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martedì 18 settembre 2018

Faccio quello che voglio...anche volare

Risultati immagini per volare uomoSe nasci asino sei certo che puoi anche volare! è vero che gli asini non volano ma se si diventa santi forse può anche avvenire. La storia di Giuseppe, piccolo ragazzo sempliciotto che non aveva mai avuto dimestichezza con i libri - siamo agli inizi del 1600 - è pronta a decollare nel momento in cui pensa che in Dio può fare quello che vuole...anche volare. Un frate che ha vissuto l'obbedienza come libertà. Aveva affidato tutta la sua vita a Cristo e perciò si sentiva estremamente libero al punto di spiccare il volo. In piena epoca illuminista non c'era tempo per le leggende, per cui il fior fiore degli specialisti si precipitò per guardare un "asino" volare, un frate che si definiva così.
Non si è mai arreso, mai fermato ai blocchi di partenza, mai ha creduto di non farcela, ma ha disperato della vita. Tutti lo sottovalutavano ma lui sapeva che Cristo contava su di lui, davanti alla solitudine di tutti lui non si sentiva mai solo.
Sapeva di essere ignorante e zuccone sui libri ma si è talmente fidato di Cristo da diventare il Patrono degli studenti. Perciò non scoraggiamoci, fidarci di Cristo equivale ad essere liberi anche di volare, liberi di diventare grandi, liberi come le navi che portate dal vento sanno compiere grandi imprese. Non lasciamoci ingabbiare da nulla e da nessuno ma fidiamoci per poter volare alto nella vocazione della vita.
fr. Rocco Predoti ofm conv

lunedì 26 ottobre 2015

Ci può essere cecità nella vocazione?

Caro amico,
ogni giorno ti alzi e trovi in te la forza ed il coraggio per affrontare le sfide di una nuova giornata. Devi affrontare la tua famiglia, la scuola, quelle amicizie così difficili da gestire, quella storia che non riesci a capire che piega sta prendendo, infatti siete usciti insieme qualche volta ma ancora non riesci ad acchiapparne il verso. E poi tutte quelle situazioni dalle quali preferisci scappare e startene da solo, cuore a cuore col tuo smartphone, apri whatzapp, due o tre smile, kiss ed il gioco è fatto! Fai vedere di esser tranquillo però in realtà ti porti tutto dentro. Fuori piove, tu sei nella tua camera e quella persona è online ma non scrive ed allora nemmeno in chat riesci a sembrare felice. Il futuro, che abbiamo celebrato lo scorso 21 ottobre, data di arrivo di Marty Mcfly nel nostro futuro, sembra più lontano, quasi irrealizzabile. L’unica alternativa è accendere GTA V e via, tutto sfogo e niente più pensieri.
La realtà non la vedi, non ti interessa più nulla.. insomma sei un piccolo CIECO 2.0.
Eppure qualcuno passa, è Gesù che si accorge di te, come si è accorto di Bartimeo, ascolta il tuo grido un po’ diverso che forse suona cosi: “Gesù voglio un pizzico di felicità”. Allora lui non fa chissà quale miracolo, ti manda semplicemente a chiamare. Allora qualcuno viene e ti dice: “Coraggio, alzati, ti chiama”. Alza gli occhi dallo smartphone, disconnettiti dalla chat, c’è Gesù stesso che ti sta contattando ed attende che tu visualizzi sul display della tua vita la chiamata ad essere felice. Lui è la luce che ti fa ritornare a vedere una famiglia che ti vuole bene, dei compagni di scuola che si fanno in quattro per te, quella persona che da tempo chiede un po’ di attenzione da te.
Mettiti online con la vita e c’è un messaggio per te: “Coraggio alzati, ti chiama, sii felice”. Bartimeo si è alzato ed ha seguito Gesù, ha capito che dietro a Lui c’è una gioia che nessuno può far arrendere, esattamente come Gioia di Inside up.  Noi Frati Minori Conventuali di S. Bernardino ad Amantea siamo sempre qui ad attenderti, ad ascoltare la tua vita ed aiutarti ad essere felice come S. Francesco d’Assisi. Ti possiamo aiutare a far luce nella tua vita, schiarendo la tua cecità con la luce di Cristo.
Questo è il nostro piccolo e grande aiuto per te, caro giovane di Calabria.


fr. Rocco Predoti 

lunedì 19 ottobre 2015

Oggi sarà richiesta la tua vita...

La mia vita dove deve andare, che strada prendere?
Quanto è forte questa domanda che spesso ci facciamo e quante volte rispondiamo con una risposta banale: fare ciò che mi piace.
Diciamo questo perchè pensiamo che la vita è mia e ne faccio quello che dico io... e stop.
Accumulo amicizie, soldi, esperienze che devo fare a tutti i costi. esattamente come l'uomo di cui parla Gesù nel Vangelo di oggi. Accumula tante cose per poter star in pace.
Aveva tutto quell'uomo ma non aveva la sua vita. Le nostre notti sfrecciano sulle strade, si srotolano in una disco, passano in un happy-hour ma... facciamo fatica a trovare la nostra vita.
Gesù offre quella possibilità di fare di tutte queste cose una vita realizzata, metterle in ordine non solo a te stesso, a soddisfare i tuoi capricci ma a costruire una vita che non sia in solitaria.
Fare della propria vita un dono, così come Gesù, fa si che non ci si lasci andare alla tristezza della solitudine, fà si che togliamo quelle cuffiette ed iniziamo ad ascoltare il mondo intero.
Francesco d'Assisi si era scocciato delle solite cose, delle smanie di avere e di avere solo per sè. La vita è un dono e Lui ha voluto cogliere ogni singolo istante per vivere felice. Francesco con la sua vocazione ha realizzato il suo progetto di felicità.
fr. Rocco Predoti

martedì 8 settembre 2015

Tu vieni e seguimi....

Ma tu, tu vieni e seguimi.... canta così la famosa canzone vocazionale!!!
Mi torna in mente, oggi nella festa della Natività di Maria. Già perchè in ogni nascita c'è una vocazione, una meta ed un obiettivo da raggiungere, una vita da realizzare.
Dal convento di Amantea si ascolta il mare, dopo tanti mesi torna ad essere mosso, le sue onde raccontano che l'estate è finita, la spiaggia non è il posto delle nostre giornate ed i lidi tirano gli attrezzi perciò sono terminate le notti sul lungomare ed a scoprire nuovi amori sulle spiaggie deserte.
Settembre è così, sospesi tra l'estate finita e l'inverno da iniziare... ed una vocazione da capire ed approfondire.
Questa mattina nella lettura del breviario tratta da Genesi c'era una domanda: "Uomo dove sei?". Domanda secca e senza spiegazioni: dove sei? Dio chiede ad Adamo ma a tutti noi... sei nato ma ora dove sei?
Come rispondere a questa domanda? Dove mi trovo? Dove è il mio cuore e la mia testa? dove passo le mie giornate? su facebook? un pò tempo sprecato direi... su sky?? idem... dove è il tuo affetto, la tua passione per la vita? Dove è, cara/o giovane il tuo amore?
un bel questionario per sedersi in veranda e contemplare il cielo e l'aria che iniziano a cambiare colore e sapore, cedendo il passo al fresco di settembre.
E perchè no, interrogarsi e chiedersi... dove è il senso della mia vita???

fr. Rocco Predoti
francescanicalabria@gmail.com

martedì 12 maggio 2015

Farrsi frate come Francesco - 6. essere sostegno

Essere sostegno per i deboli

Francesco si lascia trasformare da Gesù. Il Vangelo che ascolta lo sta modellando pian piano ora che è libero da tutto e da tutti. Così veste un nuovo abito a forma di croce, cinto di una corda, per dimostrare che vuole agire come Cristo Crocifisso, cioè regalando la sua vita a tutta l’umanità. Sente di volersi donare a tutti. Altri amici suoi, per primo fu Bernardo, vedono il suo cambiamento e la sua felicità ed allora vogliono stare con lui: sono i primi frati che si aggiungono a Francesco. Il Signore non lo lascia da solo ma gli dà dei fratelli con i quali vivere felicemente insieme. La gioia è una grande cosa da condividere. La gioia che Cristo ci dà può sorreggere la Chiesa e darci forza a seguirlo nella sua volontà. Così Giotto descrive il sogno di Innocenzo III che vide il piccolo Francesco sorreggere con le spalle la Chiesa che stava cadendo.
Anche se siamo piccoli, se sembra che possiamo fare poco, Gesù ha bisogno delle nostre spalle per sorreggere la Chiesa laddove sembra che più stia cadendo: dove c’è ingiustizia, malavita, mancanza di libertà, ignoranza, tristezza. In quei posti le nostre spalle possono essere un appoggio sicuro per tante persone che stanno cadendo, esattamente come la Chiesa dell’affresco.
Diventare frati significa questo: dire a Gesù il proprio “eccomi”, come Francesco, per essere sostegno per tanti che sono deboli.


fr. Rocco Predoti

Prendi e parti per Assisi! "Duc in altum"


DUC IN ALTUM


Non attendere, prendi e parti per Assisi! Dal 30 Maggio al 2 Giugno 2015 l'occasione è buona, per sostare sui luoghi di Francesco con Francesco ed i suoi frati. L'occasione per condividere qualche giorno con i frati francescani in ascolto della voce di Gesù. Se hai tra i 29 ed i 35 anni quest'incontro è fatto per te...


PROGRAMMA:

Sabato 30 maggio:
15.00 Arrivi
18.00 Introduzione
19.00 Vespri

Domenica 31 maggio:
9.00 S. Messa in Basilica
Pellegrinaggio a San Damiano
Pranzo
Pomeriggio: Lectio Divina
18.00 Vespri in Basilica
19.30 Cena

Lunedì 1 giugno:
Lodi mattutine
Attività francescana in Assisi
Pranzo
Pomeriggio: attività francescana in Assisi
Cena

Martedì 2 giugno:
Lodi mattutine
Colazione
Pellegrinaggio al Vescovado
Pranzo
Partenze


NOTE LOGISTICHE
La proposta è rivolta a tutti coloro che hanno tra i 29 e i 35 anni; si svolgerà ad Assisi, ed è organizzata dal Centro Francescano Giovani Assisi, che si trova al Sacro Convento.
Le iscrizioni vanno fatte entro il 10 maggio 2015, o fino a esaurimenti posti. 
Posti disponibili: 65
Prossimamente verranno comunicati dettagli e altre indicazioni.
Per qualsiasi chiarimento e iscrizione, inviare un'email a: segreteria@giovaniversoassisi.it oppure a: francescanicalabria@gmail.com 

giovedì 7 maggio 2015

I frati Minori Conventuali in Calabria

Dove siamo noi frati in Calabria?
I frati francescani in Calabria hanno una storia antichissima che risale allo stesso San Francesco quando nel Capitolo del 1221 (Il Capitolo è un raduno di tutti i frati che si fa periodicamente) da Assisi inviò frati perchè facessero conosce la famiglia francescana in tutta l'Italia.
Furono cinque i frati inviati ed uno di questi fr. Pietro Catin fu inviato in Calabria.
Attualmente la nostra famiglia francescana è presente in cinque punti della Calabria. A Castrovillari (Cs), ad Amantea (Cs), a Catanzaro, a Catanzaro lido ed a Palmi (Cs).

Cosa facciamo?
La vita dei frati ha un obiettivo principale: rendere lode a Dio per ciò che lui opera in noi. S. Francesco apre la sua Regola con le parole: "La vita dei frati minori è questa, osservare il Santo Vangelo". Questo i frati lo viviamo in fraternità, infatti la vita si svolge sempre insieme ad una fraternità, si vive insieme, si prega insieme e si lavora insieme.
Al mattino si inizia sempre con la preghiera mattutina per poi iniziare ognuno il proprio lavoro, che gran parte si svolge con la gente del posto. Incontri, direzione spirituale, assistenza agli ammalati, catechesi, confessioni, celebrazioni liturgiche.

Perchè io no?
S. Agostino dinanzi alle vite dei santi si chiedeva: "Perchè io no?". Stessa cosa fece S. Antonio di Padova quando vide i corpi dei frati che avevano dato la vita per Cristo in marocco. Si chiese: "Perchè io no?" e si mise a bussare alla porta dei frati a Coimbra e divenne il frate francescano più famoso.
In Calabria noi frati lavoriamo tanto ed il lavoro è molto grande, ma tutto questo lo facciamo con semplicità e quel pizzico di letizia che non guasta mai. Ogni mattina ci rimbocchiamo le maniche per stare con Cristo in mezzo alla gente. e Tu? Forse il Signore sta chiamando anche te come Antonio da Padova e come tutti noi, gente normale ma frati con S. Francesco. Ascolta la tua sete di autenticità perchè Cristo non toglie nulla ma dona tutto.


mercoledì 6 maggio 2015

Farsi frate come Francesco - 5. Il nuovo Padre


Il Padre ama e chiama
Nel Vangelo di oggi Giovedì della V settimana di Pasqua, Gesù ci chiama a rimanere nel suo amore, ad abitare nel suo cuore che si fa casa per tutti noi. La casa del suo cuore è anche la casa del Padre, quella casa che ha le porte sempre aperte da dove esce il Padre che continuamente corre incontro a noi.
Gesù ci chiama innanzitutto a lasciarci abbracciare dall’amore tenero di questo Padre, come ha chiamato il giovane Francesco a lasciarci abbracciare dall’amore del Padre.
Nella raffigurazione di Giotto vediamo che Francesco, ormai deciso a iniziare una vita nuova, inizia proprio lasciandosi avvolgere da questo amore raffigurato dal simbolo del mantello del Vescovo.
Sappiamo dal racconto della vita che il giovane Francesco fu condotto dinanzi al Vescovo di Assisi dal padre Pietro di Bernardone vedendo che lui non voleva ritornare allo stile di vita precedente, «Giunto alla presenza del Vescovo, non sopporta indugio o esitazione; non aspetta ne fa parole; ma immediatamente, depone tutti i vestiti e li restituisce al padre. Poi, inebriato da ammirabile fervore di spirito, depose anche i vestiti interni e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre Nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e speranza”. Il Vescovo, vedendo questo subito si alzò, lo prese piangendo tra le sue braccia e pietoso lo ricoprì con il suo stesso mantello».
Francesco capisce di avere un Padre nel cielo che lo chiama a progetti molto più grandi di quelli che poteva svolgere nella bottega paterna.
L’Amore del padre lo avvolge. Nell’antichità avvolgere con il mantello significa dichiarare amore ad una persona amata. Il Padre celeste tramite li mantello del Vescovo dichiara a Francesco che lo ama totalmente e gli prepara una nuova casa e una nuova famiglia. Giotto raffigura bene questo, ponendo Francesco dentro una nuova casa (sullo sfondo) ed dentro una nuova famiglia con un nuovo padre (Vescovo). Questa nuova vita è separata dalla vecchia famiglia con la striscia di blu che c’è in mezzo. Il blu indica che c’è una grande distanza, Francesco ora segue Cristo e non vuole tornare indietro. Il suo volto ora è totalmente proteso verso l'alto. L’Amore conosce solo una direzione: Avanti!!!

                                                                                     Fr. Rocco Predoti

martedì 5 maggio 2015

Diventare frate.... in Calabria. Si può???

Diventare frate.... cosa fare???

Questa domanda è spesso rivolta, l'abbiamo rivolta noi frati quando abbiamo iniziato il cammino, un gran bel cammino fino a diventare frati e poi vivere da fratelli nella fraternità fatta dallo stesso San Francesco d'Assisi.
Per diventare frate francescano non servono requisiti particolari o titoli di studio ma serve un cuore che si lasci toccare e chiamare da Gesù.
Un cuore buono innanzitutto, Che sappia riconoscere che attorno a sè ci sono persone da volere bene ed attraverso questa passione per gli altri Gesù ti chiama. Francesco è stato chiamato da Gesù quando si è accorto che attorno a sè c'erano dei poveri.
In Calabria i poveri sono tanti e le povertà sono tantissime e lì Gesù passa e chiama. Nelle nostre strade sono tanti gli emarginati, le vittime di ingiustizia, i disoccupati, i bambini senza educazione reclutati dalla ndrangheta. Perciò tanti come Francesco possono dire a Gesù: "Eccomi, manda me"!!! Curare e fasciare le ferite e riparare la sua casa che in ogni epoca ha le sue ferite.

Noi Frati Minori Conventuali accogliamo quanti desiderano ascoltare meglio la chiamata del Signore. Siamo pronti ad ascoltare e guardare insieme la chiamata che Gesù ha posto nel tuo cuore.
Nel Convento di Amantea troverai frati che vivono in semplicità la vita francescana ed offrono il cuore e le braccia alla gente per raccontare quanto è bella la vita con Gesù.

Se vuoi scriverci ecco la mail: francescanicalabria@gmail.com.



lunedì 4 maggio 2015

Farsi frate come Francesco - 4


Và e ripara la mia casa

Continuiamo a scoprire la chiamata vocazionale del giovane Francesco. Ormai Gesù era entrato nel suo cuore e gli stava mettendo il desiderio di essere grande però ancora doveva mostrargli cosa dovesse fare. Era un po’ confuso Francesco ed inizia a fare diverse piccole esperienze che gli fanno intuire la bellezza di stare vicino ai poveri, agli ammalati e quanto povera fosse invece la ricca vita che stava conducendo.
Ascoltiamo il racconto: «Un giorno era uscito nella campagna per meditare. Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano che minacciava rovina, vecchia com’era, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare. Pregando inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso si sentì invadere da una grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore, udì una voce scendere dalla croce: «Francesco và, e ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina».
Questo racconto lo vediamo qui spiegato dai pennelli di Giotto. Francesco entra in questa Chiesa in rovina e finalmente per la prima volta negli affreschi il giovane ha lo sguardo in alto. In questa Chiesa rovinata Francesco alza lo sguardo, non ha paura delle macerie ma guarda Gesù e Gesù guarda lui.
Francesco è chiamato ad aggiustare quella chiesa a rimboccarsi le maniche per aiutare le pietre più rovinate, cioè le persone più abbandonate, più povere.
Gesù grida il nome di Francesco e gli chiede di andare…
Anche tu che stai leggendo “và” senza pauraverso le persone più abbandonate, “và” con il coraggio dello Spirito, “và” pieno dell’Amore di Dio verso coloro che non sono voluti più da nessuno. Questa è la vocazione di ogni frate: andare verso tutti e riparare ciò che in ogni persona rischia di cadere.


Fr. Rocco Predoti

giovedì 30 aprile 2015

Perchè ti sei fatto frate?

Perchè ti sei fatto frate?
è la domanda che noi frati ci sentiamo rivolgerci quasi ogni giorno dalla gente che ci avvicina per strada, sul treno, in stazione. Perchè oggi un giovane sceglie di entrare in convento? Perchè questa controtendenza?
Certamente l'iniziativa è sempre di Dio. E' Lui che sceglie un ragazzo o una ragazza ed inizia a mettere nel cuore come un piccolo seme: il desiderio di Dio. Gesù si avvicina alla vita di qualcuno e gli dice: Segumi!!! Ma dove seguirlo? Come seguirlo?
Inizia una fase della vita che si chiama "Discernimento" e la persona chiamata si affida a delle persone che la sanno consigliare. Cosa buona è che sia il Parroco o un frate che abita vicino l'ambiente che si frequenta in modo che aiuti a capire dove il Signore sta chiamando; così ha fatto il giovane Francesco quando si è fatto spiegare dal suo Parroco alla Porziuncola il brano di Luca "Se vuoi essere perfetto và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Lc 18, 22).
Non avere paura!!! Lascia che Dio ti chiami e ti chieda di andare controcorrente, ti chieda di sfidare le scelte di luoghi comuni e prendere in mano la tua vita... Scegli in grande!!! Guarda in Alto!!!

lunedì 27 aprile 2015

Preghiera della Mamma per la vocazione

                        Signore, mio figlio è “Frate Francescano

Prima ancora che egli nascesse Tu già sapevi che si sarebbe      consacrato a Te.

     Ti ha offerto la sua voce
dolce e suadente, le sue mani pure e benedicenti, il suo volto sereno che infonde speranza.

      Accogli Signore la mia
Preghiera e fa’ che lui possa
Trasfondere, sempre in tutti coloro
Che incontrerà,la luce e la serenità
Che sono forza e fede in Te, nostro
Dio e nostro Padre.

       Fa o Signore che la sua parola sia Amore vivo e vero, che
egli sia Pane sull’Altare nel
l’Eucarestia, che egli doni se stesso come acqua limpida nel Sacramento del
Battesimo e del Perdono.

       Sia benedizione per le famiglie che avvicinerà.
       Fa o Signore che semini copiosamente, qui o in terre lontane,
nei bimbi, nei giovani che vogliono conoscere la loro strada, in tutti, fratelli e sorelle la bontà del suo cuore come sempre ha fatto.
        Fa che io mi senta sempre a lui  vicina, con il sostegno della preghiera: nel Calice e nell’Ostia, da oggi e per
l’Eternità. Rendilo Signore perseverante
       e degno di essere Tuo Sacerdote. Ti prego ascolta è la preghiere di una
                   MAMMA  

domenica 26 aprile 2015

Frasi frate come Francesco - 2


Regalare qualcosa di sè
Il Giovane Francesco desiderava diventare un grande personaggio, compiere grandi opere. Francesco voleva diventare un cavaliere grande, nobile e famoso. Voleva essere come i grandi della storia, avere fama. Si chiedeva perché gli altri fossero famosi e lui no.
Mentre si impegnava a diventare un cavaliere famoso allo stesso tempo si accrogeva che altri accanto a lui erano tristi perché stavano fallendo nella loro vita. Francesco inizia a compiere dei strani gesti. Leggiamo cosa scriveva di lui Bonaventura nella biografia « Si procurò vestiti decorosi com’era sua abitudine. Una volta, incontrato un cavaliere, nobile ma povero e mal vestito, subito si spogliò e fece indossare i suoi vestiti all’altro. Così con un solo gesto, compì un duplice atto di pietà, poiché nascose la vergogna di un nobile cavaliere e alleviò la miseria di un povero».
Lui stesso scrive di sé nel suo Testamento: «mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro ed iniziai ad amarli».

Come scrive Papa Francesco, la vocazione è l’invito che Gesù fa ad ognuno di noi ad andare verso le persone che ci stanno accanto ed iniziare ad ascoltare la voce di Dio e la voce degli altri che chiedono al tuo cuore solo una cosa: Amore!!!

venerdì 24 aprile 2015

Duc in altum - Week end giovani ad Assisi

WEEK-END GIOVANI ADULTI
30 MAGGIO - 2 GIUGNO 2015

DUC IN ALTUM



PROGRAMMA:

Sabato 30 maggio:
15.00 Arrivi
18.00 Introduzione
19.00 Vespri

Domenica 31 maggio:
9.00 S. Messa in Basilica
Pellegrinaggio a San Damiano
Pranzo
Pomeriggio: Lectio Divina
18.00 Vespri in Basilica
19.30 Cena

Lunedì 1 giugno:
Lodi mattutine
Attività francescana in Assisi
Pranzo
Pomeriggio: attività francescana in Assisi
Cena

Martedì 2 giugno:
Lodi mattutine
Colazione
Pellegrinaggio al Vescovado
Pranzo
Partenze


NOTE LOGISTICHE
La proposta è rivolta a tutti coloro che hanno tra i 29 e i 35 anni; si svolgerà ad Assisi, ed è organizzata dal Centro Francescano Giovani Assisi, che si trova al Sacro Convento.
Le iscrizioni vanno fatte entro il 10 maggio 2015, o fino a esaurimenti posti. 
Posti disponibili: 65
Prossimamente verranno comunicati dettagli e altre indicazioni.
Per qualsiasi chiarimento e iscrizione, inviare un'email a: segreteria@giovaniversoassisi.it oppure a: francescanicalabria@gmail.com 

mercoledì 22 aprile 2015

Giornata Mondiale per le Vocazioni: Vocazione è un "esodo" da sè

 La vocazione è un "esodo" da sé
verso Dio e i poveri


 Cari fratelli e sorelle!
La quarta Domenica di Pasqua ci presenta l’icona del Buon Pastore che conosce le sue pecore, le chiama, le nutre e le conduce.
Alla radice di ogni vocazione cristiana c’è questo movimento fondamentale dell’esperienza di fede: credere vuol dire lasciare sé stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù Cristo; abbandonare come Abramo la propria terra mettendosi in cammino con fiducia, sapendo che Dio indicherà la strada verso la nuova terra. Questa “uscita” non è da intendersi come un disprezzo della propria vita, del proprio sentire, della propria umanità; al contrario, chi si mette in cammino alla sequela del Cristo trova la vita in abbondanza, mettendo tutto sé stesso a disposizione di Dio e del suo Regno. Dice Gesù: «Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna» (Mt 19,29). Tutto ciò ha la sua radice profonda nell’amore. Infatti, la vocazione cristiana è anzitutto una chiamata d’amore che attrae e rimanda oltre sé stessi, decentra la persona, innesca «un esodo permanente dall’io chiuso in sé stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus Caritas est, 6).
Rispondere alla chiamata di Dio, dunque, è lasciare che Egli ci faccia uscire dalla nostra falsa stabilità per metterci in cammino verso Gesù Cristo, termine primo e ultimo della nostra vita e della nostra felicità.
Questa dinamica esodale, verso Dio e verso l’uomo, riempie la vita di gioia e di significato. Vorrei dirlo soprattutto ai più giovani che, anche per la loro età e per la visione del futuro che si spalanca davanti ai loro occhi, sanno essere disponibili e generosi. A volte le incognite e le preoccupazioni per il futuro e l’incertezza che intacca la quotidianità rischiano di paralizzare questi loro slanci, di frenare i loro sogni, fino al punto di pensare che non valga la pena impegnarsi e che il Dio della fede
cristiana limiti la loro libertà. Invece, cari giovani, non ci sia in voi la paura di uscire da voi stessi e di mettervi in cammino! Il Vangelo è la Parola che libera, trasforma e rende più bella la nostra vita. Quanto è bello lasciarsi sorprendere dalla chiamata di Dio, accogliere la sua Parola, mettere i passi della vostra esistenza sulle orme di Gesù, nell’adorazione del mistero divino e nella dedizione generosa agli altri! La vostra vita diventerà ogni giorno più ricca e più gioiosa!
La Vergine Maria, modello di ogni vocazione, non ha temuto di pronunciare il proprio “fiat” alla chiamata del Signore. Lei ci accompagna e ci guida. Con il coraggio generoso della fede, Maria ha cantato la gioia di uscire da sé stessa e affidare a Dio i suoi progetti di vita. A lei ci rivolgiamo per essere pienamente disponibili al disegno che Dio ha su ciascuno di noi; perché cresca in noi il desiderio di uscire e di andare, con sollecitudine, verso gli altri (cfr Lc 1,39). La Vergine Madre ci protegga e interceda per tutti noi.


Papa Francesco

lunedì 8 luglio 2013

Vocazione, come Francesco fidarsi di Dio

Non mi aggiungo ai fiumi di parole che in questi mesi passano sotto i nostri occhi sulla reazione alla proposta evangelica che Papa Francesco riporta dinanzi agli occhi del mondo.
Ma faccio un sorriso soddisfatto quando questo uomo si rivolge a noi, donne e uomini chiamati a seguire Cristo, e non c’è volta che non tocca qualcosa che a tanti di noi può far male.
E’ bello sentir parlare di coraggio evangelico con il coraggio evangelico; è bello sentir parlare di vocazione da chi incarna un vivere autenticamente la vocazione ed il mondo reagisce, applaude e ascolta lontano da populismi perché il mondo ha sete di autenticità, né di mezze parole o mezze misure, sete di uomini che incarnino la Parola, quella di Dio.
Mi domando perché si chiede autenticità a noi chiamati, perché il semplice indossare un abito o snocciolare pie litanie o l’ostentare una formale perfezione nell’esecuzione dei gesti sacri getti una brutta ombra sull’essere cristiano e si pone un tampone al compimento della Parola di Dio.
Non so dare risposte eccetto che per me stesso ma credo che il tutto debba essere cercato in quella scintilla che scoppia in noi generando il big-bang della sequela quando si dice “si” alla proposta di Cristo di seguirlo.
La vocazione è andare incontro all’amore, più si ama e più c’è slancio; più si va avanti e più si ama. Non si può partire con un bagaglio di “se – ma – forse – però – fino a quando….”, Cristo non ci chiama per avere un abito religioso o per avere una sicurezza, Cristo non ci chiama per fare un mestiere o una pia recita a lungo termine.
Cristo ci vuole uomini, non del breve termine, ma per sempre. Noi cadiamo e lui ci rialza, noi cadiamo e ci rialza, un dinamismo che si prolunga fino alla morte ma ci vuole per sempre.
Non un’esperienza religiosa ma vita cristiana, vita dove si avverta la stanchezza, la delusione, la sfiducia ed in ciò gli apostoli del sabato santo sono maestri compreso Francesco che arranca sulle cime della Verna al colmo della delusione. Vita cristiana, vita di sequela con la nostra umanità, e uomini coraggiosi nel quotidiano chiede Cristo, uomini dell’oggi e non spauracchi che rannicchiati negli angolini rimurginano passati rimorsi e future paure. Uomini che, come dalle vetrate istoriate di storia della salvezza nell’aula della Basilica di Assisi, siano illuminati dalla luce che la storia sa dare sul proprio cammino.
Vocazione confidare nell’azione che Dio compie in ognuno di noi, nelle grandi cose che fa con le piccole cose che noi promettiamo.
Il popolo di Dio comprende queste cose, noi spesso annacquiamo e le dimentichiamo. Ma lo Spirito ha soffiato ed ora c’è un nuovo uomo che offre la sua spalla per sorreggere la Chiesa, la forza di Pietro con l’esempio di Francesco. Il mondo ne è contento, la Chiesa gioisce, perciò apriamo con coraggio il nostro cuore alla voce di Cristo: “Vieni e seguimi”.



fr. Rocco Predoti

lunedì 13 maggio 2013

Dalle stoffe alle pietre



Leggendo il libro di Elvio Lunghi “Le pietre di Francesco”, venivo spinto a riflettere su un primo spostamento dell’oggetto d’interesse del giovane Francesco.
Se ,per soddisfare la cura di se stesso ricercava stoffe pregiate e colorate, per soddisfare l’invito di Cristo ricerca poi, nella valle assisana, le pietre.
Mi viene da pensare alla diversa consistenza tra le due categorie di oggetti: stoffe e pietre; stoffe per il proprio corpo sostituite da pietre per la Chiesa di Cristo.
Questo cambiamento di consistenza nell’oggetto di ricerca si ripercuote nell’esistenza di Francesco; dal vivere leggero, soffice e colorato all’esistenza dura, forte, massiccia e consistente.
Un passaggio per nulla semplice ma che ha il sapore della decisione di chi è stato affascinato e sedotto dall’Amore di Cristo.
Francesco ben comprende che la risposta a questa chiamata è “stringersi a Cristo pietra viva”(1 Pt 2,4)  per diventare pietre vive destinate alla costruzione dell’edificio spirituale quale è la Chiesa.
Francesco ripara la Chiesa non più acquistando pietre ma rendendosi lui pietra viva, pietra dinamica disposta a lasciarsi lavorare, abbellire, decorare per rendere bello il Corpo ecclesiale di Cristo.
Dalla stoffa alla pietra è la risposta a Cristo che chiama, è la prima risposta vocazionale, il primo segno di concretezza alla chiamata che entra nella vita.
Lasciare la ricerca di comodità, abbellimenti, cose leggere per una vita più solida, che poggia i piedi sulla pietra che è Cristo e diventare noi stessi pietra.
Cristo chiama uomini e li plasma per renderli più uomini, per renderli pietre sulle quali poggiare la sua Chiesa.
Il mondo, è stanco di uomini delicati e leggeri, attende questi uomini roccia, questo esercito di pietre con un cuore di carne, sui quali poter poggiare la loro fiducia, dei quali essere sicuri che siamo un riflesso dell’Amore amorevole di Dio.
Rispondere alla chiamata si può, anzi si deve…. Una storia di amore tra Dio e l’umanità.
Francesco l’aveva capito scrivendo: “Il Signore mi diede…. “
fr. Rocco Predoti

venerdì 29 marzo 2013

Vocazione: cammino in compagnia


“Andate e portate a tutti l’annuncio del Cristo Risorto! Alleluja!”


Questo invito è dato dal celebrante alla fine della celebrazione pasquale, quando il cammino quaresimale è terminato dinanzi alla tomba vuota, quando lo stupore dell’annuncio esplode all’incontro con il Risorto.
Qui inizia il cammino, ma diverso, si cambia direzione come i discepoli di Emmaus; se la quaresima ci ha fatto vagare nel deserto, ora si torna a casa ma con il cuore cambiato, con occhi nuovi che sanno vedere il Risorto, uno sguardo trasfigurato che fa vedere la bellezza in un volto sfigurato, la speranza nel buio della sofferenza.
È nel deserto che Dio ci porta per amarci, è il luogo dove Dio si apparta con il cuore dell’uomo, è il luogo del silenzio dove si parla con i sussurri, si parla il linguaggio degli amanti.
La storia della salvezza passa per il deserto ma non è la sede stabilita, la meta è sempre la terra promessa, la speranza deve sempre portare all’amore.
Non c’è storia vocazionale che non sperimenti il deserto grande e spaventoso, così lo descrive l’autore del deuteronomio al capitolo 8. Vi abitano le bestie della solitudine, dello sconforto, della paura, dell’insicurezza; si diventa fragili, paurosi, come Elia si perde anche la speranza (1 Re 19, 3-5) ma quando tutto sembra inconcludente, vano, insensato, terminato, Dio offre quel minimo di forza perché si attraversi il deserto.
La vocazione si svela cosi progetto di d’amore ma di Dio al quale il chiamato offre la propria disponibilità, ma che guida è Dio e quando l’uomo si appropria del progetto di Dio i risultati sono non diversi da quelli del re Saul, vittima dei suoi stessi capricci.
Ma Dio non abbandona il proprio chiamato, colui sul quale ha posto il suo sguardo, si rivela a lui come amore nell’amore, ama e si fa amare, lo conduce sulla terra promessa.
Si fa compagno di cammino e si rivela nel più grande atto d’amore: lo spezzare il pane, il dono di se stesso.
Un dono che si apre nel momento in cui il discepolo va fuori e cammina, cammina e annuncia.
Da quella tavola di Emmaus è iniziato un movimento che tuttora continua, ogni volta che si annuncia quell’incontro si fa parte di quel movimento quando l’amore si è rivelato frutto della speranza.
Pellegrini e forestieri” voleva frate Francesco i suoi frati, così lo siamo realmente.
Compagni di cammino di tanti. Quanti si accostano durante il cammino, la strada diventa un bene comune per due, tratti in cui si condivide di tutto, ci si ripara insieme dai pericoli, dalle intemperie, le stesse attese e stesse confidenze, si diventa custodi di quel compagno; un corpo solo che cammina in due persone.
Si attua la promessa fatta al momento di partire: “chi avrà lasciato… riceverà cento volte tanto in questa vita”… si lasciano amici e se incontrano di nuovi, si lasciano case e fratelli e tante sono le case dove si viene accolti.
Ma il cammino ha una direzione, le mete sono diverse, il bivio che porta in direzioni diverse, le direzioni della vita, un cammino che non si impoverisce ma si arricchisce, diventa doppio, un annuncio di Pasqua che si moltiplica. Non si cammina più insieme ma c’è la gioia che ognuno percorre la strada della propria vita.
Uomini con le scarpe consumate, questi i frati che voleva Francesco, disposti ad accogliere e farsi accogliere, lasciare e farsi lasciare. Viandanti per il Risorto e non contemplatori di una tomba vuota lasciando che i perché fermentino in dubbi dalle risposte negative.
Il frate, disposto ad abbracciare e farsi abbracciare lungo il cammino, capace di sguardo intimo con chiunque condivida il cammino, ma uno sguardo sempre gettato in avanti, sul futuro. Uomini di speranza e non di rimpianti. Uomini di sguardo amorevole e non di critica, uomini semplici e non complicati. Uomini e non finti angeli, fragili ma forti, deboli ma fedeli. Uomini che andando, in questo mondo dalla speranza quotidianamente rubata annuncino con la propria carne: Cristo è Risorto… Abbiate speranza !!!
fr. Rocco Predoti



lunedì 17 settembre 2012

Diventare frate unito a Cristo: le stimmate di Frate Francesco


Era lì, Francesco, su quel monte lontano da tutto e da tutti, andato per incontrare se stesso e il suo Dio, l’Amore tanto forte e vivo che lo chiamava ed ora sembrava lontano ma lui sapeva che c’era, era vicino eppur silenzioso.
Su quel monte non ha tardato a farsi sentire, era uomo crocifisso, lo stesso presente a S. Damiano era ancora lì, ardente facendo andar il ricordo al roveto del Sinai, contagiò Francesco del suo ardere provocando in lui un’infinita gioia e dolore che partivano dal cuore e lo facevano dilatare.
Dei raggi dalle mani, dai piedi, dal costato del Crocifisso per poi diventare segni sulle mani, sui piedi e sul costato ma di Francesco, lui un nuovo Crocifisso assumendo di Cristo quell’identità che dal primo istante si era premesso e sforzato di seguire senza mezzi termini ne compromessi, lottando a mani nude con la burocrazia ecclesiastica appesantita dalle troppe logiche umane ma innamorato pur sempre dalla sposa nata dal costato di Cristo, la Chiesa.
Il costato di Francesco sanguina, tra tentativi di nasconderlo da parte sua e di scrutarlo da parte dei frati, un mistero che attende di essere svelato anche questo dinanzi al quale il dubbio, ragionevolmente,  stende le mani con le proprie richieste.
Ma coloro che vissero insieme a frate Francesco in quelle ferite hanno trovato una risposta per le loro domande, nella carne di Francesco il perché soprannaturale diventava certezza fisica, stava raggiungendo la meta promessa da Cristo in quelle parole di Vangelo che erano divenute il fondamento della Vita di Francesco e dei Frati Minori: “Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Ed il miracolo di giovani che seguono Cristo sull’esempio del figlio del mercante assisano si ripete da otto secoli fino ad oggi, 14 giovani provenienti dall’Italia e dal resto dell’Europa davanti la Tomba del Poverello hanno indossato l’abito francescano iniziando così l’anno di Noviziato nella famiglia dei Frati Minori Conventuali.
Guardare negli occhi di questi giovani, rivedevo l’emozione mia di 2 anni fa, il dubbio del futuro sposato alla certezza della fiducia in Colui che chiama e porta la sua novità di vita in quella di tutti questi ragazzi.
Stanno osando questi giovani nel regalare la propria vita mettendola a disposizione di Cristo e della sua Chiesa, portano la loro freschezza giovanile mista ad entusiasmo cercando le risposte esistenziali nella proposta di vita offerta a loro da Frate Francesco.
Da parte di tutti noi una preghiera perché siano operai nuovi, perché spalanchino le finestre dell’Ordine e della Chiesa ad una maggiore azione dello Spirito, permettendogli di entrare “come un vento impetuoso” e posarsi su ogni uomo e donna realizzando l’anelito di Francesco di vedere unita a Dio tutta l’umanità.

fr. Rocco Predoti