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martedì 20 dicembre 2011

Dinanzi al Presepe, si accende la luce della chiamata.



Negli scritti di Francesco, riguardo al Natale di Gesù, si trovano espressioni che denota tutto il suo coinvolgimento personale, che esprime così:

Ecco ogni giorno Egli si umilia come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine, ogni giorno egli viene a noi in apparenza umile.(Ammonizioni 1)

In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico… Rallegriamoci ed esultiamo, poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato e per noi è nato, lungo la via e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo.             ( Ufficio della Natività).


Si nota come quando Francesco, pensava al Mistero del Natale, comprendeva di trovarsi dinanzi al Mistero per eccellenza dell’Incarnazione e di esso ne comprendeva tutta la sua grandezza e misteriosità lasciandosi avvolgere ed interrogare da esso. Direi meglio lasciandosi chiamare da esso.
Nell'umiltà del Bambino divino che nasce nella povera mangiatoia avvertiva la propria vocazione ed a tale umiltà si è conformato così in pieno che, una leggenda, lo vuole far nascere nelle stesse condizioni di Cristo, in una stalla. Tale umiltà lui, l’ha fatta diventare il modello della sua chiamata a seguire Cristo povero e Crocifisso che già, al suo nascere, si presenta come colui che “discende” nel seno della Vergine.
Di questa discesa umile Francesco rimane talmente affascinato che diventa il suo stile e progetto di vita, una povertà non in quanto tale ma come condizione più simile a quella di Cristo.
Francesco compie il primo passo della sua chiamata rispondendo al “Seguimi”, di Gesù come fece Filippo e prima di lui Andrea, Simon Pietro e poi Natanaele e tutti gli altri dove prima del primo passo sono stati colpiti dallo sguardo partito dal cuore innamorato del Maestro.
Lo sguardo su Francesco si è posato durante la sua vita quotidiana, accorgendosi di Cristo che passava nella via della sua vita scendendo fino a lui e guardandolo nell’intimo del suo cuore.
Francesco capisce che non può più fare a meno di Cristo, ritrovandosi il cuore gonfio d’Amore che lo spingerà a lasciare tutto.
Potremmo definire la chiamata degli apostoli, di Francesco, la nostra stessa chiamata  una “chiamata natalizia”, perché ad ognuno lo sguardo di Cristo disceso fino a noi, ha acceso una luce, molto più forte delle tanti che accendiamo per gioire di questa festa le quali ci rimandano ad essa, Cristo che nasce nella miseria delle nostre vite, rendendoci  sede regale come rese la grotta di Betlemme, la più umile delle città.
Nella miseria della sua vita perciò Francesco non ha trovato i propri fallimenti, dolori, delusioni ma ha trovato il Messia come l’apostolo Andrea è corso a dire al fratello Simone, come il contadino che trova il suo tesoro, come il giovane che trova il suo amore, come il cercatore che trova la meta, oserei dire come ognuno cerchiamo la nostra vocazione, il senso per la nostra vita e trovato scopriamo come l’Amore di Dio ci inchioda con la sua seduzione facendoci divenire discepoli di questo Amore, discepoli di questa fiamma che arde, annunciatori umili della sua umiltà sublime come i pastori corsero ad annunziare ciò che avevano visto di meraviglioso nell’umiltà del presepe.
Francesco sceglie di lasciarsi amare dalla misericordia di Cristo umile incamminandosi in questo cammino di umiltà che lo porterà a trovare il Bambino che “nasce lungo la via”. Questa definizione che si trova in Francesco pone l’accento sull’assenza di dimora di Cristo e come lui Francesco sceglie di vivere con lui lungo questa via della vita, sceglie di lasciarsi amare lungo le vie insicure del mondo con la sola sicurezza dell’Amore di Cristo che mai gli sarà portato via, uno sguardo che continuerà ad essere intenso quanto più intenso sarà lo sguardo del chiamato che risponde ad esso.
Nella visione del presepe di Francesco, vediamo accendersi la luce di Cristo che chiama, come i pastori, come i magi, come gli apostoli, come Francesco, anche noi a lasciarci guardare, a lasciarci amare, a progettare la nostra vita sulla continua accensione di questa lampada con il nostro assenso incondizionato e fiducioso al suo Amore, partendo anche noi senza indugio.

Fr. Rocco Predoti

sabato 17 dicembre 2011

Verso il Natale... lo stupore di Francesco


Ormai, pochi giorni ci separano dall’evento del Natale, vogliamo avvicinarci a tale mistero con l’animo simile a quello di Francesco.
Un animo pervaso dallo Stupore, generato dall’incontro con la realtà dell’Incarnazione, del Dio fatto  carne in un bambino.  Un evento passato alla storia come l’invenzione del Presepe, ma l’intento di Francesco non era quello di proporre un rito che, fino ad oggi affascina e ci avvicina alla nascita di Gesù, semmai quello di vedere con i propri occhi le condizioni di indigenza nelle quali si degnò di Nascere l’Altissimo, infatti al suo compagno giunto a Greccio così disse:  “vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello".
Francesco aveva bisogno di vedre con i propri occhi, bisogno di fare esperienza di Cristo, esperienza con il proprio corpo, voleva gustare in pieno del mistero dell’Incarnazione, non voleva sciuparlo, voleva imprimerlo nella mente.
A, noi, l’occasione di gustare nel mistero del Natale l’incarnazione che viene rivissuta nel Natale, per ricordarci che Cristo è venuto ad abitare con noi, ma soprattutto in noi, nei nostri gesti. Accorgiamoci di chi sta accanto a noi, di colui che passa per la nostra vita, di colui che ci ricorda quel bambino a Betlemme bisognoso di un sorriso, una carezza, un’attenzione. Riscopriamoci chiamati alla realizzazione più grande dell’uomo, alla santità, osando tendere al ritorno pieno del nostro essere uomini e donne, al nostro essere persone amanti. Riscopriamo l’Amore in questo Natale, perché per Amore Dio si fece uomo, perché per Amore noi diventeremo pienamente uomini e donne.
Amiamo senza stancarci, amiamo senza arrenderci, amiamo perché è Natale, amiamo perché siamo amanti.
Buona preparazione al Natale…
                                                                       Fr. Rocco Predoti