.

fr. Rocco Predoti 

martedì 8 settembre 2015

Tu vieni e seguimi....

Ma tu, tu vieni e seguimi.... canta così la famosa canzone vocazionale!!!
Mi torna in mente, oggi nella festa della Natività di Maria. Già perchè in ogni nascita c'è una vocazione, una meta ed un obiettivo da raggiungere, una vita da realizzare.
Dal convento di Amantea si ascolta il mare, dopo tanti mesi torna ad essere mosso, le sue onde raccontano che l'estate è finita, la spiaggia non è il posto delle nostre giornate ed i lidi tirano gli attrezzi perciò sono terminate le notti sul lungomare ed a scoprire nuovi amori sulle spiaggie deserte.
Settembre è così, sospesi tra l'estate finita e l'inverno da iniziare... ed una vocazione da capire ed approfondire.
Questa mattina nella lettura del breviario tratta da Genesi c'era una domanda: "Uomo dove sei?". Domanda secca e senza spiegazioni: dove sei? Dio chiede ad Adamo ma a tutti noi... sei nato ma ora dove sei?
Come rispondere a questa domanda? Dove mi trovo? Dove è il mio cuore e la mia testa? dove passo le mie giornate? su facebook? un pò tempo sprecato direi... su sky?? idem... dove è il tuo affetto, la tua passione per la vita? Dove è, cara/o giovane il tuo amore?
un bel questionario per sedersi in veranda e contemplare il cielo e l'aria che iniziano a cambiare colore e sapore, cedendo il passo al fresco di settembre.
E perchè no, interrogarsi e chiedersi... dove è il senso della mia vita???

fr. Rocco Predoti
francescanicalabria@gmail.com

sabato 29 agosto 2015

Senza paura, la risposta al senzo della vita...



Eccomi !!!! 
questa risposta hanno dato i 7 giovani ieri mattina quando venivano chiamati dal Ministro Provinciale dei frati.
Caro giovane che sei in ricerca della tua vita, ti posso raccontare come hanno risposto ieri questi 7 ragazzi alla loro ricerca: Eccomi!.
Un ECCOMI deciso, fermo, un atto di volontà. Non un semplice: Ah?? dici a me?? non so... ora vedo... Ma hanno risposto alla chiamata vocazionale, si sono buttati dentro un cammino di sequela che li cambia (in meglio!) e si sono buttati con tutta la loro vita.
Sette giovani tra i quali fr. Diego Canino, giovane di Catanzaro, hanno emesso la professione dei voti temporanei nella Basilica di Sant'Antonio a Padova.
La Professione dei voti temporanea è la conclusione dell'anno della prova o noviziato, un anno durante il quale si sperimenta più da vicino la chiamata vocazionale alla vita francescana, vivendo più intimamente con Dio e con i fratelli di cammino dentro una comunità di frati che accoglie e guida.
Al termine di questo anno si risponde di "SI" a questa chiamata, si mette a disposizione di Dio la propria vita con la consacrazione all'interno della famiglia fondata da S. Francesco d'Assisi.
Dopo aver imparato ad ascoltare Dio nella quiete, nel silenzio, distaccandosi dai vecchi ritimi che mettono solo confusione si affidano alla nuova fraternità affinchè la loro chiamata inizi a portare i primi frutti.
A te, caro giovane in ricerca di un senso alla tua vita, di un ritmo che picchiato sui tasti della tua vita produca una bellissima melodia, il consiglio di lasciarti interrogare dalla voce di Gesù che chiama ed ama. Questi giovani non sono stati delusi da Cristo che li ha chiamati perchè Cristo dona tutto e non toglie nulla. Non avere paura e lasciati chiamare da Gesù!!!
Noi frati siamo qui per incontrarti ed ascoltarti:

fr. Rocco Predoti - francescanicalabria@gmail.com


giovedì 20 agosto 2015

Farsi francescano per Amore...amare x amare

"L'Amore è sufficiente per se stesso, , piace per se stesso ed in ragione di sè. E' a se stesso merito e premio. L'amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all'infuori di sé."
Una piccola gemma ci viene regalata da S. Bernardo nei suoi "Discorsi sul Cantico dei cantici".
Tante volte si sente dire: "voglio farmi frate!!! voglio diventare frate!!! Mi sento chiamato!!!
Ma piace fare un'altra domanda: "Sei disposto ad innamorarti perdutamente di Gesù Cristo? Sei disposto a lasciarti amare senza alcun vantaggio? Sei disposto a voler camminare con le tue imperfezioni piuttosto che ambire alla perfezione? Sei disposto ad amare per amare soltanto per il piacere di amare e lasciarti amare da Dio?
Questa è la vocazione: la chiamata ad essere amati dal Padre che nulla ritira di quanto ha promesso: "avrete cento volte tanto e la vita eterna".
Allora, pensi che Gesù ti stia chiamando a seguirlo? Chiediti se sei disposto a lasciarti amare, senza pretendere da te la perfezione, ma Gesù ti ama e chiama da imperfetto; ti chiama perchè ti ama imperfetto cosi come sei.
Se vuoi metterti in ascolto di questo amore, della voce di Gesù che ti ama e ti chiama, puoi fare un'esperienza nello spirito di S. Francesco d'Assisi con noi frati a S. Bernardino ad Amantea (CS).
Siamo qui per accoglierti e farti vivere con noi alcuni momenti di preghiera, riflessione e conoscenza della vita francescana in questo luogo segnato dalla presenza dei primi frati mandati da S. Francesco in Calabria.
 Se vuoi!!! Puoi chiamarci e venire a trovarci per parlare e pregare insieme nella semplicità e letizia francescana.
fr. Rocco Predoti: 0982/424379 - e.mail: francescanicalabria@gmail.com.
facebook: vocazione francescana calabria




giovedì 13 agosto 2015

Solo l'Amore crea... quando l'assassinio di un frate diventa vita

"Solo l'Amore crea"; frase  di S. Massimiliano Kolbe che come motivo onnipresente ritorna spesso nella mente.
Frase bistrattata al punto che viene dimenticata, come le espressioni importanti ma ovvie. Eppure nella morte del Lager, l'Amore ha creato la vita ed il martirio. Due termini opposti ma i Cristo diventano sinonimi, il martirio è vita.
Bando ai storicismi, soffermiamoci un momento a pensare: dato che il nazismo non c'è più, come posso imitare S. Massimiliano Kolbe? Come posso essere uno spassionato amante di Cristo nel mio mondo?
Anche nel nostro mondo, l'amore crea, dove c'è solitudine l'amore crea, dove c'è depressione l'amore crea, dove c'è imperfezione l'amore crea, dove c'è distruzione (come a Rossano) l'amore crea, dove c'è ingiustizia l'amore crea, dove c'è rassegnazione l'amore crea, dove c'è ndrangheta l'amore crea, dove c'è sfiducia l'amore crea, dove c'è ecclesiasticismo l'amore crea, dove c'è disoccupazione l'amore crea, dove c'è rancore l'amore crea, dove manca la speranza l'amore crea.
Il nostro mondo è bisognoso di nuovi martiri, la nostra Europa, l'Italia, la nostra Calabria ha bisogno di nuovi martiri. Non di ecclesiastici che si assurgono a paradigmi di perfezione morale poveri di misericordia ma di uomini e donne disposti a creare la novità di Cristo in mezzo alla morte.
Questo era Kolbe, non un innalzatore di statuette dell'Immacolata ma un uomo capace di realizzare in sè quanto Cristo ha realizzato con la Pasqua: dalla Morte nasce la vita.
Nella nostra Calabria martoriata dalla ndrangheta e dalla rassegnazione, l'amore può creare spiragli di vita nuova.
Solo l'Amore crea!!!
fr. Rocco Predoti

domenica 2 agosto 2015

Perdono d'Assisi, proposta di tenerezza.

Perdonare con Misericordia... la condizione che emerge da questa festa francescana, dal ripetersi annuale del desiderio di S. Francesco di mandarci tutti in Paradiso.
Perchè il paradiso è la condizione di sublime gioia per ogni uomo, la condizione di stare stretti nell'abbraccio del Padre che non sta lì ad attendere ma viene verso di noi, anzi corre.
Dio Padre non sta con le mani in mano, il nostro peccato lo scuote, lo rende inquieto (strano a dirsi)... perchè ci ama. Allora viene incontro a noi. Gesù Cristo è il volto del Padre che corre incontro a noi, in Gesù la vicinanza con Dio si fa intimità. perciò con Gesù non ci può essere condanna ma solo amore... amore misericordioso, amore tenero, amore viscerale, cioè che non rende tranquilli.
Frate francesco ha capito e vissuto questo amore intimo e dolce e non ha voluto tenerlo per sè, lo ha annunciato, raccontato, urlato al mondo.
La festa del Perdono ci immette dentro questo vortice d'amore, come Francesco sulla Verna ci proietta lì, sulla Croce a cogliere l'Amore donato da Cristo per mezzo della Riconciliazione.
Già, la Confessione è riconciliazione, totale iniziativa di Dio a voler far pace; Dio Padre che dice. "vieni, gusta della croce, assaggia il gusto della pace tra me e te".
Nella confessione non c'è giudizio, rimprovero o pettegolezzo; c'è riconciliazione, pace tra noi e Dio Padre. Nella confessione c'è l'abbraccio tra il Padre e noi, figli nel Figlio Gesù.
Accogliamo questo dono che Francesco ha voluto spargere a piene mani, visitiamo una chiesa parrocchiale che ci unisce alla chiesetta della porziuncola, accostiamoci alla Confessione per gustare la Misericordia tenera del Padre e recitiamo un Pater, Ave e Gloria per essere vicini a Papa Francesco. Queste le condizioni gratuite per l'Indulgenza del Perdono d'Assisi, questo il nostro Si alla proposta misericordiosa di Frate Francesco.
Ad Amantea, nella cornice del Chiostro, ieri sera 1 Agosto abbiamo vissuto questo momento di grazia e di festa. Commuovente vedere tanta gente accostarsi alla confessione nel posto dove vengono accolti i giovani della Calabria che iniziano un discernimento vocazionale alla vita francescana. Ognuno, in questo chiostro si ritrova ad accogliere l'invito di frate Francesco: "riponi la tua fiducia in Cristo".




fr. Rocco Predoti

martedì 16 giugno 2015

Promessa di gioia...prima Promessa Gi.fra di Catanzaro Lido


L’11 giugno 2015 presso la parrocchia Sacro Cuore in località Casciolino quattordici giovani appartenenti alla nuova fraternità di Catanzaro Lido ed ormai quasi tutti da un anno ‘’ammessi’’ alla Gioventù Francescana hanno realizzato il tanto atteso passo successivo attraverso il loro ‘’eccomi’’ pronunciato di fronte all’altare in presenza del celebrante,il sacerdote Pio e di un certo numero di fedeli recatisi li per assistere ed accompagnare con la preghiera questi ragazzi nell’importante rito,nell’importante scelta della ‘’promessa’’. Ecco i nomi dei giovani: Emilio Davì,Giuseppe Ieppariello,Miriam Scerbo,Rachele Sestito,Claudia Moltisanti,Silvia Mercurio,Marianna Greco,Caterina Zagari,Emanuele Rotundo,Giacinto Vellutini,Mimmy Squillaci,Rita Corsi,Francesco Corsi,Natalina Russo,Antonella Minniti,Martino Michela,il primo dei quali ha effettuato il rinnovo della promessa mentre gli ultimi due sono entrati a far parte a tutti gli effetti della fraternità attraverso il rito della conferma. Un giorno di sole,non soltanto perché all’esterno la luce era intensa ma anche perchè quello che brillava negli occhi e nel cuore pareva essere la premessa di quel si, magari non  vissuto precedentemente con consapevolezza ma che nel momento della chiamata ognuno di noi ha sentito intensamente,partendo dalle fasi di preparazione nelle quali ognuno ha fatto la sua parte, messo un po di se,facendo sentire la sua presenza e contribuendo a rendere ancora più solida quell’unità fraterna verso la quale protendiamo e del quale la promessa rappresenta solo un punto di partenza..ed il momento tanto atteso è finalmente arrivato,la scelta delle letture,la preparazione dell’offertorio,ed eccoci li, seduti tutti su due bancate ad attendere il richiamo,ma prima il sacerdote durante l’omelia ci ricorda la necessità di avere coraggio,di aprirci alla consapevolezza della nostra fragilità ma allo stesso tempo alla forza insita nella nostra fede,cosi da riuscire a superare le nostre paure,cosi da non aver timore di metterci in gioco..e si,lo stiamo facendo,ci stiamo mettendo in gioco,a piccoli passi,nelle difficoltà di ogni giorno ma consapevoli di esserci gli uni per gli altri.  Ed ecco che i nomi scorrono ad uno ad uno sotto la voce della presidente regionale Donatella e noi consapevoli della nostra responsabilità non manchiamo all’appuntamento ma disponendoci in fila davanti all’altare esprimiamo la nostra promessa,sottomettendoci a quel disegno d’amore in Cristo sulle orme di San Francesco e riconoscendoci come comunità di fede che ha “l’Eucarestia come centro,il Vangelo come guida,la Chiesa come Madre,i poveri e gli ultimi come fratelli”. Tanti sorrisi,qualche lacrima di gioia ma alla fine ce l’abbiamo fatta,ritorniamo ai nostri posti con in mano la nostra eredità e cioè ‘’il vangelo’’ed attendiamo la conclusione della celebrazione con il cuore ricolmo. Dopo qualche fotografia e qualche abbraccio la festa continua nella saletta accanto con un momento divertente  regalatoci dai nostri animatori gifrini Emilio e Giuseppe che con i loro video hanno pensato di rendere omaggio alla fraternità locale ed anche alla regionale descrivendo per cosi dire le peculiarità divertenti di ogni fratello e facendoci sentire parte integrante di qualcosa di veramente meraviglioso ed anche l’animatore fraterno OFS Alessandro non è stato da meno sfoderando la sua vena poetica in rima citando tutti i membri appartenenti alla fraternità; non dimentichiamoci infine la presenza di alcuni fratelli provenienti dalle fraternità di Bisignano e Castrovillari venuti ad assistere al nostro momento,che prosegue tra parole canzoni e buoni sapori non mancando il dolce ed il salato e chiudendo in bellezza tramite una torta dalla forma particolare,quel  tau segno di redenzione e della nostra appartenenza alla magnifica realtà della Gioventù Francescana.. ed è cosi che è andata la nostra “Promessa”,questa parola può significare tutto come può non significare niente,quello che conta è il senso profondo della scelta libera che volontariamente oggi ognuno di questi giovani ha compiuto con l’intenzione di impegnarsi,di rendersi parte attiva di qualcosa di più grande,qualcosa che in fin dei conti si rispecchia nel concetto stesso di “fraternità”. Vedere ogni fratello come un “dono” di Dio imparando a propria volta a donarsi gratuitamente..e siamo qui,a vivere un momento di gioia,ad inebriarci con il profumo dell’eternità ed allo stesso tempo con l’odore di quella terra,simbolo di umiltà sulla quale i piedi del nostro Serafico Padre hanno ricalcato le orme di Gesù,e cosi anche noi vogliamo metterci alla sua sequela e com’è scritto nel Vangelo “non portare nulla per il viaggio” nutrendoci del vero pane che è in grado di saziarci ed abbeverandoci alla vera fonte che è in grado di dissetarci.

                                                                                                                   
     Emanuele Rotundo

lunedì 15 giugno 2015

Storia di una vocazione... fr. Peter si racconta

Pace e bene, sono fr. Peter Hrdy, ho 30 anni e vengo da Nitra, una città della Slovacchia, anche se dal 2010 faccio parte della Provincia Umbra dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali.

Fin da piccolo sono stato affascinato dal mondo della musica e, perciò, mentre frequentavo le scuole elementari e medie, contemporaneamente seguivo lezioni di canto e di violino nonché cantavo e suonavo nel coro della mia parrocchia.
Dopo aver finito gli studi al liceo, decisi di frequentare l’Accademia di Musica di Bratislava dove ho studiato per cinque anni canto lirico. Durante il 2007, ultimo anno dei miei studi, desiderando perfezionare il canto chiesi di fare un’esperienza all'estero e mi consigliarono di andare in Italia. Mi piaceva molto il canto e avevo un desiderio di fare qualcosa di grande e di realizzarmi pianamente.

Fu così che sono arrivato a Perugia, dove fin da subito ho trovato un ambiente favorevole per sviluppare i miei doni, inoltre i ragazzi della GiFra mi hanno accolto ed aiutato ad ambientarmi. In particolare c’è stato uno di loro che mi ha invitato a partecipare ad alcune catechesi tenutesi presso i frati minori conventuali di Perugia.
Durante questi incontri, sentivo che il mio cuore si riempiva di gioia ogni volta che si parlava del Signore e di san Francesco. Ci volle però qualche anno perché cominciassi ad interrogarmi e chiedermi se il Signore non mi stesse chiamando ad altro, così, nel 2010, iniziai un percorso di discernimento vocazionale.
Non è stato certo facile prendere la decisione finale ma il Signore mi ha sostenuto e mi ha donato la grazia con la quale ho trovato il coraggio di fidarmi di Lui.
Fu così che a novembre del 2010 sono entrato in postulato ad Osimo (primo passo della formazione religiosa) dove ho trascorso due anni e dove ho incontrato frati che mi hanno accolto con affetto e accompagnato con premura.
Alla fine del secondo anno del postulato ho chiesto di entrare in Noviziato ad Assisi. Durante questo anno di prova, vivendo nella comunità del Sacro Convento, ho potuto conoscere meglio San Francesco, la Regola dei Frati minori e sperimentare la vita fraterna. Ho vissuto dei momenti belli ma anche difficili, nei quali però il Signore non mi ha mai lasciato solo ed, anzi, mi ha aiutato tramite le persone dei formatori e dei fratelli.
E così che il 7 settembre 2013, dopo tre anni di attesa e di formazione iniziale, ho fatto la mia prima professione temporanea, in cui, mettendomi nelle mani del mio provinciale fr. Franco Buonamano, ho promesso pubblicamente a Dio di volerlo seguire in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio.
Attualmente frequento il secondo anno all'Istituto Teologico di Assisi e comprendo come lo studio mi permetta di crescere per essere un migliore “strumento” nelle mani del Signore.

E’, infatti, nel mettermi al servizio di Dio e nell'amore fraterno che sto trovando il senso pieno della mia vita, sentendo in me sempre più forte questo richiamo a condividerla con gli altri senza paura!  
fr. Peter Hrdy

giovedì 11 giugno 2015

Vocazione ad.... abbracciarsi

Il tempo della scuola è finito. Il tempo dove altri dicono cosa devi fare, cosa leggere, come devi stare è finito. Questo è il tempo di imparare l'arte della libertà. Non sprecare il tempo sapendo di essere libero. Il tempo libero è un dono da coltivare, una bellezza da sfruttare e non da far marcire su un divano accaldato. Non buttare il tuo tempo estivo davanti un televisore, davanti facebook o su whatsapp. Estate, tempo di gioiosa libertà per recuperare i rapporti in famiglia, che a volte escono stracciati dopo un inverno di non-incontro. Fermiamoci a tavola a guardare negli occhi i nostri genitori. L'estate offre anche questa occasione. Uscite e parlate faccia a faccia con i vostri amici. Sdoganate le vostre amicizie dalla chat ma vivetele in pieno al mare, in montagna, dinanzi ad una bella birra, senza abusare, perchè poi il divertimento diventa una scocciatura. Vivete con gioia questo tempo libero e gustate la bellezza di stare insieme. Emozionatevi dinanzi ad un alba, un tramonto, dinanzi allo spettacolo del mare. Innamoratevi in questa estate. Sopratutto gustate la bellezza del cuore che batte, gustate la bellezza di aspettare l'amata/o. Non vi rinchiudete nelle vostre camere, abbracciate la vostra mamma, il vostro papà, i vostri amici. Nell'abbraccio si coglie la bellezza di essere voluti bene. Nell'abbraccio si sperimenta la presenza di qualcuno che ti ama e la presenza di Dio, papà che ama come una mamma.
Non lasciatevi sfuggire le cose belle, perchè nelle cose belle si incontra Gesù, Lui che ha vissuto facendo cose belle insieme ai suoi amici.
fr. Rocco Predoti

lunedì 1 giugno 2015

Dio ha un progetto: Riportarci a Casa!

Avere la Casa del padre come meta della vita. Quest'idea sembra rimanere in noi frati minori conventuali di Calabria dopo la morte improvvisa di Padre Adolfo Della Torre, da anni al servizio della Basilica dell' Immacolata di Catanzaro.
Un frate semplice e buono, pronto ad accogliere tutti con atteggiamento genuinamente francescano; un uomo molto umano, sopratutto.
A quanti chiedevano non negava mai nulla ed in fraternità era sempre pronto a dare il suo contributo di onesta verità, il tutto con molta carità. Alla carità di Cristo tendeva e dal suo Amore si  lasciato guidare da sempre, anche quando ha scelto di venire in Calabria per trasmettere la gioia della vita francescana.
Ora ci rimangono le parole dell'ultima omelia: "Dio ha un progetto: riportarci tutti a casa!". Ieri, festa della Trinità, Padre Adolfo è tornato a Casa, invitato a sedersi al banchetto dell'Amore, alla mensa dove siedono il Padre, il Figlio e lo Spirito occupa ora quel quarto posto eternamente preparato per ciscuno di noi. A noi, frati che lo abbiamo conosciuto sembrano riecheggiare le parole di San Francesco: "La mia parte l'ho fatta, la vostra la insegni Cristo".
Forti del suo esempio proseguiamo il cammino in letizia francescana.
fr. Rocco Predoti

giovedì 28 maggio 2015

Coraggio! Qualcuno ti chiama!

"Coraggio! Alzati, ti chiama!". Ci vuole coraggio, ne serve per ascoltare la voce di Gesù. Tante volte siamo talmente ciechi che diventiamo anche sordi. Non abbiamo il coraggio di ascoltare e di farci chiamare da Gesù. Lui ci chiama e desidera la nostra felicità ma noi siamo con gli occhi chiusi, aspettiamo un Gesù su misura. Lui ci chiama perchè ci ascolta, ascolta il nostro desiderio di felicità.
Prima di seguire Gesù dobbiamo fare una sola cosa: alzarci dalle nostre vite piatte, sempre le stesse, legati alle solite abitudini che girano e rigirano su se stesse. Seduti ai bordi della nostra vita veniamo scomodati dalla sua chiamata, da qualcuno che si avvicina a noi, ciechi come il cieco Bartimeo e ci grida: "Coraggio! Alzati, ti chiama!".
fr. Rocco Predoti

giovedì 14 maggio 2015

Farsi frate come Francesco. 6 - Semplicità che scombussola

Francesco parte. Essere in perenne partenza è il modo semplice di vivere di frate Francesco. Non riesce a star fermo, non riesce a vivere sulla poltrona di casa sua, non riesce a non dire a tutti che Gesù gli sta cambiando la vita, che sta vivendo immerso dentro l’Amore infinito.
Soprattutto Francesco non vuole fare tutto ciò da solo, non vuole agire di testa sua. Dio vive intimamente con lui e lui vive intimamente insieme con i suoi frati.
I più intimi amici ora sono diventati i suoi fratelli, anzi i suoi frati. Si sentono amati e chiamati e non vogliono andare per il mondo ad annunziare il Vangelo senza approvazione del Papa.
Allora Francesco và, a Roma dal “Segnor papa” a chiedere il permesso di vivere il Vangelo con una semplice regola che consisteva di questi versetti del Vangelo: “Se vuoi essere perfetto, và, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi; Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua; Se qualcuno vuol venire a me e non mi ama più del padre, della madre, della moglie e dei figli e dei suoi fratelli e anche della sua vita stessa non può essere mio discepolo; Chiunque avrà lasciato il padre, la madre, i fratelli, le sorelle, la moglie, i figli, le case, i campi per amore mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna”. Dinanzi a queste semplici parole che costituiscono il cuore della vita francescana il papa concesse il suo permesso di andare per il mondo e la sua benedizione.
La semplicità di Francesco e la profondità della vita che vogliono vivere stupisce il papa e i suoi cardinali nell’affresco di Giotto, dove il piccolo Francesco si fa grande nel complesso dell’affresco.
La vita di Francesco stupisce la Chiesa intera ancora oggi e le parole del Vangelo oggi sembrano gridare al mondo che seguire Cristo è garanzia di felicità. Se vuoi essere felice, Francesco conosce il segreto della felicità.


fr. Rocco Predoti

mercoledì 13 maggio 2015

Storia di una vocazione... fr. Luca si racconta

Mi chiamo fra Luca, ho 26 anni e sono uno studente di teologia . Inizio subito con una piccola parentesi, dicendo che quando mi è stato chiesto di raccontare in un articolo il mio cammino vocazionale, ho pensato subito alla difficoltà di raccogliere in un paio di pagine la complessità di una storia in cui il protagonista non sono solo io, ma anche e specialmente Dio; questo perché tanti fattori entrano in gioco, primo fra tutti la paura di non riuscire ad esprimere in maniera profonda quegli eventi che hanno incredibilmente trasformato la mia vita. Ma veniamo al sodo: innanzitutto io provengo da una famiglia che mi ha assicurato fin da bambino una solida educazione cristiana, non fatta tanto di parole quanto di fatti concreti; è infatti dall’amore concreto tra i miei genitori che ho imparato cosa significhino parole come “gratuità”,”ascolto”e anche “sacrificio”. Dico questo, perché sono assolutamente convinto che le fondamenta della vita cristiana non si possano imparare in altro modo che facendone esperienza. Comunque sia dopo aver ricevuto i sacramenti della Comunione e della Cresima, come molti miei coetanei mi sono molto allontanato dalla Chiesa, anche se non ho mai chiuso completamente la porta né ad essa né a Gesù; i motivi di questa mia scelta erano principalmente due: la mancanza di una motivazione che mi spingesse ad approfondire la mia vocazione cristiana e il subentrare di altri interessi.


Cosi ho passato l’adolescenza vivacchiando, cioè senza fare specifici programmi o avere particolari obiettivi per il futuro, sforzandomi invece di riuscire nel miglior modo possibile in ogni mia attività quotidiana, che fosse la scuola o lo sport: ma questo non tanto per me, quanto per la mia famiglia, che molto si era spesa per la mia tranquillità; però ben presto ho cominciato a nutrire degli ideali personali troppo alti ed irreali e di conseguenza a soffrire quegli ambienti che frequentavo (scolastico, sportivo e degli amici) considerandoli superficiali e privi di valori e ai quali non riuscivo più ad adattarmi. In tal modo ho cominciato a chiudermi sempre di più, coltivando disprezzo verso chi non la pensava come me e provocando con questo comportamento molte sofferenze a me stesso e agli altri.
Con il passare del tempo la situazione è peggiorata sempre di più e se ci ripenso adesso solo un’ intervento esterno a me poteva aiutarmi ad uscirne e difatti cosi è stato: non un intervento qualsiasi però, ma quello potente e misericordioso di Dio. La modalità, se ci ripenso, mi sembra ancora oggi cosi ordinaria e allo stesso tempo cosi straordinaria: essa semplicemente consiste in un incontro assolutamente casuale con un frate che non conoscevo e che neanche avevo programmato di conoscere. Lo incontrai fuori da una vecchia ed isolata Chiesa in una fredda domenica dicembrina di qualche anno fa, mentre mi trovavo ad ammirare, con la tristezza nel cuore, un’incantevole paesaggio di montagna, quando all’improvviso una voce alle mie spalle mi invitò dolcemente a prendere qualcosa di caldo nella casa adiacente la Chiesa. Una volta all’interno una sua semplice domanda, del tipo “perché sei qui?”, mi scombussolò a tal punto da cambiare la mia vita: la mia risposta fu infatti una vera e propria esplosione, nella quale riversai tutto il dolore che portavo nel cuore e cosi confessandolo me ne liberai. Al dolore subentrò la gioia per un incontro che fu soprattutto l’Incontro (con la I maiuscola) con Dio, tanto che da li iniziò il mio cammino vocazionale, che mi portò a voler donare la vita proprio a quel Dio che si era presentato a me nella persona di un semplice frate.
 Cosi ho cominciato a compiere il percorso formativo, fatto anche di tante difficoltà, che mi ha portato in vari luoghi e ora che mi trovo ad Assisi, anch’io come frate, sono grato al Signore, perché mi da la possibilità di percorrere un tratto di strada nella terra dove è nato, vissuto e morto, il santo fondatore del mio ordine religioso, San Francesco, il quale prego che mi aiuti a  vivere la vocazione con la stessa coerenza e passione con cui l’ha vissuta lui, cosi da testimoniare ad ogni persona che la vera vita si ha solo in Gesù Cristo! 

fr. Luca Marcattili

martedì 12 maggio 2015

Farrsi frate come Francesco - 6. essere sostegno

Essere sostegno per i deboli

Francesco si lascia trasformare da Gesù. Il Vangelo che ascolta lo sta modellando pian piano ora che è libero da tutto e da tutti. Così veste un nuovo abito a forma di croce, cinto di una corda, per dimostrare che vuole agire come Cristo Crocifisso, cioè regalando la sua vita a tutta l’umanità. Sente di volersi donare a tutti. Altri amici suoi, per primo fu Bernardo, vedono il suo cambiamento e la sua felicità ed allora vogliono stare con lui: sono i primi frati che si aggiungono a Francesco. Il Signore non lo lascia da solo ma gli dà dei fratelli con i quali vivere felicemente insieme. La gioia è una grande cosa da condividere. La gioia che Cristo ci dà può sorreggere la Chiesa e darci forza a seguirlo nella sua volontà. Così Giotto descrive il sogno di Innocenzo III che vide il piccolo Francesco sorreggere con le spalle la Chiesa che stava cadendo.
Anche se siamo piccoli, se sembra che possiamo fare poco, Gesù ha bisogno delle nostre spalle per sorreggere la Chiesa laddove sembra che più stia cadendo: dove c’è ingiustizia, malavita, mancanza di libertà, ignoranza, tristezza. In quei posti le nostre spalle possono essere un appoggio sicuro per tante persone che stanno cadendo, esattamente come la Chiesa dell’affresco.
Diventare frati significa questo: dire a Gesù il proprio “eccomi”, come Francesco, per essere sostegno per tanti che sono deboli.


fr. Rocco Predoti

domenica 3 maggio 2015

Che fare della mia vita? - la vocazione di Don Pino Puglisi

"Chiediamo a chi ci ostacola
di riappropriarsi dell'umanità"

Don Giuseppe Puglisi è stato il primo prete ucciso dalla mafia a causa della sua fede, il 15 Settembre 1993. Era Parroco di Brancaccio, un quartiere alla periferia di Palermo. Era nato lì e conosceva l'oppressione della Mafia sulla povera gente e la sua influenza sulla vita della gente.
Non scelse solo di denunciare dal pulpito ma scelse di strappare i figli dei mafiosi al destino dei loro padri: la galera o la morte.
Non voleva che diventassero "uomini d'onore" ma uomini educati al rispetto degli altri, all'amore bello per le loro spose e i loro figli.
Era un sacerdote pieno di Cristo che trasmetteva anche ai suoi amici e ne aveva tanti. Di loro scriveva: "Gli amici sono fatti per essere un Noi, ma nello stesso tempo sono chiamato a vivere ciascuno la propria identità. L'amicizia fa toccare in qualche modo il nucleo di sè stessi ed aiuta a dare risposte eterne".
Il Pensiero di Don Pino era fisso sempre sul Vangelo, su Cristo e non poteva permettere che i mafiosi togliessero la libertà di pensiero e di Amore che Gesù aveva regalato a tutti.
Dopo aver ricevuto alcune minacce chiedeva che i mafiosi si convertissero ed aiutassero ad ottenere ciò che è indispensabile per i più poveri e la libertà di tutti.
Sapeva di poter morire ma il martirio sull'esempio di Cristo ha potenziato il suo amore verso la sua gente.
Il suo esempio ci fa chiedere: Che fare della mia vita?
In un mondo dove ognuno cerca solo la felicità per se stessi Don Pino ci dice che è possibile regalare la sua vita agli altri seguendo Gesù. Anche Lui come San Francesco ha venduto tutto ed ha seguito Gesù. Grazie alla vocazione di Don Pino la mafia è più debole e molta gente vive in libertà.
In una terra come la Calabria l'esempio di Don Pino ci dice che sconfiggere la mafia si può. Insieme con Gesù e la libertà che ci vuole regalare.

fr. Rocco Predoti

giovedì 30 aprile 2015

Perchè ti sei fatto frate?

Perchè ti sei fatto frate?
è la domanda che noi frati ci sentiamo rivolgerci quasi ogni giorno dalla gente che ci avvicina per strada, sul treno, in stazione. Perchè oggi un giovane sceglie di entrare in convento? Perchè questa controtendenza?
Certamente l'iniziativa è sempre di Dio. E' Lui che sceglie un ragazzo o una ragazza ed inizia a mettere nel cuore come un piccolo seme: il desiderio di Dio. Gesù si avvicina alla vita di qualcuno e gli dice: Segumi!!! Ma dove seguirlo? Come seguirlo?
Inizia una fase della vita che si chiama "Discernimento" e la persona chiamata si affida a delle persone che la sanno consigliare. Cosa buona è che sia il Parroco o un frate che abita vicino l'ambiente che si frequenta in modo che aiuti a capire dove il Signore sta chiamando; così ha fatto il giovane Francesco quando si è fatto spiegare dal suo Parroco alla Porziuncola il brano di Luca "Se vuoi essere perfetto và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Lc 18, 22).
Non avere paura!!! Lascia che Dio ti chiami e ti chieda di andare controcorrente, ti chieda di sfidare le scelte di luoghi comuni e prendere in mano la tua vita... Scegli in grande!!! Guarda in Alto!!!

domenica 26 aprile 2015

Frasi frate come Francesco - 2


Regalare qualcosa di sè
Il Giovane Francesco desiderava diventare un grande personaggio, compiere grandi opere. Francesco voleva diventare un cavaliere grande, nobile e famoso. Voleva essere come i grandi della storia, avere fama. Si chiedeva perché gli altri fossero famosi e lui no.
Mentre si impegnava a diventare un cavaliere famoso allo stesso tempo si accrogeva che altri accanto a lui erano tristi perché stavano fallendo nella loro vita. Francesco inizia a compiere dei strani gesti. Leggiamo cosa scriveva di lui Bonaventura nella biografia « Si procurò vestiti decorosi com’era sua abitudine. Una volta, incontrato un cavaliere, nobile ma povero e mal vestito, subito si spogliò e fece indossare i suoi vestiti all’altro. Così con un solo gesto, compì un duplice atto di pietà, poiché nascose la vergogna di un nobile cavaliere e alleviò la miseria di un povero».
Lui stesso scrive di sé nel suo Testamento: «mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro ed iniziai ad amarli».

Come scrive Papa Francesco, la vocazione è l’invito che Gesù fa ad ognuno di noi ad andare verso le persone che ci stanno accanto ed iniziare ad ascoltare la voce di Dio e la voce degli altri che chiedono al tuo cuore solo una cosa: Amore!!!

venerdì 24 aprile 2015

Duc in altum - Week end giovani ad Assisi

WEEK-END GIOVANI ADULTI
30 MAGGIO - 2 GIUGNO 2015

DUC IN ALTUM



PROGRAMMA:

Sabato 30 maggio:
15.00 Arrivi
18.00 Introduzione
19.00 Vespri

Domenica 31 maggio:
9.00 S. Messa in Basilica
Pellegrinaggio a San Damiano
Pranzo
Pomeriggio: Lectio Divina
18.00 Vespri in Basilica
19.30 Cena

Lunedì 1 giugno:
Lodi mattutine
Attività francescana in Assisi
Pranzo
Pomeriggio: attività francescana in Assisi
Cena

Martedì 2 giugno:
Lodi mattutine
Colazione
Pellegrinaggio al Vescovado
Pranzo
Partenze


NOTE LOGISTICHE
La proposta è rivolta a tutti coloro che hanno tra i 29 e i 35 anni; si svolgerà ad Assisi, ed è organizzata dal Centro Francescano Giovani Assisi, che si trova al Sacro Convento.
Le iscrizioni vanno fatte entro il 10 maggio 2015, o fino a esaurimenti posti. 
Posti disponibili: 65
Prossimamente verranno comunicati dettagli e altre indicazioni.
Per qualsiasi chiarimento e iscrizione, inviare un'email a: segreteria@giovaniversoassisi.it oppure a: francescanicalabria@gmail.com