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venerdì 21 settembre 2018

Se ti stai annoiando, gusta qualcosa di nuovo #gva2018


L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piedi
Se adesso ti stai annoiando, magari la scuola non ti da più gusto, quello che fai ti è pesante allora bisogna darsi una mossa. A che serve alzarsi per fare ciò che non piace, oppure lavorare per ciò che non appassiona?
Senza passione non c'è vita, senza gusto non c'è sapore in ciò che si fa. Facciamo le cose come gli sciocchi, tanto per farle, simili ad un software pre-impostato. Già, le macchine fanno bene le cose, realizzano tutto in base ad una programmazione ma...senza passione. Non ci provano gusto, imparano e realizzano ma senza assaporare la bellezza di poter scoprire, conoscere, realizzare qualcosa di nuovo.
Se vuoi dare un tocco di gusto alla vita, scoprire come altri giovani assaporano la bellezza di ciò che fanno, aggiungiti al "Giovani verso Assisi" dal 31 ottobre al 4 novembre. Puoi venire a conoscere tanti giovani d'Italia insieme a frati e suore e con loro scoprire la Sapienza di essere giovani con Francesco d'Assisi. "GUSTATE E VEDETE" è il titolo che si è dato per gustare in pieno la bontà di Dio che dà la possibilità di scoprire il gusto di vivere, ciò che può dar sapore a ciò che facciamo ogni giorno.
Se la tua vita non ti dà gusto, con Francesco d'Assisi puoi scoprire il bel sapore di tutto.
Se tu giovane desideri venire con altri giovani ad Assisi puoi contattare i frati: fraterocco2014@gmail.com... ti aspettiamo

martedì 8 novembre 2016

SfAmati dall'Amore... "Giovani verso Assisi 2016"


Parole di una giovane calabrese sfamata dalla Dio-incidenza

Dovrei raccontarvi la mia esperienza al GVA; cercherò di essere breve, ma è necessario che faccia qualche passo indietro… Una Dio-incidenza (chi è stato al Convegno sa di cosa sto parlando, agli altri lo spiegherò dopo), mi ha fatto conoscere il GVA poco più di due anni fa, attraverso gli entusiasmanti racconti del mio vicino di posto durante un viaggio in autobus. Non è stato difficile travolgermi con quelle parole; per me che sono cresciuta con lo spirito francescano, la partecipazione ad un incontro regionale poco tempo dopo, è stata l’occasione per ritrovare la gioia di chi segue Cristo sulle orme di Francesco. I due anni che sono trascorsi non sono stati molto facili, sono una ventottenne laureata, semi-disoccupata, alle prese con le delusioni del mondo e alla ricerca dell’amore vero, quello con la A maiuscola. Una mattina di fine settembre Qualcuno dall’alto ha deciso che io quest’anno avrei dovuto partecipare al convegno. Non ci avevo pensato minimamente, anzi, non lo avevo programmato, visto che ahimè lo ammetto, cerco sempre di avere le cose sotto controllo, ma dopo aver detto a fra Rocco che mi sentivo giù per una serie di cose successe, mi sono trovata davanti ad un “Vieni, punto e basta”. Allora in quel momento ho smesso di programmare e mi sono sentita in dovere di rispondere sì a quella chiamata, perché era Dio che in mi stava dicendo che avrei dovuto fare quell’esperienza. Allora ho iniziato a fare il conto alla rovescia e neanche la preoccupazione per la terra che tremava ha fermato il mio andare incontro ai nuovi fratelli e sorelle che il Signore mi ha donato. Infatti non conoscevo nessuno prima di partire, ma ciò che ci accomunava non ha reso difficile l’instaurarsi di legami che sono sicura dureranno nel tempo. Dal tema del Convegno si evince subito l’argomento trattato; durante una testimonianza, ho capito che non era un caso che io mi trovassi lì, visto che ogni parola, ogni racconto sembravano fossero rivolti a me. Coincidenza? No, Dio-incidenza! Al convegno è uscito fuori questo neologismo, per indicare che ciò che accade nella nostra vita, se visto con gli occhi della fede, non è un caso, ma opera di Dio. È difficile spiegare ciò che accade dentro; chi parla ai giovani sa benissimo come smuovere ciò che di più intimo c’è nei cuori. Oggi ci sentiamo un po’ persi, abbiamo bisogno di certezze che il mondo non può darci e per noi credenti le cose a volte si complicano. Veniamo spesso giudicati da chi non vive un’esperienza di fede perché non ci basta l’effimero, ma siamo affamati di qualcosa in più. E chi può darci quel di più se non Colui che ci ama sopra ogni cosa, che ci lascia liberi e che ci accoglie così come siamo, con le nostre debolezze e le nostre mancanze? E’ così che anche noi dovremmo amare, in qualunque tipo di rapporto, dovremmo dare il nostro tutto e allora impareremo a gustare l’attesa dei tempi di Dio, che non corrispondono ai tempi dell’uomo. Le lacrime di tanti cuori liberati dall’angoscia che ho visto durante la liturgia penitenziale mi hanno fatto capire che non sono sola e che vale la pena continuare a lottare per difendere la bellezza della gioia di amare incondizionatamente. Un altro momento molto significativo è stata la condivisione della Parola. Ci è stato proposto il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù in quell’occasione sfama la folla, comportandosi come un padrone di casa che si prende cura dei suoi ospiti e preoccupandosi che ciò che avanza non vada perduto. In realtà la folla presente è sfamata non dal pane, pur essendo il cibo materiale necessario per il sostentamento, ma dal cibo spirituale che Egli offre alle loro vite; il pane avanzato è segno della sovrabbondanza della grazia di Dio in chi si affida a Lui e niente di ciò che si compie nel suo nome andrà perso, anche se si tarda a vederne i frutti. Una cosa che mi ha particolarmente colpita è la richiesta che Filippo fa a Gesù, ovvero domanda dove poter comprare il pane e con quali mezzi, quindi si pone il problema dal punto di vista umano. Eppure lo stava chiedendo a colui che avrebbe potuto sfamare la folla senza dover ricorrere ad alcun mezzo, invece Gesù si serve dei cinque pani e dei due pesci di un ragazzo presente, che si fida di lui, rischiando di perdere quel poco che possiede. Ed ecco allora il messaggio che mi rimane alla fine di questa esperienza: impareremo ad amare veramente quando impareremo a perdere ciò che abbiamo per “correre il rischio” di essere davvero felici e che il Signore può moltiplicare quello che abbiamo da offrirgli soltanto se gli apriamo il nostro cuore e decidiamo di fidarci di Lui


(Raffaella Mautone)

martedì 12 maggio 2015

Farrsi frate come Francesco - 6. essere sostegno

Essere sostegno per i deboli

Francesco si lascia trasformare da Gesù. Il Vangelo che ascolta lo sta modellando pian piano ora che è libero da tutto e da tutti. Così veste un nuovo abito a forma di croce, cinto di una corda, per dimostrare che vuole agire come Cristo Crocifisso, cioè regalando la sua vita a tutta l’umanità. Sente di volersi donare a tutti. Altri amici suoi, per primo fu Bernardo, vedono il suo cambiamento e la sua felicità ed allora vogliono stare con lui: sono i primi frati che si aggiungono a Francesco. Il Signore non lo lascia da solo ma gli dà dei fratelli con i quali vivere felicemente insieme. La gioia è una grande cosa da condividere. La gioia che Cristo ci dà può sorreggere la Chiesa e darci forza a seguirlo nella sua volontà. Così Giotto descrive il sogno di Innocenzo III che vide il piccolo Francesco sorreggere con le spalle la Chiesa che stava cadendo.
Anche se siamo piccoli, se sembra che possiamo fare poco, Gesù ha bisogno delle nostre spalle per sorreggere la Chiesa laddove sembra che più stia cadendo: dove c’è ingiustizia, malavita, mancanza di libertà, ignoranza, tristezza. In quei posti le nostre spalle possono essere un appoggio sicuro per tante persone che stanno cadendo, esattamente come la Chiesa dell’affresco.
Diventare frati significa questo: dire a Gesù il proprio “eccomi”, come Francesco, per essere sostegno per tanti che sono deboli.


fr. Rocco Predoti

Prendi e parti per Assisi! "Duc in altum"


DUC IN ALTUM


Non attendere, prendi e parti per Assisi! Dal 30 Maggio al 2 Giugno 2015 l'occasione è buona, per sostare sui luoghi di Francesco con Francesco ed i suoi frati. L'occasione per condividere qualche giorno con i frati francescani in ascolto della voce di Gesù. Se hai tra i 29 ed i 35 anni quest'incontro è fatto per te...


PROGRAMMA:

Sabato 30 maggio:
15.00 Arrivi
18.00 Introduzione
19.00 Vespri

Domenica 31 maggio:
9.00 S. Messa in Basilica
Pellegrinaggio a San Damiano
Pranzo
Pomeriggio: Lectio Divina
18.00 Vespri in Basilica
19.30 Cena

Lunedì 1 giugno:
Lodi mattutine
Attività francescana in Assisi
Pranzo
Pomeriggio: attività francescana in Assisi
Cena

Martedì 2 giugno:
Lodi mattutine
Colazione
Pellegrinaggio al Vescovado
Pranzo
Partenze


NOTE LOGISTICHE
La proposta è rivolta a tutti coloro che hanno tra i 29 e i 35 anni; si svolgerà ad Assisi, ed è organizzata dal Centro Francescano Giovani Assisi, che si trova al Sacro Convento.
Le iscrizioni vanno fatte entro il 10 maggio 2015, o fino a esaurimenti posti. 
Posti disponibili: 65
Prossimamente verranno comunicati dettagli e altre indicazioni.
Per qualsiasi chiarimento e iscrizione, inviare un'email a: segreteria@giovaniversoassisi.it oppure a: francescanicalabria@gmail.com 

lunedì 27 aprile 2015

Preghiera della Mamma per la vocazione

                        Signore, mio figlio è “Frate Francescano
”
Prima ancora che egli nascesse Tu già sapevi che si sarebbe      consacrato a Te.

     Ti ha offerto la sua voce
dolce e suadente, le sue mani pure e benedicenti, il suo volto sereno che infonde speranza.

      Accogli Signore la mia
Preghiera e fa’ che lui possa
Trasfondere, sempre in tutti coloro
Che incontrerà,la luce e la serenità
Che sono forza e fede in Te, nostro
Dio e nostro Padre.

       Fa o Signore che la sua parola sia Amore vivo e vero, che
egli sia Pane sull’Altare nel
l’Eucarestia, che egli doni se stesso come acqua limpida nel Sacramento del
Battesimo e del Perdono.

       Sia benedizione per le famiglie che avvicinerà.
       Fa o Signore che semini copiosamente, qui o in terre lontane,
nei bimbi, nei giovani che vogliono conoscere la loro strada, in tutti, fratelli e sorelle la bontà del suo cuore come sempre ha fatto.
        Fa che io mi senta sempre a lui  vicina, con il sostegno della preghiera: nel Calice e nell’Ostia, da oggi e per
l’Eternità. Rendilo Signore perseverante
       e degno di essere Tuo Sacerdote. Ti prego ascolta è la preghiere di una
                   MAMMA  

venerdì 24 aprile 2015

Duc in altum - Week end giovani ad Assisi

WEEK-END GIOVANI ADULTI
30 MAGGIO - 2 GIUGNO 2015

DUC IN ALTUM



PROGRAMMA:

Sabato 30 maggio:
15.00 Arrivi
18.00 Introduzione
19.00 Vespri

Domenica 31 maggio:
9.00 S. Messa in Basilica
Pellegrinaggio a San Damiano
Pranzo
Pomeriggio: Lectio Divina
18.00 Vespri in Basilica
19.30 Cena

Lunedì 1 giugno:
Lodi mattutine
Attività francescana in Assisi
Pranzo
Pomeriggio: attività francescana in Assisi
Cena

Martedì 2 giugno:
Lodi mattutine
Colazione
Pellegrinaggio al Vescovado
Pranzo
Partenze


NOTE LOGISTICHE
La proposta è rivolta a tutti coloro che hanno tra i 29 e i 35 anni; si svolgerà ad Assisi, ed è organizzata dal Centro Francescano Giovani Assisi, che si trova al Sacro Convento.
Le iscrizioni vanno fatte entro il 10 maggio 2015, o fino a esaurimenti posti. 
Posti disponibili: 65
Prossimamente verranno comunicati dettagli e altre indicazioni.
Per qualsiasi chiarimento e iscrizione, inviare un'email a: segreteria@giovaniversoassisi.it oppure a: francescanicalabria@gmail.com 

domenica 22 febbraio 2015

Su, riprendi a scrivere !!!

Su, riprendi!!!
Questa la voce che mi ha fatto pensare che forse la voce di un'Altro mi sta chuedendo, perchè per la voce di altri passa sempre la voce dell'Altro Paterno.
Riprendo a scrivere dopo più di un anno, rispetto a tanti mesi fa mi sento come una matita logora, spuntata, di quelle che trovi in fondo ad un borsellino. Una matita mangiucchiata dai denti della vita, consumata ma matura.
Avevo lasciato la penna virtuale per scrutare meglio quei giorni misteriosi nei quali Lui si fa presente. Mi preparavo ad un momento importante vissuto lo scorso 7 Settembre ad Amantea. Il giorno della Professione Solenne dei voti.

Non un traguardo raggiunto, ma una coscienza di chi sonoo io e chi è Lui. Io a terra, sconfitto, senza armi ed onore, Lui trionfante in Croce. Mesi di piedi nudi e strade deserte, già in questa domenica con Gesù nel deserto. Che ci fà il Re del cielo in un deserto? forse si siede accanto a me, ai tanti che popoliamo questo deserto.
Ecco cosa sono, un frate professo solenne, recita la dicitura giuridica. Ma nel cuore sta scritto: Povero incapace capace solo di far danni che proclama questo solennemmente dinanzi a tutta la Chiesa. Pertanto, mi affido a Lui che è capace di far qualcosa di buono per me e per gli altri.
Perciò, eccomi qui, a camminare per queste vie di Assisi, che sono diventate le vie della mia vita. A riprendere a scrivere, ad essere obbediente al consiglio di ieri davanti ad una cioccolata calda.
Deserto strano, quello con il quale iniziamo la Quaresima. Già, all'inizio della Quaresima il perbenismo cristiano depositato come catrame nei nostri cuori inizia a ribollire e ci fa dire: "fai veder a quel Gesù che anche tu riesci a macerarti di astinenze come Lui, che non è il solo ad esser capace di sacrificarsi, arriva a Pasqua con la carta punti-fedeltà con 40 punti-digiuno e digli: vedi cme sono bravo?" Ma Lui stravolge le carte e parte da luogo del fallimento: il deserto. Troppo affollato ma vuoto: il deserto dentro le nostre città, dentro le nostre teste. Quaresima sia... da falliti rimettiamoci in marcia. Lui ci offre la mano... afferriamola!!!

fr. Rocco Predoti



domenica 4 marzo 2012

Andate in tutto il mondo e…annunciate il Vangelo.


Tanto tempo è trascorso dal giorno in cui Gesù affidò tale compito ai suoi discepoli, ed oggi esso è quanto mai attuale.
Su quest’invito da allora son state attraversate frontiere, culture, nazioni, non c’è angolo  della terra che non abbia conosciuto l’annuncio della Buona Novella.
Si è sempre avuto a cuore di trasmettere quanto si è ricevuto ed anche frate Francesco avvertiva l’esigenza di trasmettere quel Vangelo che gli aveva trasformato la vita, mosso da ciò partì per le terre del Medioriente ed invitò i suoi frati a fare altrettanto.
Otto secoli che i frati francescani continuano l’ardente desiderio di Francesco di annunciare la bellezza del Vangelo ed ancora oggi attuano tale desiderio nelle  diverse missioni nei cinque continenti arricchendo le chiese locali con il carisma francescano conventuale, favorendo lo scambio tra le antiche e le nuove presenza dell’Ordine mediante un mutevole aiuto, incontrando Cristo nel volto di ogni persona.
Anche in Assisi, tra le diverse attività realizzate dai  frati, se pur in loco viene vissuta la missionarietà dal Centro Missionario che  si pone l’obiettivo di promuovere e far conoscere le opere missionarie dell’ Ordine ai pellegrini e turisti che transitano dinanzi alla nostra porta d’ingresso situata sulla via principale di Assisi ad opera dei chierici del Seminario “ Franciscanum”.
Per mezzo di stand, foto, oggetti provenienti dalle diverse terre di missione vengono illustrate le realtà missionarie, si collabora anche ad una raccolta fondi ma oltre a queste attività ne emerge un’altra molto importante strettamente legata con la promozione missionaria.
Oserei chiamarlo “Ascolto missionario”, ovvero accogliere l’esigenza di tante persone che, sostano presso il Centro per vedere la Mostra Missionaria, chiedono informazioni varie sulle missioni, sulla realtà dell’Ordine, sulla nostra identità da consacrati  e ci parlano dei loro dubbi, delle loro situazioni quotidiane, chiedono di essere semplicemente ascoltati, come un giorno piovoso di questo inverno, quando per le strade di Assisi non passava nessuno, entra nel Centro missionario una ragazza che, raccontando della sua vita, manifestava il desiderio di offrire la sua preparazione medica in terra dei missione a coloro che non hanno nulla e basta poco per renderli felici lamentando che la nostra gente  spesso soffre d’insoddisfazione riguardo alle cure mediche; in un pomeriggio piovoso abbiamo permesso al Vangelo di continuare la sua efficacia dando senso ad una persona che il senso della vita rischia di perderlo.
Allora mi accorgo di non essere troppo distante dall’attività dei nostri confratelli,  ci ritroviamo ad essere in contatto con gente sconosciuta ma che immediatamente diviene familiare, gente da ogni parte d’Italia e del Mondo con un movimento invertito rispetto ai missionari, ovvero è la gente che viene da noi, forse attratta da quel poco di semplicità in più che basta a renderci diversi da tutto ciò che circonda la vita quotidiana.
Gente assetata di verità, di giustizia, di pace ma soprattutto gente assetata di Dio che vede il nostro essere “segno” della sua presenza nel mondo ed ha esigenza di trovare nel nostro stile di vita, nel nostro carisma francescano  un rimando ad una realtà migliore e diversa da quella faticosa, apatica e quotidiana.
Essere missionari, se pur fermi ad attendere i pellegrini, ciò dimostra come la missionarietà vada ben oltre l’andare fisico, questo viveva già la Patrona delle Missioni Santa Teresina di Gesù monaca carmelitana che visse la sua missione nella piccola clausura di Lisieux.
Ecco in poche parole la sintesi non tanto di ciò che facciamo, ma di ciò che siamo, in quanto si fa ciò che si è, e noi siam ben contenti di essere “Ascoltatori Missionari”, testimoni del Vangelo, testimoni d’Amore .

Fr. Rocco Predoti
Fr. Anton Giulio Vacanti








giovedì 22 dicembre 2011

Natale con altri occhi... un'esperienza francescana dalla turchia


Da piccolo mi sembrava normale vivere il Natale in Turchia tra 70 milioni persone che non conoscevano il significato della festa.
“Turchia, il paese dove è sempre inverno ma mai Natale,” mia madre amava dire, citando il libro Le Cronache di Narnia, dove un paese intero vive sospeso in un inverno eterno.
Sebbene questa frase non si riferiva alla realtà Turca (vivevamo estati bellissime in Turchia), descriveva bene il modo con cui noi cristiani passavamo l’inverno in Turchia. Negli anni ’90, quando la mia famiglia si è spostata là per lavoro, i cristiani erano circa 100.000, meno dell’1 % della popolazione. Per la maggior parte della cultura turca c’era l’inverno (ovviamente con le proprie feste molto belle), ma non il Natale.
In quegli anni a Istanbul l’influenza della cultura consumista occidentale iniziava a farsi sentire nella forma di addobbi natalizi, senza però la presenza di Cristo. Luci rosse e verdi e uomini vestiti da Babbo Natale spuntavano fuori da ogni centro commerciale. La gente iniziava a comprare e decorare alberi di yılbaşı (capodanno). Per loro, la festa di Noel (Natale) e quella di capodanno erano la stessa cosa.
In questa atmosfera di un Natale “areligioso” il presepe montato sulla finestra del nostro appartemento al quarto piano, aquistava un nuovo significato, quello della testimonianza.
In modo molto più ampio, la Basilica di Sant’Antonio, posizionata lungo la strada pedonale principale della città di Istanbul rimane una delle poche testimonianze visibili del vero significato del Natale. Prendendo ispirazione dal loro fondatore San Francesco che attuò il primo presepe vivente nell’anno 1223 a Greccio, i frati francescani conventuali che vivono a Sant’Antonio hanno costruito presepi sempre più grandi negli ultimi anni. Gli addobbi natalizi hanno catturato l’attenzione dei giornali nazionali che hanno riportato articoli e foto delle decorazioni.
L’attenzione dei media fa sì che ogni anno la veglia di Natale è strapiena. Vengono non solo pellegrini di passaggio e i fedeli delle piccole comunità cristiane africane, filippine, italiane e turche che vivono a Istanbul, ma anche centinaia di ospiti musulmani, compresi giornalisti, personaggi famosi ed anche gente semplice, curiosa di vedere come i cristiani festeggiano. La liturgia viene celebrata in inglese, turco ed italiano con un coro di filipini che anima il canto. Alla fine della Messa si porta in processione il bambino Gesù alla mangiatoia nel presepio. Seguono poi balli e canti della comunità africana.
Credo che l’inverno senza Natale regala a noi cristiani in Turchia una consapevolezza particolare, cioè quella di partecipare al mistero dell’incarnazione, festeggiando la nascita di Dio come bambino in un paese che non lo conosce.  In questo modo diamo carne alla verità che Dio è diventato uomo.
Infondo questa è la realtà che vive ogni Cristiano, in qualsiasi paese che si trovi. Abbiamo la possibilità di incarnare Cristo nelle nostre feste questo Natale. Riportiamo il Natale dentro l’inverno!

martedì 20 dicembre 2011

Dinanzi al Presepe, si accende la luce della chiamata.



Negli scritti di Francesco, riguardo al Natale di Gesù, si trovano espressioni che denota tutto il suo coinvolgimento personale, che esprime così:

Ecco ogni giorno Egli si umilia come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine, ogni giorno egli viene a noi in apparenza umile.(Ammonizioni 1)

In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia, nella notte si è udito il suo cantico… Rallegriamoci ed esultiamo, poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato e per noi è nato, lungo la via e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo.             ( Ufficio della Natività).


Si nota come quando Francesco, pensava al Mistero del Natale, comprendeva di trovarsi dinanzi al Mistero per eccellenza dell’Incarnazione e di esso ne comprendeva tutta la sua grandezza e misteriosità lasciandosi avvolgere ed interrogare da esso. Direi meglio lasciandosi chiamare da esso.
Nell'umiltà del Bambino divino che nasce nella povera mangiatoia avvertiva la propria vocazione ed a tale umiltà si è conformato così in pieno che, una leggenda, lo vuole far nascere nelle stesse condizioni di Cristo, in una stalla. Tale umiltà lui, l’ha fatta diventare il modello della sua chiamata a seguire Cristo povero e Crocifisso che già, al suo nascere, si presenta come colui che “discende” nel seno della Vergine.
Di questa discesa umile Francesco rimane talmente affascinato che diventa il suo stile e progetto di vita, una povertà non in quanto tale ma come condizione più simile a quella di Cristo.
Francesco compie il primo passo della sua chiamata rispondendo al “Seguimi”, di Gesù come fece Filippo e prima di lui Andrea, Simon Pietro e poi Natanaele e tutti gli altri dove prima del primo passo sono stati colpiti dallo sguardo partito dal cuore innamorato del Maestro.
Lo sguardo su Francesco si è posato durante la sua vita quotidiana, accorgendosi di Cristo che passava nella via della sua vita scendendo fino a lui e guardandolo nell’intimo del suo cuore.
Francesco capisce che non può più fare a meno di Cristo, ritrovandosi il cuore gonfio d’Amore che lo spingerà a lasciare tutto.
Potremmo definire la chiamata degli apostoli, di Francesco, la nostra stessa chiamata  una “chiamata natalizia”, perché ad ognuno lo sguardo di Cristo disceso fino a noi, ha acceso una luce, molto più forte delle tanti che accendiamo per gioire di questa festa le quali ci rimandano ad essa, Cristo che nasce nella miseria delle nostre vite, rendendoci  sede regale come rese la grotta di Betlemme, la più umile delle città.
Nella miseria della sua vita perciò Francesco non ha trovato i propri fallimenti, dolori, delusioni ma ha trovato il Messia come l’apostolo Andrea è corso a dire al fratello Simone, come il contadino che trova il suo tesoro, come il giovane che trova il suo amore, come il cercatore che trova la meta, oserei dire come ognuno cerchiamo la nostra vocazione, il senso per la nostra vita e trovato scopriamo come l’Amore di Dio ci inchioda con la sua seduzione facendoci divenire discepoli di questo Amore, discepoli di questa fiamma che arde, annunciatori umili della sua umiltà sublime come i pastori corsero ad annunziare ciò che avevano visto di meraviglioso nell’umiltà del presepe.
Francesco sceglie di lasciarsi amare dalla misericordia di Cristo umile incamminandosi in questo cammino di umiltà che lo porterà a trovare il Bambino che “nasce lungo la via”. Questa definizione che si trova in Francesco pone l’accento sull’assenza di dimora di Cristo e come lui Francesco sceglie di vivere con lui lungo questa via della vita, sceglie di lasciarsi amare lungo le vie insicure del mondo con la sola sicurezza dell’Amore di Cristo che mai gli sarà portato via, uno sguardo che continuerà ad essere intenso quanto più intenso sarà lo sguardo del chiamato che risponde ad esso.
Nella visione del presepe di Francesco, vediamo accendersi la luce di Cristo che chiama, come i pastori, come i magi, come gli apostoli, come Francesco, anche noi a lasciarci guardare, a lasciarci amare, a progettare la nostra vita sulla continua accensione di questa lampada con il nostro assenso incondizionato e fiducioso al suo Amore, partendo anche noi senza indugio.

Fr. Rocco Predoti

sabato 17 dicembre 2011

Verso il Natale... lo stupore di Francesco


Ormai, pochi giorni ci separano dall’evento del Natale, vogliamo avvicinarci a tale mistero con l’animo simile a quello di Francesco.
Un animo pervaso dallo Stupore, generato dall’incontro con la realtà dell’Incarnazione, del Dio fatto  carne in un bambino.  Un evento passato alla storia come l’invenzione del Presepe, ma l’intento di Francesco non era quello di proporre un rito che, fino ad oggi affascina e ci avvicina alla nascita di Gesù, semmai quello di vedere con i propri occhi le condizioni di indigenza nelle quali si degnò di Nascere l’Altissimo, infatti al suo compagno giunto a Greccio così disse:  “vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello".
Francesco aveva bisogno di vedre con i propri occhi, bisogno di fare esperienza di Cristo, esperienza con il proprio corpo, voleva gustare in pieno del mistero dell’Incarnazione, non voleva sciuparlo, voleva imprimerlo nella mente.
A, noi, l’occasione di gustare nel mistero del Natale l’incarnazione che viene rivissuta nel Natale, per ricordarci che Cristo è venuto ad abitare con noi, ma soprattutto in noi, nei nostri gesti. Accorgiamoci di chi sta accanto a noi, di colui che passa per la nostra vita, di colui che ci ricorda quel bambino a Betlemme bisognoso di un sorriso, una carezza, un’attenzione. Riscopriamoci chiamati alla realizzazione più grande dell’uomo, alla santità, osando tendere al ritorno pieno del nostro essere uomini e donne, al nostro essere persone amanti. Riscopriamo l’Amore in questo Natale, perché per Amore Dio si fece uomo, perché per Amore noi diventeremo pienamente uomini e donne.
Amiamo senza stancarci, amiamo senza arrenderci, amiamo perché è Natale, amiamo perché siamo amanti.
Buona preparazione al Natale…
                                                                       Fr. Rocco Predoti

sabato 10 dicembre 2011

Verso Il Natale, con gli occhi di Francesco


Dalle Pagine della Biografia di S. Francesco scritta da Tommaso da Celano, leggiamo cosa Francesco desiderava nel realizzare il primo presepe, quale Amore lo ha spinto a concretizzare in quell'atto le sue aspirazioni...

La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore
la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo

Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.


A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore.

C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carn

e. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: "Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il

Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo

E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fin

e Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponen

ti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore

celeste lo chiamava "il Bambino di Betlemme", e quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva "Bambino di Betlemme" o "Gesù", passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.

Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne


che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute

Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con

amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.

mercoledì 23 novembre 2011

Attendere, = Esigenza d'Amore

Mi permetto di rubare l'espressione da Don Tonino Bello, adattandola un pò: Attendere = Esigenza d'Amare.
Il termine Attesa ed il corrispettivo verbo già iniziano a risuonare attorno a noi mentre ci si prepara ad iniziare la prossima domenica il periodo liturgico che ci ricorda di essere in una continua proiezione verso Colui che attendiamo, il Cristo che verrà per giudicarci con un giudizio di misericordia.
Un giudizio di misericordia, fa pensare all'assoluta novità del giudicare di Dio, la misericordia, un metro che esce da ogni sistema giuridico umano dove la base del diritto è la giustizia.
La Giustizia d'Amore, oserei dire, dove a ciascuno di noi è riservata la parte dell'amato dinanzi al quale l'Amore     si rivela come Misericordia, si  rivela come perdono; ecco il senso profondo dell'attesa dell'Avvento dove è riduttivo pensare tale tempo come una semplice preparazione al Natale, ma il periodo dell'Attesa. 
Attendere quindi, è una esigenza dell'Amore, non un semplice aspettare dove la presenza del lento presente può arrecare noia o impazienza ma attesa, proiezione della gioia che il prossimo incontro ci porta. 
Si aspetta l'autobus, l'inizio delle lezioni, una graduatoria, un risultato d'esame, ma si attende l'innamorata con un mazzo di rose in mano, magari sotto l'acqua, magari a far figure da cretino ma il presente non pesa perchè la gioia di incontrarla, di un solo sguardo, di una sola parola vale molto di più dell'attesa.  
Che bellezza attendere, ha un gusto unico, ti mette in bocca il sapore di ciò che non si ha, ma come se già lo avessi, attendere ti fa comprendere il valore che dai a ciò che aspetti.
Purtroppo l'Attesa di Cristo è ormai stata relegata tra due poli deleteri: l'indifferenza, considerandola lontana e la fobia di chi vede scenari apocalittici prossimi ad abbattersi sulla terra. 
Ma l'Amore non è apocalittico nè lontano, esso è vicino e dolce, ha l'aspetto di uno sguardo, la sensazione di un abbraccio, il desiderio di un incontro. Attendere di incontrare Colui che dona la sua vita per me solo perchè mi ama, quale desiderio più alto e nobile. 
Riprendiamoci il gusto di attendere, di attendere a cose molto alte e nobili come l'Amore, riprendiamo a considerare l'Amore nella sua lentezza di ritmi attendendo, uscendo un pò dalla frenesia che ormai ci toglie il bello dell'attesa e ci rende snervanti quando dobbiamo aspettare, un autobus, un treno, o persino 2 secondi per un download. Riprendiamoci il gusto di attendere, per scoprire di essere ricchi di ciò che la natura ci dona ma sopratutto delle persone che ci stanno attorno. 
Riscopriamo l'attesa dei fidanzati, l'attesa del matrimonio, l'attesa del figlio, riscopriamo l'attesa per riscoprirci esseri animati dall'Amore, per riscoprire la nostra viva umanità, riscopriamo l'Attesa preludio all'Amore. Riscopriamo l'Amore. 
             fr. Rocco Predoti

domenica 20 novembre 2011

Memorie di Missione - Pavia 5-12 Novembre


Quando siamo arrivati alla stazione di Pavia, Sabato 5 novembre, non soltanto c’era un forte temporale ad accoglierci ma anche delle buone persone che erano venuti per accompagnarci nelle rispettive Parrocchie dove avremmo svolto la Missione Popolare. Siam partiti in cinque dal Seminario “Franciscanum” di Assisi: fr. Vincenzo Giannelli, fr. Rocco Predoti, fr. Josef Pace per andare nella Parrocchia S. Maria di Caravaggio, mentre fr. Alfonso Di francesco e fr. Christian Borg nella Parrocchia S. Mauro.

Noi che siamo andati nella parrocchia S. Maria di Caravaggio all’arrivo siamo stati accolti dal Parroco Don Carluccio Rossetti che ci ha accompagnati nella Chiesa Cattedrale per ricevere il mandato missionario dal Vescovo della città di Pavia.

Ci è stato consegnato il Vangelo anima della Missione: Le parole che Gesù pronuncia quando incontra Zaccheo(Lc 19, 1-10) Oggi voglio fermarmi a casa tua.

Si è rivelato veramente essere l’anima della missione per noi che siamo stati chiamati ad essere missionari, entrando non solo nelle case ma anche nel cuore di tantissime persone per fare semplicemente una visita come lo è stato per Zaccheo, una visita che ha poi cambiato la sua vita.

Una calorosa accoglienza ci è stata riservata alla messa domenicale quando siamo stati presentati a tutta la parrocchia insieme agli altri missionari: Fr. Simone Tenuti, fr. Giambo Scalabrini, Sr. Ester, Sr. M. Dolores e Sr. Rosaria. Da quel momento in poi i cuori dei singoli parrocchiani ci han fatti sentire parte di loro, hanno preparato il terreno perché il seme potesse essere seminato, a tal proposito vi era anche un vaso con del terreno dentro il quale son stati piantati dei semi di grano che poi nel corso della settimana hanno iniziato a tirar fuori i primi germogli.

Inviati ad entrare nelle case, estranei che vanno a bussare alle porte per portare che cosa? Un annuncio di pace rispondevamo, questo lasciava perplessi molti che si aspettavano il solito scocciatore che chiedeva soldi, ma soldi non chiedevamo, bensì entravamo nelle famiglie per dare un po’ del nostro tempo per ascoltare. C’era la necessità di ascoltare, famiglie dove si rimaneva ore ad ascoltare, famiglie che non sono ascoltate più da nessuno, che non ascoltano più nessuno, che non si ascoltano tra loro. Risuonava come un bene perduto e ritrovato quest’ ascolto, allora ci affidavano le loro difficoltà quotidiane, i loro dubbi e problemi, le loro malattie vissute spesso nel silenzio e nell’anonimato di chi condivide lo stesso condomino, vite che si spegnevano mentre a una parete di distanza la vita scorreva per altri versi.

C’era un urgente bisogno di sentirsi persona attiva che vive in una società che troppe volte relega l’uomo ad un numero.

Quanti sguardi incrociate, quante speranze sostenute, quante solitudini rese meno pesanti per qualche minuto con un sorriso una carezza. Questo era lo scopo della visita nelle famiglie, non c’era un invito né una proposta ma soltanto una visita con tutta la ricchezza che la sua semplicità può portare.

Famiglie incontrate anche nei centri di ascolto, bellissima realtà di piccola comunità domestica che fa respirare l’aria delle comunità cristiane delle origini dove ci si riuniva nel proprio ambiente vitale per condividere la Parola di Dio, dove al termine di una giornata diverse famiglie si riuniscono per ascoltare la Parola e condividere le proprie impressioni.

Ho visto gente aperta all’ascolto della parola, che da essa si lascia attraversare ed interrogare, capace di saperla leggere tra le righe del proprio vissuto quotidiano; famiglie capaci di Dio.

Abbiamo incontrato famiglie anziane, che raccontavano con gioia e soddisfazione del loro passato e con orgoglio facevano vedere le foto di figli e nipotini, ma anche famiglie giovani con le loro attese sul futuro e le tante domande lecite su questioni che interessano loro da vicino e le cui risposte non sempre vengono date nella piena verità.

È stato bello vivere insieme a tanti giovani, vivere una settimana con loro, nelle loro strade, nei locali che frequentano, ascoltarli e parlare o meglio chiacchierare con loro, perché anche un discorso apparentemente privo di particolare senso può rivelare l’interesse per la persona che sta dinanzi.

Giovani e ragazzi incontrati anche nelle scuole, con gli occhi pieni della loro vita, occhi pieni di gioia, una gioia a volte, nei più piccoli portata via dagli interessi di felicità dei grandi.

Era bello star nelle classi die più piccoli, ascoltare le loro domande, apparentemente buffe ma piene di tutta la loro curiosità e vivacità, curiosi di conoscere Gesù, frate Francesco e di incontrare persone insolite come un frate o una suore. Curiosità viva anche nei ragazzi più grandi che desideravano conoscere Gesù, soprattutto l’autentico suo messaggio, dove si parla di Amore, amore vero. Ero meravigliato a vedere come ne rimanevano affascinati, lungi da ogni tentativo di proselitismo clericalizzante, ma semplice annuncio.

E Poi la splendida realtà parrocchiale dove si respirava l’aria di casa, la casa da cui trae la propria etimologia la parrocchia. Il Parroco aveva la parola giusta per ogni persona, non un prete d’ufficio ma un Buon Pastore di anime che si prendeva cura per ognun , e dico, ognuno dei propri Parrocchiani. Un uomo che ha ben capito cosa significa essere Parroco, non una persona seriosa, anzi… ma che veramente il suo donarsi non è retorica, e l’abbiamo sperimentato nel modo col quale ci ha accolti e trattati nella nostra settimana, grazie anche al valido aiuto del vice parroco don Riccardo e delle persone che ci hanno trattati nel migliore dei modi. A loro e a tutti voi, della Parrocchia Caravaggio va il nostro grazie per averci accolto e fatti sentire a casa, per averci amato e per averci ascoltato. Grazie di cuore a tutti voi….

Fr. Rocco

giovedì 3 novembre 2011

E Adesso... Andate a due a due x il mondo....


“Quale gioia star con te Gesù, vivo e vicino…..”, queste parole riecheggiavano ancora tra le mura vuote della Basilica Superiore di San Francesco dopo che i Giovani erano ripartiti.

Circa mille giovani da tutt’Italia son stati qui riuniti attorno a Francesco per il 32° Convegno Giovani verso Assisi. Mille volti, mille storie, mille strade percorse sin qui, un pellegrinaggio compiuto in contemporanea con quello di Benedetto XVI e i capi religiosi alla ricerca della verità.

Sono convinto che anche i nostri Giovani son venuti qui alla ricerca della verità, venuti da realtà dove si spaccia tutto per verità ma nulla riesce ad esprimerla; verità che sembrano avvolgere tutto ma poi svaniscono cm la nebbia che in queste fredde mattinate accoglieva i giovani nascondendo la realtà vera delle cose circostanti e solo più tardi si scioglieva rivelando le bellezze del paesaggio umbro.

La nostra cara società ci coccola e ci promette tante cose scintillanti, belle e attraenti ma spesso si legge nel volto di noi giovani la continua ricerca del verso senso delle cose, la ricerca di cose che durano, affetti saldi, amori infinti e assoluti.

Li ho visti cercare questo, la verità della loro vita, come Francesco, marciare contro tendenza, ascoltare il messaggio proveniente da uomini di Chiesa, uomini che parlavano di Dio.

Li ho visti stare in silenzio innanzi all’assurdo, innanzi all’Eucarestia, stare contro tendenza, ascoltare la voce del silenzio.

Li ho visti piangere, smuovere il loro intimo, pensare contro tendenza, ascoltando le profondità dei loro cuori.

Questo è Francesco, questa è la bellezza dell’essere cristiani, dell’essere giovani cristiani. Giovani che ridono, che piangono, che ballano, che si tengono per mano, che si emozionano, che si innamorano, che sperano, che credono in un domani più bello, un domani costruito da loro.

Ho avuto la bellissima gioia di poter stare con i giovani della mia regione, i giovani della Calabria.

Veramente ragazzi controtendenza che osano sperare in una terra dove la speranza le sembra non appartenere più, dove spesso dall’esterno si guarda con un occhio di disprezzo a volte di pietismo, dall’interno invece con commiserazione e rassegnazione.

Loro no, non avevano il volto grigio dei rassegnati, ma la luce di chi spera, di chi ama la propria terra e crede e vuole che ogni giorno sia migliore del giorno precedente. Giovani che amano Francesco perché con le cose semplici seppe cambiare il mondo.

Vi confido che io credo nei nostri giovani, credo che sapranno rendere più bella la nostra Calabria che già è bella…

Ora è rimasta un Assisi vuota, Assisi che al mattino quando la nebbia si scioglie non rivela più i loro colori allegri, le loro risate, i loro volti gioiosi. Hanno lasciato un vuoto perchè hanno saputo riempire questa piccola cittadina...

Auguro a tutti voi, miei cari giovani o compagni, di poter sempre essere annunciatori di Gioia, testimoni della Bellezza che sorge nei vostri cuori e di poter sempre gridare…. In eterno canterò Allelujà, tu sei fedeltà Signor, Tu eterna novità.

Fr. Rocco

domenica 23 ottobre 2011

Il Papa e le altre Religioni....pellegrini della pace..ad Assisi



Così Assisi si prepara al Pellegrinaggio del papa con i delegati delle altre religioni mondiali e con alcuni non-credenti...





Saranno 176 gli esponenti delle diverse tradizioni religiose non cristiane e non ebraiche che parteciperanno all’incontro interreligioso di Assisi il prossimo 27 ottobre.

I numeri dell’imminente Giornata di Riflessione, Dialogo e Preghiera per la Pace e la Giustizia nel Mondo “Pellegrini della Verità, Pellegrini della Pace” sono stati illustrati questa mattina in Sala Stampa Vaticana, da monsignor Pier Luigi Celata, segretario del Pontificio consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Dei 76 leader che hanno confermato la presenza, 4 sono in rappresentanza delle religioni tradizionali di India, Africa e America.

Ad Assisi parteciperanno 18 esponenti delle religioni del subcontinente indiano, tra cui, 5 personalità indù con due accompagnatori: tra queste figura Rajhmoon Gandhi, già presente alla Giornata del 1986. In totale saranno 3 jainisti, 5 sikh, 1 zoroastriano e, per la prima volta ad Assisi,1 bahai.

Tra le altre religioni asiatiche saranno presenti 67 buddisti provenienti da Corea del Sud, Sri Lanka, Myanmar, Cambogia, India, Singapore, Taiwan, Australia e, per la prima volta, dalla Cina.

Il Confucianesimo avrà tre rappresentanti, di cui un capo-delegazione e due accompagnatori, tutti provenienti dalla Corea del Sud.

Il Taoismo avrà anch’esso tre rappresentanti, di cui un capo-delegazione e due accompagnatori, tutti da Hong Kong.

Due delegazioni shintoiste arriveranno dal Giappone per un totale di 17 partecipanti. Sempre dalla terra nipponica giungeranno 4 diverse denominazioni delle Nuove Religioni per un totale di 17 partecipanti.

“La partecipazione dei musulmani – ha commentato mons. Celata - è risultata, indubbiamente, condizionata da alcuni fattori, sia per il numero che per il livello di rappresentatività, come la situazione socio-politica in diversi Paesi arabi a forte maggioranza musulmana del Medio Oriente, del Nord Africa e del Golfo”.

Complessivamente, comunque, i rappresentanti dell’Islam di Africa, Europa, America e Asia occidentale saranno 48 e provenienti dai seguenti paesi: Giordania, Israele, Egitto, Libano, Algeria, Marocco, Iran, Turchia, Arabia Saudita, Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Azerbaigian, Tajikistan, Regno Unito, Francia, Italia, Portogallo, Stati Uniti.

Il numero di musulmani è in crescita rispetto alle edizioni della Giornata di Assisi del 1986 (11) e del 2002 (32). Il prossimo 27 ottobre saranno in totale 50.

Dall’Asia Merdionale e Sud-Orientale arriveranno altri 12 musulmani (5 personalità e 7 accompagnatori) provenienti da Pakistan, Bangladesh, Thailandia ed Indonesia.

Sul fronte delle chiese cristiane non-cattoliche, don Andrea Palmieri, incaricato della Sezione Orientale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani, ha annunciato l’arrivo ad Assisi di 31 delegazioni.

Per le Chiese d’Oriente saranno presenti 17 delegazioni. Il Patriarca Ecumenico, Bartolomeo I, guiderà la delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

Parteciperanno alla Giornata di Assisi anche l’arcivescovo di Tirana, il Metropolita di Astana e Kazhakistan, in rappresentanza del Patriarcato di Mosca, oltre ai rappresentanti della Chiesa armena e di quella sira malankarese e di quella Assira d’Oriente.

Tra le chiese riformate d’Occidente figureranno, tra gli altri, i leader della comunità anglicana (arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams), della Federazione Luterana mondiale, della Comunione Mondiale delle Chiese Riformate, del Consiglio Metodista Mondiale, dell’Alleanza Battista Mondiale, oltre a un Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Tra le comunità ebraiche parteciperanno delegazioni dell’International Comittee on Interreligious Consultation, del Gran Rabbinato d’Israele, e della comunità di Roma, nella persona del Rabbino Capo, Riccardo Di Segni.

È stato invece monsignor Melchior José Sanchez de Toca y Alameda, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, ad annunciare i rappresentanti dei non-credenti: Julia Kristeva, psicanalista e filosofa franco-bulgara, allieva di Michel Foucault, Jacques Derida e Roland Barthes; Remo Bodei, professore di Filosofia all’Università di Pisa; Giullermo Hurtado, filosofo dell’Università messicana UNAM; Walter Baier, economista marxista austriaco.